Dovranno lasciare piazza del Duomo. Venerdì vertice in Comune con le associazioni Non più rinviabile l'apertura del cantiere per ristrutturare il museo Se ne parlerà, tutti insieme, già dopodomani. Ma una cosa sembra ormai certa: le bancarelle dovranno andare via da Piazza del Duomo. I lavori di ristrutturazione al Museo delle Sinopie non possono più aspettare. Da ottobre, secondo le prime indicazioni, potrebbe partire il cantiere. E le bancarelle dovranno andare altrove. E' un'operazione che coinvolge molte imprese. Sui circa 90 posteggi che insistono in tutta l'area di Piazza dei Miracoli, quelli interessati sono quasi 40, di fatto tutti quelli da via Roma fino all'arco di piazza Manin. Rompe gli indugi l'amministrazione comunale. La richiesta avanzata in questo senso dal tandem Opera Primaziale-Azienda ospedaliera non può più essere rinviata. L'edificio va sistemato, perchè dalla facciata si staccano pietroni (e questo è un pericolo per le bancarelle stesse) e perchè il tetto non svolge più la sua funzione (in pratica, piove dentro l'edificio). Per dopodomani a Palazzo Gambacorti è convocato un incontro che, formalmente, si chiama di "consultazione". Date le premesse, la riunione si preannuncia infuocata. Il sindaco Marco Filippeschi e l'assessore Giuseppe Forte (commercio e turismo) si misureranno con le categorie interessate: in questo caso non solo le associazioni dei commerciati, ma anche quelle dei consumatori ed i sindacati. Si comincia da posizioni distanti. Se sulla necessità di togliere le bancarelle da Piazza del Duomo non sembrano più esserci margini per tornare indietro, ricordiamo che la Confesercenti, sin dall'inizio, aveva affermato: «Non ci spostiamo di un centimetro». La prima controproposta dei bancarellai e delle loro organizzazioni era stata quella di scostarsi dal muro per consentire l'esecuzione dei lavori sulla facciata del museo. Un avanzamento di quattro metri verso la strada. Ma dal Comune si ribatte che non si può, per due motivi: uno è che il cantiere necessita del mantenimento di certe distanze per ragioni di sicurezza; il secondo è che lo spazio per il passaggio dei turisti resterebbe esiguo. Niente da fare, dunque. Inoltre, in base alle ultime rilevazioni dei tecnici in previsione dell'avvio dei lavori, l'intervento nel suo complesso durerà dai dodici ai diciotto mesi. Ormai non si parla più di soluzione temporanea, ma definitiva. In attesa di perfezionare il nuovo piano del commercio, ora solo abbozzato, e di chiarire meglio tutti gli scenari connessi al progetto Chipperfield (per il futuro dell'area del Santa Chiara dopo il trasferimento dell'ospedale a Cisanello) e al progetto delle caserme. Serviranno dunque tanta pazienza, buone doti diplomatiche e idee valide per cercare una sintesi tra posizioni differenti. Anche se le soluzioni non sono molte, tutt'altro, partendo dal presupposto che alle bancarelle dovrà essere trovata una collocazione con un flusso di turisti simile a quello attuale, all'interno della piazza. Le indiscrezioni parlano di una possibilità nei dintorni del parcheggio scambiatore di via Pietrasantina, dove si fermano i pullman turistici ed inizia il percorso che porta alla Torre. Ma anche di piazza dell'Arcivescovado, dove però i vincoli sarebbero troppi. Siamo nel campo delle ipotesi, da venerdì inizia il confronto vero. Finiti i tempi d'oro, adesso le affittano gli stranieri Da una decina di anni è diventato più difficile vendere le licenze per mancanza di acquirenti PISA. Estate rovente per le bancarelle di Piazza dei Miracoli. Non solo per il numero di turisti che le hanno prese d'assalto, visto l'ottimo risultato di presenze nella nostra città tra luglio e agosto. Ma anche per le polemiche sollevate dal caso delle mutande con la Torre come simbolo fallico e ora per la questione legata allo spostamento per i lavori al Museo delle Sinopie. Bancarelle che negli ultimi anni hanno cambiato fisionomia, soprattutto