- - L'OPINIONE - L'Istituto di studi rinascimentali stenta a sopravvivere Ci rassegniamo a considerarlo come fa il governo un ente inutile? Quadra, sintesi. La spasmodica attesa dei prossimi provvedimenti avvolti ancora nelle nebbie del dubbio sta per squarciarsi e, balzando fuori dal suo bunker di palazzo Grazioli B., novello Mandrake, esulterà ricordando al popolo d'aver raggiunto la sintesi, mentre un poco ammaccato Bossi proclamerà la sua quadra. Il virus delle parole d'ordine sta producendo effetti d'assuefazione mai prima raggiunti. Quando poi un mezzo busto televisivo meno impastoiato di tanti suoi famosi colleghi ha usato la parola più ovvia e più giusta: accordo, non si è capito più nulla. Nel frattempo a difesa di una lingua italiana sempre più scollata da questa specie di balbettio surreale, alta e nobile si è alzata la protesta di chi ancora si riconosce nella difesa di una lingua nazionale la cui preservazione e tramando è affidata all'Accademia della Crusca. E questo sul Domenicale del Sole 24 ore non su una rivista specializzata. Ente inutile dunque la Crusca come inutili sono diventati decine di altri enti, accademie, associazioni che con rigore, umiltà e senso civico hanno difeso la cultura italiana e la sua espressione, la lingua italiana. Il massimo musicologo italiano, Quirino Principe, dalle pagine dello stesso quotidiano, recensendo un bellissimo libro su Berlioz di Olga Visentini ribadiva che la nostra incapacità di afferrare la memoria storica che sta per sfuggirci per sempre, dopo aver rottamato le lingue antiche, ora si accanisce su quelle moderne che sono l'identità di un popolo e di una nazione «che è diventata torsolo di mela secco e ammuffito». Quando Tremonti usa un termine inglese per definire i mostri che ancora si aggirano nell'economia mondiale a chi si rivolge? A quei pseudo giovani che sono vittime due volte: di una cultura ridotta a schema, a bignamino, a pretesto per aprire Google e che vengono schiacciati poi nel tentativo di affermarsi, muniti solo dalla povertà della loro formazione. Come se parlare correttamente italiano fosse non tanto un dovere ma un inutile make up (tanto per stare in tema con la lingua inglese non più di ascendenza shakespeariana). Un discorso da vecchio il mio e lo capisco anche se i giovani baldanzosi rappresentanti politici (che non hanno meno di 50anni) da questi problemi sembrano supremamente lontani. E' questo il nuovo? Oppure si dovrebbero consapevolmente reimpostare le premesse di una nuova stagione politica anche passando per la difesa di una lingua che sempre più sta perdendo consenso e senso? Basta frequentare Facebook per accorgersi che le risposte anche le più sensate stentano a concretizzarsi e hanno bisogno di un dialetto o di una lingua gergale per essere comprese o diffuse. Passa da qui l'aggancio al territorio? O è un ulteriore trucco? Da sempre ci hanno insegnato che il dialetto era quasi sempre la lingua dei potenti: il veneziano parlato dalla classe nobiliare e dai gondolieri, il romano dai cardinali e dal popolo, il napoletano dalla aristocrazia e dai lazzaroni, il siciliano dai gattopardi e dai contadini. Ora la Lega parla in dialetto e s'impone e impone la sua dialettalità alla nazione. Una cultura linguistica dunque che si sta rivelando soggetta alla dizione di "inutile" come gli istituti che l'hanno protetta. A Ferrara l'Istituto di studi rinascimentali equiparato dalla legge alle istituzioni statali di ex categoria A (come l'accademia della Crusca o quella dei Lincei) stenta e fatica a salvarsi nonostante la disponibilità della Provincia e del Comune soci dell'Istituto. Venendo meno l'aiuto, anche etico, dello Stato una grande istituzione che ha prodotto cento volumi di cultura e di lingua italiane, famosa in tutto il mondo, punto di riferimento per lo studio del Rinascimento, secondo solo all'Istituto nazionale di Firenze, langue e affievolisce la sua voce scientifica anche se eroicamente difesa da tutti gli studiosi che da sempre offrono il loro contributo gratuitamente e grazie alla generosità del personale. Possibile che al di là dei soliti noti, nessun ferrarese sia interessato a salvare questo ingente patrimonio culturale? O ci rassegniamo a considerarlo come il governo "ente inutile"?