L'idea dell'assessore alla Cultura Coppola è stata approvata ieri: pronta entro Natale La Regione lancia la carta di credito per la cultura: senza costi aggiuntivi per l'utente, permetterà di accantonare in un fondo una percentuale della spesa fatta, destinandola al finanziamento dei beni culturali regionali. L'iniziativa, messa a punto dall'assessore alla Cultura Michele Coppola, è stata approvata ieri in giunta. Toccherà alla Finpiemonte individuare la banca che sarà partner della Regione nel progetto. L'obiettivo é arrivare al varo entro l'anno, in modo che la Regione possa donare la nuova carta di credito a tutti i suoi dipendenti a Natale. «Sono molto soddisfatto - commenta Coppola - in Piemonte la cultura è un'eccellenza che merita di essere sostenuta non solo dagli enti pubblici ma anche dalle aziende e dai cittadini. In questo caso, senza costi aggiuntivi per chi usufruirà della carta, una percentuale sulle spese verrà trasferita a un fondo destinato a finanziare le istituzioni culturali della Regione, dal Regio alla Reggia di Venaria». E ha aggiunto: «Speriamo nel sostegno di imprenditori che magari vogliano regalarla ai propri dipendenti, e sulla condivisione di istituzioni culturali, musei e di tutti gli appassionati della cultura». L'idea non è solo reperire nuovi fondi, ma anche sensibilizzare il nostro territorio sulla centralità della cultura per la Regione, prima Regione in Italia a lanciare un progetto del genere». L'assessore Coppola è ottimista sul risultato di questa iniziativa, «perché sono sicuro che i miei più grandi alleati saranno i vertici delle più importanti istituzioni culturali, che decideranno di promuovere presso i propri collaboratori e il proprio pubblico la sottoscrizione e l'utilizzo della carta di credito della Cultura». Poi l'idea finale: «Vorrei idealmente consegnare anche al ministro ai Beni Culturali Galan la Carta di Credito "Io sostengo la Cultura" per esportare in tutta Italia questo nuovo progetto e dimostrare come la cultura sia un veicolo strategico sul quale investire anche per le aziende private e per le banche».