dal punto di vista dei gestori. Anche in Piazza dei Miracoli sono sbarcati operatori stranieri che hanno affittato le licenze dagli storici venditori di casa nostra. Ormai la percentuale di operatori, tra italiani e stranieri, è equamente divisa. Va detto anche che sono finiti i tempi d'oro in cui una bancarella veniva venduta a peso d'oro. Considerata l'incertezza sul futuro di queste attività, sono quasi una decina d'anni ormai che nessuno vende più la propria licenza, per mancanza di acquirenti. Si preferisce affittarla, magari agli stranieri (in larga parte cingalesi) che non hanno problemi a tenere alti ritmi di lavoro (in certi casi dalle 8 alle 20, no stop) e ad accontentarsi di incassi che sicuramente si sono ridotti nel tempo. Proprio tra questi operatori, nei mesi scorsi, è stato scoperto un vero e proprio racket, con tangenti e addirittura pestaggi per coloro che non stavano alla regola del pizzo, che ha portato in cella gli organizzatori. Tornando alle bancarelle, ricordiamo che si tratta di attività ambulanti e quindi soggette solamente alla Cosap (il canone comunale per l'occupazione del suolo pubblico). Le dimensioni di quelle in Piazza dei Miracoli (che sono proprio quelle destinate al trasloco per i lavori al Museo) sono di 2 metri per 4 metri e 10 centimetri, senza luce elettrica. I vecchi banchi mobili (quelli che occupavano i marciapiedi e l'area tra la Torre e la cattedrale) si sono trasferiti, negli anni del decreto Ronchey, nelle "piramidi" di via Cammeo. D.B. LAVORI ALLE SINOPIE GLI SCENARI Un futuro nell'area S.Chiara PISA. La questione delle bancarelle e il loro destino in prospettiva, al di là del trasferimento diventato ora necessario per i lavori al Museo delle Sinopie, si legano in maniera forte a due progetti determinanti per la Pisa del futuro, a loro volta strettamente connessi l'uno con l'altro: il progetto delle caserme e il progetto Chipperfield. La riconversione a fini civili di alcune caserme pisane è stata definita nell'accordo di programma del 13 luglio 2007 tra ministero della Difesa, Agenzia del Demanio e Comune. L'intesa prevede uno scambio: realizzazione di una nuova caserma a Pisa per il ministero della Difesa da una parte e riqualificazione urbanistica delle caserme Artale, Bechi Luserna e Curtatone e Montanara dall'altra. In particolare, l'area della Bechi Luserna, in zona Cittadella, nei progetti deve diventare la vera porta d'accesso turistico della città. Tanto che è prevista la realizzazione di un terminal turistico, con un grande parcheggio sia per bus che per auto, oltre che strutture ricettive e servizi di accoglienza. Su questa partita spunta ora un (piccolo) punto interrogativo, per effetto della manovra del governo e dei provvedimenti relativi all'alineazione del patrimonio pubblico. «La manovra è ancora tutta da verificare - commenta l'assessore all'urbanistica Fabrizio Cerri - e poi tutto deriva dall'accordo del 2007: la legge non dovrebbe proprio essere retroattiva. Consideriamo anche che è aperto un tavolo presso la presidenza del consiglio dei ministri, dal quale attendiamo una risposta sull'ultima ipotesi di accordo». Ovvero la disponibilità pubblica delle tre caserme in tempi rapidi, seguendo gli stati di avanzamento della costruzione della nuova caserma. Partendo dalla Bechi Luserna, poi, i flussi turistici, passando dai Vecchi Macelli, arriverebbero secondo i piani nell'area del Santa Chiara, come ripensata dal progetto dell'architetto inglese David Chipperfield, vincitore del concorso internazionale. Nel suo disegno, il tratto finale del muro dietro le bancarelle vicino piazza Manin dovrà essere abbattuto, creando un porticato che alla fine di via Nicola Pisano, all'altezza di via Savi, entrerà all'interno dell'area per terminare in Piazza dei Miracoli. E proprio sotto quel porticato è previsto che trovino posto le bancarelle. Il trasferimento dell'ospedale dovrà essere completato nel 2015.