ROMA - La Galleria Borghese presenta restaurati due dei suoi gioielli dipinti e, grazie ad uno sponsor affezionato, offre al pubblico un significativo regalo di Natale: due lunedì, 20 e 27 dicembre, aperti e ad ingresso gratuito (sempre a "numero chiuso", con prenotazione obbligatoria per ragioni di conservazione delle opere della galleria). I due giorni rappresentano le prove per un esperimento che sarebbe ancora più gradito: ogni mese l'apertura di un lunedì gratuito, una novità assoluta per l'Italia. Uno dei gioielli, il "tondo" di Fra' Bartolomeo, L'Adorazione del Bambino, dopo otto mesi è già tornato in esposizione con il suo straordinario praticello curato nei particolari di fiori ed erbette che lanciano messaggi. Il secondo, una delle più celebri pale di Raffaello, la Pala Baglioni, restaurata sul posto per non provocare traumi alla grande tavola quadrangolare (179 per 174 centimetri), è a metà del cammino. Indagini sul comportamento della tavola, consolidamento di una trentina di micro e piccoli sollevamenti della pellicola pittorica, di microcavità della preparazione, pulitura di una ventina di parti o zone messe a confronto con quelle coperte ancora dalla vernice alterata dell'intervento del 1972. Un confronto che preannuncia una rivoluzione non solo di colori nella Pala Baglioni. I colori sono tornati brillanti nelle vesti, chiari nel cielo, si apprezzano i contrasti cromatici. Ma i colori hanno anche toni freddi mentre prima tutta la superficie era resa soffusa, morbida dalla sporcizia. Così si può dire che Raffaello entra in competizione con Michelangelo, col Tondo Doni, non solo per la costruzione del gruppo di figure a destra, ma per questi colori freddi. E tutta la pala ha maggiore rilievo, maggiore incisività dei personaggi organizzati sulle direttrici di una grande "V" e maggiore profondità. E chissà quale sarà l'effetto quando sarà pulito anche il paesaggio messo sullo sfondo, al centro della scena. Già le indagini hanno rivelato che al centro Raffaello meditava di mettere un'altra figura di cui aveva cominciato a fare il disegno preliminare e che ha poi sostituito col paesaggio. Un bellissimo ripensamento perché quella figura al centro, anche se in seconda linea, sarebbe diventata quasi l'ago della bilancia di due gruppi divergenti che ora hanno appunto grande dinamismo e profondità. Si apprezzano molto di più i particolari della vegetazione, le erbette, l'impalpabile sfera bianca dei semi del tarassaco (o "soffione"). Le rocce sono tornate taglienti, non più arrotondate dallo sporco, nella zona a sinistra, sopra la firma di Raffaello e la data (1507). E gli incarnati hanno i propri toni naturali. La mano del Cristo e la mano della Maddalena che la sorregge avevano un colore unico, ora la mano del Cristo ha il tono della morte e la mano della Maddalena il tono della vita. Sono già molto soddisfatte Kristina Herrmann Fiore, responsabile scientifica dell'intervento, e la restauratrice Paola Tollo Dickmann (che ha sostituito Laura Ferretti ritiratasi per ragioni personali e che di Raffaello aveva all'attivo la bellissima Dama con liocorno della Borghese che sta facendo una gran bella figura alla mostra londinese sul Raffaello giovane). Anche Paola Tollo, allieva di Laura Mora, ha già messo le mani su Raffaello: sulle Sibille in Santa Maria della Pace, gli unici affreschi di Raffaello, con l' Isaia di Sant'Agostino, fuori dei Palazzi Vaticani. Il suo "blasone" è ricco anche di due Caravaggio della Borghese. Le parti pulite sono entusiasmanti. Il bianco luminoso del mantello e il blu della blusa del portatore di Cristo a sinistra. Dietro di lui il rosso lacca della veste di San Giovanni che va a "sbattere" col giallo del manto di San Pietro. I toni cangianti dell'azzurro di una manica della Maddalena. Il verde brillante (accanto al rimanente verde sporco) della corta veste del primo portatore di Cristo, al centro, Grifonetto Baglioni: alla memoria del figlio (e a quella del marito, entrambi trucidati nelle faide cittadine di Perugia), Atalanta Baglioni aveva dedicato la pala. Ancora al centro, la punta del piede sinistro di Cristo. E, sulla destra, il blu, il giallo, il verdino, il viola, il dorato, l'incarnato delle tre pie donne e della Madonna: toni caldi e freddi a confronto di un