Rosanna Bocchieri Una corretta politica culturale non può prescindere dalla valorizzazione degli spazi chiusi e all'aperto e dei siti di un territorio. Il territorio ibleo è caratterizzato dal liberty e dal barocco e le scalinate delle chiese Madri, San Giovanni a Ragusa, San Giorgio a Ibla ,San Pietro a Modica, l'Anfiteatro di Santa Maria Maggiore ad Ispica, sarebbe auspicabile che fossero utilizzati per le rappresentazioni sacre e per gli spettacoli, per una fruizione corretta degli spettatori che rappresentano parte dell'umanità a cui questi appartengono. Le cittadine di Ibla, Ragusa, Scicli, medievali nella struttura, hanno degli spazi che andrebbero fatti vivere con interventi di vario genere per consegnarle a chi le fruisce. I beni culturali appartengono a tutti coloro che li fanno rivivere con la loro presenza e, proprio, a questo proposito, si dovrebbero aprire i musei, durante gli spettacoli, nelle aree archeologiche per farli conoscere anche ai cittadini e non solo ai turisti, in quanto questi racchiudono la storia del territorio e la storia sono le radici di un popolo che per crescere se ne deve appropriare. La crescita collettiva di un popolo passa attraverso la conoscenza Se il sito archeologico di kamarina, il sito preistorico del Parco della Forza, il castello di Donnafugata, il porto vengono più o meno fatti rivivere con spettacoli di vario genere, questo non avviene per Giarratana, poco per Chiaramonte e per gli altri siti. Non si può pensare di valorizzare la costa e non l'interno del territorio: se si parla di turismo culturale bisogna considerare tutto il territorio che è ricco di storie e di siti. I nostri amministratori, a parte qualcuno, sono propensi a considerare più la quantità che la qualità e ciò è deleterio in quanto la valorizzazione passa attraverso il secondo e non il primo fattore. Il nazionalpopolare non è negativo ma ve ne è uno di qualità e un altro di quantità, che è devastante: pensiamo alla decadenza della televisione che arriva in tutte le case degli italiani con trasmissioni di scarsissima qualità. Quindi la valorizzazione, secondo noi, passa attraverso la conoscenza e la qualità delle proposte. Bisognerebbe evitare gli spettacoli da cassetta o eccessivamente televisivi che fanno audience ma che non offrono ne contenuti né valorizzano. Far rivivere un sito significa forse spese maggiori e gli operatori si trovano in mezzo a mille difficoltà ma la crescita di un popolo e anche l'educazione al bello e alla storia. 31082011