L'assessorissima che non balla il ballo del mattone Paola Bernardo. Ritratto della avvocata che rischia di perdere l'urbanistica ora che arriva il Prg LIVORNO. Nella città dove il libeccio arrota talmente la "erre" che a Curzio Malaparte sembra una "elle" («Salutami Livolno»), la "erre" moscia di Paola Bernardo salta agli occhi come un marchio di fabbrica: né francese né sudtirolese, viene dritta su dal Sud. Un po' come quella di Renzo Arbore, ma con targa Cosenza. E' lì che lei è nata 48 anni fa: compleanno (10 maggio) nel giorno di san Cataldo vescovo, messo sugli altari per aver fermato una tempesta buttando in mare il suo anello. Ma a Paola Bernardo, assessorissima con delega-clou all'urbanistica (più commercio e turismo) in vista del nuovo piano regolatore, basterà gettare un anello davanti al Molo Novo per fermare questo benedetto tsunami politico su Palazzo civico? Difficile: anche perché qui da noi non s'era mai visto che un sindaco si riprendesse in mano tutte le deleghe della sua squadra. Difficile due volte: anche perché Bernardo è al tempo stesso pubblicamente arcistimata e difesa a spada tratta (finora) dai vertici Pd così come all'esterno del suo partito da Sel eppure non sta dentro né la (fragile) "nomenklatura" di partito né l'(arzigigolata) geografia delle correnti interne (figurarsi che al congresso si è schierata per il terzo polo di Ignazio Marino, senza neanche ambire a farne la leader). Nello studio di Batini Ma chi è questa "lady (quasi) di ferro" al ballo del Mattone? Professione avvocata, lavora come associata nello studio di Beppe Batini, ex cavallo di razza della Dc anni '70 in tandem con Mancusi e ora leader dei rutelliani di Api. Alle spalle una laurea a Pisa - manco a dirlo, con lode - sotto l'ala prima del prof. Azzena e poi del prof. Carrozza: fra contenzioso amministrativo, giurisprudenza urbanistico-edilizia e diritto di famiglia. Hanno preso un granchio anche osservatori, seppur di solito abbastanza acuti, che l'hanno raffigurata legata alla famiglia Fremura. Semmai, fa capolino da quella leva di giuristi "nati" al mestiere fra le speranze del clima di repulisti di Mani Pulite: impegno civile legalitario e associazionismo partigiano. E' lei l'anima di "Dare voce al silenzio degli innocenti" (che raggruppa le esigenze di giustizia dei familiari di vittime delle stragi); lavora alla "Casa della memoria" della Regione per accendere i riflettori sugli archivi della Commissione stragi. La leva giuridica del '63 "139" è il nome dell'associazione di avvocati e giuristi livornesi a difesa della Costituzione: c'è Paola Bernardo, c'è Stefano Taddia (ora presidente delle case popolari di Casalp). Parlano i simboli: a Palazzo Granducale la tiene a battesimo un tipo come Gherardo Colombo, ex magistrato-simbolo di Mani Pulite. L'avvicinamento alla galassia d'un Pd in gestazione dipende anche dall'amicizia personale di alcuni di loro con Elis Bufalini, allora coordinatore della segreteria Pd. Il rodaggio come assessore, Paola Bernardo - feeling giovanile per la Rete di Leoluca Orlando - l'ha fatto nella legislatura precedente: nell'estate 2008, il sindaco Cosimi le affida l'edilizia privata così da sgravare un po' Bruno Picchi e fare di lui il super-assessore. Per lei le rogne non tardano a saltar fuori: come i contestatissimi conguagli per le aree Peep. Come Castignoli "Costruire" Bernardo come assessore al Mattone è una operazione della quale, pure in casa Pd, tanti vedono le somiglianze con l'arrivo di un galantuomo come Paolo Castignoli agli inizi dell'era Lamberti (fra il febbraio '94 e il voto del '95): un messaggio di apertura a figure della società civile ma con pubblica stima di rigore. Allora c'era da assorbire il contraccolpo dell'uscita di Psi e Pri dall'alleanza al governo in città: nel bel mezzo della bufera di Mani Pulite nel resto d'Italia e dribblando la tentazione di tornare al monocolore ex-Pci. E adesso? Ora c'è sul tavolo il nuovo Prg da far partire: e - di nuovo cercando un segnale di rigore legalitario e apertura al di fuori degli apparati di partito - è a Paola Bernardo che nel giugno 2009 il sindaco Cosimi consegna la delega all'urbanistica, cioè le chiavi per metterlo sulla rampa di lancio. Suona come la consacrazione che ne fa una dei papabili per il dopo-Cosimi. In neanche due anni ha bruciato le tappe dell'ascesa: alla fine del 2007 è fra i fiori all'occhiello che il nuovo corso veltroniano mette in lista per l'assemblea nazionale Pd (ed è eletta); poi il primo round da assessore nell'ultima annata del Cosimi-uno (successivamente verrà il bis con il Cosimi-due); quindi il ruolo da capolista del Pd alle elezioni comunali. Beffata nell'urna Qui paga il primo scotto di essere una brillante professionista ma fuori dalla "pancia" del partito: finisce solo sesta nella "hit" delle preferenze Pd. Ora il Pdl affonda la lama: Bernardo ha litigato con tutti («compreso il segretario generale»). Con la caparbietà di chi ha gli strumenti tecnico-giuridici per reggere il confronto; con l'ingenuità di chi ha fatto la gavetta nelle aule giudiziarie anziché nelle sezioni di partito. Risultato: contro la solita gestione dell'urbanistica a colpi di varianti, variantine e variantone - dal piano per La Rosa negli anni '50 fino a oggi, idem anche in porto - l'altolà l'assessore Bernardo lo detta solo per l'ippodromo (ex Ceschina) ma per la Gran Guardia no. Possibile che il sindaco Cosimi abbia visto in Bernardo una figura che gli faccia ombra? Non dal punto di vista della popolarità (dato che Cosimi non può ricandidarsi sindaco), quanto semmai per i rapporti col Pd e con gli altri partiti che Bernardo stava cominciando ad avere in conto proprio anziché passare dal sindaco. Fatto sta che, a distanza di 16 anni, l'esperienza dell'urbanistica in mano a un "esterno" non può durare più di 16 mesi. Come per Castignoli.
LIVORNO. L'assessorissima che non balla il ballo del mattone
Paola Bernardo è un'assessorissima di Livorno con delega-clou all'urbanistica. È nata a Cosenza nel 1975 e ha studiato giurisprudenza a Pisa. Ha lavorato come avvocata e associata nello studio di Beppe Batini. È stata anche leader dei Rutelliani di Api. Ha preso un ruolo importante nella lotta contro le stragi e ha lavorato alla "Casa della memoria" della Regione. È stata nominata assessore al Mattone nel 2009 e ha bruciato le tappe dell'ascesa all'interno del Pd. Tuttavia, il suo ruolo è stato messo in discussione a causa delle sue controversie con il Pd e con altri partiti.
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