rettangolino di spesso sporco marrone. Le indagini hanno confermato che anche Raffaello (come Perugino, come Fra' Bartolomeo), per aumentare la brillantezza delle lacche usava vetro macinato. Fino a che punto sarà portata la pulitura del Raffaello? Il soprintendente Claudio Strinati, responsabile del polo museale romano, e Kristina Herrmann Fiore hanno ribadito l' "assoluta delicatezza e massima prudenza nell'intervento su una delle opere mitiche del 'divinissimo Raffaello' come lo definì Giorgio Vasari. Si toglierà solamente la vernice deteriorata del 1972, nulla di quello che c'è sotto: una sottilissima patina antica, non sappiamo di quanto, di colore grigio, che poggia sulla pellicola pittorica di Raffaello". E Paola Tollo taglia la testa al toro con un argomento tecnico: "Per la pulitura usiamo tamponcino e miscele di solventi molto leggeri che hanno la forza solo di eliminare la vernice del 1972, fra l'altro una vernice tenera. Per andare in profondità e togliere la patina antica dovremmo usare sostanze molto, molto più potenti". Alla fine sarà steso uno strato protettivo che raccoglierà sporcizia, diventerà anche lui giallastro e dovrà essere sostituito, ma fra 50-60 anni (rispetto ai 30 dei materiali precedenti). La conclusione dell'intervento (il cui costo di 40 mila euro è coperto interamente dalla Jaguar Italia) è prevista nel febbraio 2005. La Pala Baglioni suscita una domanda sulla mostra I Raffaello della Borghese alla quale sta lavorando da tempo Anna Coliva. Il soprintendente Strinati ha potuto solo dire che "si continua a lavorare alla mostra anche se di grande complessità perché si tratta di prestiti straordinari". La "splendida mostra" in corso alla National Gallery di Londra, con tutti i disegni presentati, non deve aver facilitato il compito perché i disegni sono soggetti per legge ad un riposo fisiologico dopo ogni esposizione. Il "tondo" di Fra' Bartolomeo (imperfetto solo nelle dimensioni per essere stato ritagliato, diametro di 87-89,8 centimetri nella sfolgorante cornice dorata e incisa alta un palmo e più), è tornato pienamente luminoso nell'equilibrata panoplia di colori e nei contrasti tonali. Il rosso e l'azzurro della veste e del manto della Madonna, il giallo ocra e il grigio-azzurro di San Giuseppe, gli incarnati del Bambino e dei volti, i colori tenui del cielo, le tonalità di verde dal tenero del praticello in primo piano al verde deciso delle chiome degli alberi, al dorato delle foglie quasi in volo sui muri diroccati che fanno da quinte e sfondo della scena. Si può finalmente apprezzare "l'ineccepibile pittura a corpo, l'estrema leggerezza sui volti, le liquide velature della scuola di Leonardo". Non per nulla il sottotitolo con cui viene presentato il restauro è Nel segno di Leonardo. Fra' Bartolomeo è infatti quel pittore fiorentino di cui Giorgio Vasari annota che "in poco tempo fece tal frutto e tal progresso nel colorito, che s'acquistò reputazione e credito d'uno de' migliori giovani dell'arte sì nel colorito come nel disegno". Promesse mantenute. L'intervento (che significa studio-indagini scientifiche e solo alla fine restauro, il tutto documentato nel catalogo edito da Campisano) è stato diretto da Alba Costamagna, responsabile della galleria, con Elisabetta Zatti restauratrice, che ha già "messo le mani" su altri dipinti della Borghese (ed ora è alle prese col San Sebastiano del Perugino e la lunga commettitura stuccata larga due centimetri). Nell' Adorazione non ci sono più le forti ossidazioni della vernice protettiva dell'ultimo restauro del 1917 e il fenomeno (lieve) di sollevamento dei colori che sono state poi le ragioni dell'intervento deciso dalla soprintendenza del polo museale romano. Non ci sono più le vistose macchie scure sul manto della Vergine, molte delle ridipinture alterate che cercavano di ripristinare le velature perse e nelle zone in cui la pittura aveva maggiormente sofferto. Anche andando fuori del seminato perché per esempio un fiorellino che la natura aveva creato azzurro era stato ridipinto in rosso. La ridipintura verde smeraldo attorno ai piedi del Bambino copriva gran parte del colore ancora intatto. Eliminate la patina brunastra e quella generale tendenza al verde provocata dall'ossido di cromo utilizzato per patinare la superficie, e la