II museo delle pompe di benzina, anzi, delle stazioni di servizio, oggi è tutto qui, in un capannone di Palazzolo Milanese che fatica a contenerlo. Oggetti rarissimi che da soli raccontano una storia sono schiacciati l'uno contro l'altro, intrappolati, incellofanati. Se nessuno interverrà, finiranno in qualche ricco Paese arabo: il museo riprenderà vita ma un altro pezzo della celebrata fantasia e tenacia degli italiani finirà all'estero. Il signor Guido Fisogni spalanca il portone di metallo del capannone, guarda un angolo di insegna colorata appoggiata al linoleum e commenta: «Eccoli, sono seimila pezzi raccolti da metà anni Sessanta a oggi, distributori di nafta, ingrassatori, estintori, gadget, portachiavi, ditali. Tutto da solo, ancora adesso se trovo in giro un pezzo non riesco a frenarmi, devo averlo e restaurarlo». La storia del ragioniere brianzolo Guido Fisogni e della sua incredibile collezione nasce il giorno che si presenta alla Torre Velasca dove ha sede una grande compagnia petrolifera e chiede di parlare con il responsabile tecnico. Non ha appuntamento e per ottenerlo infila le popolari diecimila lire nella tasca del portiere. Diventa prima manutentore delle stazioni di servizio della compagnia, poi inizia a costruirle per tutta l'Italia e anche all'estero con estro e idee innovative. «Fin dal primo viaggio mi è venuta voglia di conservare i pezzi vecchi che trovavo, farli tornare agli antichi colori brillanti per attirare quei primi clienti affascinati dal progresso e dalla modernità. La pompa più antica che ho trovato, ravanando fino in America, è del 1905, ma a vederla oggi non si capisce neppure cosa fosse». Il museo è in realtà il viaggio lungo l'archeologia industriale, gli usi e le mode dell'ultimo secolo. Molti studenti di architettura, design e ingegneria vengono a consultare la collezione e il suo immenso archivio storico perfettamente ordinato che comprende 4mila disegni originali, studi meccanici, cartoline, foto e pubblicità di ogni epoca, relative al mondo del rifornimento. Questa raccolta unica al mondo, riconosciuta anche dal Guinness World Records, prima era esposta negli ampi locali dell' impresa del ragionier Fisogni. Nei corridoi erano allineati distributori di ogni tipo, perfino quello personalissimo di Benito Mussolini, disegnato dall' architetto Pagani, verde scuro in puro stile littorio, con la scritta verticale «benzina pura», in un' epoca di sanzioni in cui si viaggiava ad alcol di barbabietola. E poi misuratori di pressione, centinaia di latte d'olio di marche che non esistono più, e il primo autolavaggio: un ponte di metallo che spruzzava semplicemente acqua. C'era anche un tavolo enorme di cristallo con sotto una vetrinetta di pistole di distributori di ogni foggia. «L'ho fatto io ed era utilissimo durante le riunioni sindacali. Tutti si distraevano a guardare gli oggetti...», commenta. Ora Fisogni ha venduto l'attività, si occupa solo di seguire le pratiche amministrative per chi intende gestire una stazione di servizio. «Non ci sono più proprietari, solo le grandi compagnie si possono permettere le enormi spese di gestione in un mercato in cui il rifornimento si paga alla consegna, con il 70 per cento di tasse. I gestori guadagnano una miseria al litro, possono solo contare sui grandi numeri e quindi vedremo sempre meno le piccole pompe di paese». Insieme all'attività Bisogni ha dovuto smantellare anche il suo museo: «Ci vorrebbero 2mila metri quadrati per fare un'esposizione. Ho provato a mettermi in contatto con qualche istituzione pubblica, ma non ho ottenuto risultati, a parte qualche pezze» prestato al museo delle Mille Miglia aperto poche settimane fa. Continuo a prestare pezzi storici per film, come quello dei figli di Gassman e Tognazzi, e pubblicità, l'ultima quella della Tim con Naomi Campbell. Ma le scolaresche non possono più venire a visitarlo e anche gli studenti universitari hanno difficoltà a fare le loro ricerche in questo marasma inscatolato». Dice che le aziende petrolifere non vogliono sponsorizzalo perché ci son dentro tutte le marche possibili e immaginabili. «Ma mi è arrivata voce che una compagnia petrolifera stia progettando un mega museo del petrolio nei Paesi arabi. Se nessuno si farà avanti mi sa che la collezione finirà tutta lì».