Biennale. L'arrivo di Galan al Lido riapre gli scenari sul dopo Baratta VENEZIA - L'articolo di Le Monde di ieri parlava senza pietà di un «cadavere ingombrante». E non c'è dubbio che il buco del nuovo palazzo del cinema, per il secondo anno consecutivo transennato come un fortino inespugnabile, stia li a ricordare a molti che qualcosa, in questi tre anni, è andato storto. E le conseguenze rischiano di intrecciarsi con un'altra partita, quella per i nuovi vertici della Biennale: Paolo Baratta scade a dicembre, Marco Müller finisce il suo mandato con questa Mostra del Cinema. Per il ministro Giancarlo Galan, che l'anno scorso era arrivato al Lido da titolare dell'Agricoltura, non è un ritorno semplice: quel buco rischia di rivoltarsi contro anche a lui, che pure finora è stato visto dall'ambiente del cinema come il salvatore del Fus. Una foto appesa da una manina anonima su uno spartitraffico di plastica rossa, proprio davanti al buco, sta lì a ricordare le responsabilità di ognuno degli attori della partita: era il 28 agosto del 2008 e Galan, con Baratta e il sindaco Massimo Cacciari posavano la prima pietra del palazzo insieme all'allora ministro dei Beni Culturali Sandro Bondi. Il nastro l'avrebbero dovuto tagliare quest'anno per i 150 anni dell'Unità d'Italia. Invece quest'anno abbiamo appreso, proprio dal ministro e dal «palco» del festival di Cannes, che quel palazzo non si farà più. Sicuramente non così com'era stato concepito da Cacciari, Galan e il direttore generale dell'Usl 12 Antonio Padoan, ma probabilmente nemmeno in tanti altri modi. Ora è caccia alle responsabilità. E finita la Mostra per Galan sarà già tempo di pensare a cosa fare, in futuro, della Biennale: cedere alle pressioni degli ambienti Mediaset, che al posto di Baratta vorrebbero uno più televisivo, o mantenere un'autonomia? E siamo proprio sicuri che Galan voglia ancora Baratta? Le ultime uscite del presidente del Far, che in sei mesi ha risolto per quel che poteva le strutture del Lido, sono piaciute al ministero fino a un certo punto, perché Baratta ha dimostrato molta autonomia nella partita. Forse troppa, per un ente che dal ministero trae pur sempre il suo sostentamento. Come finirà? La partita è aperta. Ma il rinnovo del consiglio d'amministrazione servirà certamente a «sanare» una situazione che al ministero non va giù da sempre: la presenza in consiglio di Giuliano da Empoli. Nominato da Francesco Rutelli, non se n'è andato con Bondi ministro, né con Galan. Ma stavolta è inevitabile.