vernice alterata che ottundeva le nocche e le vene delle mani "da faticatore" di San Giuseppe. Uno dei risultati più affascinanti è il pieno godimento del praticello che Fra' Bartolomeo ha curato nei dettagli e che con la pulitura si è aperto al di sotto del Bambino, disseminato di "criptogrammi botanici" come li definisce Alba Costamagna. Il più diffuso è il trifoglio, simbolo della Trinità, ma anche l'erba più comune manda un messaggio: quando è verde, come nel dipinto, significa la Redenzione, quando è secca la perdita della grazia. Il giallo pallido delle primule, le prime a spuntare a primavera: simboleggiano nascita e incarnazione di Gesù. Sotto il cuscino c'è l'azzurro (che era stato ridipinto in rosso) della veronica, o "occhio della Madonna", dedicato alla pia donna che con un telo asciugò il sudore e il sangue del volto di Cristo che saliva al Golgota trattenendone l'impronta, e che simboleggia la passione di Cristo. La boraggine, dal celestino dei fiori, significa tenerezza e dolcezza di cuore. Il cagliolo o gallio, una pianta, sarebbe stato mescolato dalla Madonna con la paglia per preparare il giaciglio di Gesù neonato nella stalla di Betlemme. L'edera sempreverde, sui muri dello sfondo, è simbolo di vita eterna anche per gli antichi romani e il bosso, ugualmente sempreverde, ricorda una festa ebraica e la Pentecoste cristiana. E messi proprio in cima ai muri di fondo a ricordare la missione del Bambino, sono i rovi, identificabili con la Passione perché formeranno la corona di spine di Cristo. La pulitura è stata fatta senza interventi meccanici, ma solo a tamponcino, con l'aiuto di un microscopio elettronico (usato normalmente in microchirurgia) e che è stato adottato dalla Zeiss alla bisogna, con un "braccio" per permettere di lavorare su di un piano. Come spesso accadeva nei vecchi interventi sulle tavole, la "parchettatura" posteriore, cioè la struttura di sostegno, era stata bloccata impedendo alle quattro assi di pioppo i movimenti naturali che il legno, organismo vitale nonostante i secoli, continua a manifestare. Nell'intervento appena concluso è stata ridata scorrevolezza alle assi. La serie di indagini scientifiche ha fatto scoprire quello che non si vede in superficie. Sotto il gruppo di San Giuseppe e del Bambino è venuto fuori un disegno a carboncino dettagliato, completo di ombre, tratti incrociati, incisioni, un disegno finito insomma, nota Elisabetta Zatti. Per la Madonna è stato usato un cartone, come si ricava dai fori dello spolvero, probabilmente di Lorenzo di Credi (uno dei punti di riferimento di Fra' Bartolomeo) perché la figura ricompare in svariate opere di questo artista. E sono venuti fuori anche numerosi pentimenti, modifiche piccole e grandi rispetto al disegno preparatorio (testa, mano, gambe del bambino, posizione più in alto delle mani della Madonna). La perlustrazione della superficie dipinta col microscopio elettronico ha permesso di scoprire in alto sulla sinistra, quella che potrebbe essere una impronta digitale di Fra' Bartolomeo, con qualche dubbio dato che per Alba Costamagna "si tratta di una falange quasi femminile". Nella zona opposta potrebbe esserci una seconda impronta. L'imprimitura, cioè la preparazione della tavola, si è rivelata simile a molti dipinti del Perugino e di Raffaello. E come questi due artisti nelle opere fiorentine, Fra' Bartolomeo ha usato vetro macinato nella velatura della lacca. Tutte novità che costituiscono una sorta di rivincita del "tondo", un capolavoro che "non si può dire sia normalmente additato come opera di primissimo interesse" della Galleria Borghese, come osserva il soprintendente Strinati, ed invece va ricollocato nell'ambito "delle opere fondamentali, di grandissima bellezza e di notevole densità di contenuti". Dopo l'intervento, l' Adorazione viene infatti attribuita da Alba Costamagna al periodo più maturo di Fra' Bartolomeo, un'opera "raffinata, impregnata di cifra leonardesca", del periodo del Giudizio universale cominciato nel 1499-inizio Cinquecento. Per questo, rispetto a Roberto Longhi che considerava l'Adorazione la prima opera sicura di Fra' Bartolomeo e la collocava nel 1496, Alba Costamagna la ritarda di quattro anni. "Sarebbe - nota Claudio Strinati - una delle prime opere d'arte in assoluto nate