Cornicioni che cadono da antiche chiese, voragini che si aprono inghiottendo uomini e cose, vecchi palazzi che mostrano crepe inquietanti. Sembra lo scenario di un romanzo apocalittico, invece è quello che accade a Napoli con ormai preoccupante regolarità. Che la città traballi sul suo sottosuolo minato da innumerevoli caverne non è un mistero per nessuno, che ci sia bisogno di un'epocale operazione di sistemazione idrogeologica nemmeno. Ma si sa, a Napoli le emergenze sono tante, e quasi tutte croniche. Ora, poi, si sta provando a uscire dall'emergenza monnezza, crolli e voragini si affronteranno dopo. Una cosa alla volta, per carità! Tanto, non è che la città stia per sgretolarsi da un momento all'altro, almeno non pare. Certo, disastri e catastrofi non avvengono solo a Napoli, ma se l'uragano Irene avesse deciso di farsi un giretto da queste parti? Per prima cosa quasi nessuno avrebbe accettato di sgombrare, lasciando la propria casa in balia di ladri e saccheggiatori vari. E poi, cosa vuoi che sia la minaccia di un uragano, per giunta declassato, per gente abituata a vivere all'ombra di un vulcano che trattiene il respiro fingendosi una montagna qualsiasi? Robetta. Senza contare che basta un semplice temporale perché le strade si allaghino, i tombini saltino come tappi di champagne e, immancabilmente, qualcuno faccia naufragio con la propria auto nel solito stradone di periferia. Però, a parte il parallelo sul quale insistono Napoli e New York, qualcosa in comune le due città, pur tanto dissimili, ce l'hanno. Le bravate di quei ragazzi, ripresi da video trasmessi in tutto il mondo, che si esibivano in euforiche scivolate sui marciapiedi semiallagati della grande mela, non erano poi tanto diverse, nello spirito e negli schiamazzi, da quelle che avrebbero potuto fare i nostrani scugnizzi postmoderni. E neppure ci avrebbe meravigliato più di tanto, se qualcuno ne avesse approfittato per esibirsi in una sorta di sci nautico trainato da un'auto, come abbiamo visto fare a un giovanottone americano su una strada della metropoli. Se un uragano minacciasse Napoli subito si materializzerebbe dal nulla una miriade di venditori ambulanti pronti a rifornirci di torce di ogni prezzo, misura e capacità, stivali di gomma, scorte di acqua e cibo, insieme ai consueti ombrelli. A New York sono stati presi d'assalto i supermercati, qui fiorirebbero mercatini improvvisati con ogni ben di Dio: dalla pizza con l'impermeabile in regalo fino al canottino gonfiabile con in omaggio il termos per il caffè. Quanto alla paralisi dei trasporti, e quale sarebbe la novità? Nel traffico napoletano non è che ci si muova a tempo di record, e un autobus lo puoi aspettare anche per il tempo che ci mette un uragano a sgonfiarsi in una pioggerella primaverile. Insomma, da queste parti Irene non farebbe paura a nessuno. Anzi, strade deserte, lustrate dalla pioggia, sarebbero un diversivo al solito, trasandato caos cittadino. Comunque da noi un uragano vero no si è mai visto, e con ogni probabilità mai si vedrà. Quel che si vede e si sente è il vento assillante della crisi, che al sud soffia con maggior forza, alternato a opprimenti arie di immobilismo secolare, al fetore dei traffici della camorra e del malaffare. Negli ultimi tempi, però, sulla città sembrano spirare venti nuovi, freschi. Sono quelli di chi cerca di tenerla pulita comunque, di lottare perla cultura della legalità, di fare ogni giorno il proprio lavoro il meglio possibile. Brezze leggere, ma che continuano a girare e rigirare sopra il cielo di Napoli. Hai visto mai che, dagli e dagli, queste tenui correnti diventino un vero e proprio uragano, tanto folle da spazzare via rassegnazione, fatalismo, autocommiserazione? Ormai nessun cittadino perbene è disposto a tollerare lo strapotere di una minoranza di delinquenti che, per quanto organizzata, sempre minoranza è. Certo, potrebbe essere solo speranzosa retorica, tuttavia qualcosa si muove nella città dei crolli che ultimamente, come non mai, sta prendendo coscienza delle sue miserie. Resta da capire se si tratta di un vento passeggero o di un benefico uragano. Dipenderà da quanti saranno quelli che smetteranno di sbuffare prostrati, per soffiare forte, e magari, una volta tanto, tutti insieme.