nel sedicesimo secolo". Una risposta "alla crisi dell'iconografia cristiana" provocata dall'irruzione e morte nel 1498 del Savonarola. Fra' Bartolomeo è il nome del pittore dal 1500 quando, affascinato dal Savonarola, divenne uno dei suoi "piagnoni" e si fece frate domenicano abbandonando la pittura per quattro anni (secondo Vasari), per il solo anno del noviziato (secondo le opere che gli sono state riconosciute, avendo bottega nel convento di San Marco). Conseguenza certa dell' abbandono fu di non portare a termine il Giudizio Universale che stava dipingendo in una cappella del cimitero di Santa Maria Nuova e che sarà completato dal suo sodale per tutta la vita, Mariotto Albertinelli. Un tandem contrassegnato, caso unico nell'arte italiana, da un marchio (una piccola croce fra due anelli). Prima del 1500 Fra' Bartolomeo era Baccio della Porta, più semplice del triplice vero nome (Bartolomeo di Domenico di Paolo di Jacopo). La data di nascita risulta il 21 agosto 1473. La morte (a 44 anni) gli fa interrompere Offerta a Venere il dipinto con cui partecipava ad una delle imprese più prestigiose del primo ventennio del Cinquecento: la decorazione del camerino di Alfonso I d'Este, duca di Ferrara, con i "massimi artisti del tempo". La sua Venere sarà commissionata a Tiziano. Quella delle opere non finite sembra una costante di Fra' Bartolomeo. Come la grande Pala della Signoria (1510-1513) destinata alla Sala del Maggior Consiglio del palazzo pubblico più importante di Firenze, Palazzo Vecchio, e rimasta allo stadio di abbozzo preparatorio per la stesura finale, ma - come osserva Alba Costamagna -, "con l'affascinante evidenza dei segni che creano, con pochi tratti essenziali, le diverse figure della composizione e il loro rapporto con lo spazio". Ma Fra' Bartolomeo ha anche finito molti capolavori fra cui il Cristo benedicente sempre alla Borghese, l' Adorazione del Bambino della collezione Thyssen-Bornemisza a Madrid, il Noli me tangere del Louvre. Nella formazione di Fra' Bartolomeo entrano Cosimo Rosselli, ma soprattutto Leonardo. E poi Lorenzo di Credi, erede della bottega del Verrocchio, Piero di Cosimo, Domenico Ghirlandaio (del quale fu lui a completare la pala del San Vincenzo Ferrer per Rimini). I fiamminghi e probabilmente Drer conosciuto attraverso le stampe. I suoi dipinti sono segnati dalla "raffinatezza dello 'sfumato' leonardesco abbinata all'aggiornamento sulle novità del Raffaello fiorentino". La conoscenza diretta delle opere romane di Michelangelo e Raffaello inserisce un senso monumentale nei dipinti fiorentini degli ultimi anni come il di Pitti e l' Immacolata Concezione ancora del Louvre. A Roma, a San Silvestro al Quirinale, lavora con Mariotto: San Pietro e San Paolo, ora esposti nei Palazzi Vaticani. All'origine dell'intervento sull' Adorazione c'è la Fit (Federazione italiana tabaccai) che si è già guadagnato un posto benemerito finanziando il restauro della cappella romana da Sylva in Sant'Alessio, progettata dal Bernini, dell'Apollo di Veio del Museo nazionale etrusco e dell'Ercole dello stesso museo che sarà visibile a giugno 2005. E poiché il contributo per l'intervento sul "tondo" era una "modesta cifra", ha voluto sostenere l'onere dei due lunedì aperti e gratuiti. Con i due giorni si fanno le prove appunto in vista dell'apertura mensile di un lunedì gratuito. Questa apertura dipende, molto concretamente, da quanto spenderanno al bookshop e alla caffetteria i visitatori del 20 e 27 dicembre. Quando potrebbe cominciare l'esperimento? Risponde Alba Costamagna: "Dobbiamo proprio fare il 'conto della serva'. Capire dagli incassi delle due aperture straordinarie se potremo pagare gli stipendi del personale di custodia un giorno al mese". Per il 20 e 27 dicembre l'orario è dalle 11 alle 19 (informazioni 06-841 76 45).
Fonte non specificata
20 Dicembre 2004
✓ Entità verificate
La galleria Borghese presenta due capolavori restaurati: l'Adorazione del Bambino di Fra' Bartolomeo e la Pala Baglioni di Raffaello
GO
Goffredo Silvestri
Fonte non specificata
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo
📰 Articoli dello stesso autore
—
🔗 Articoli correlati
(stesse entità · ±2 anni)
Il Messaggero · 22 Dic 2002
Tremonti alle Fondazioni: erogazioni, serve il nostro ok
il Sole 24 Ore · 23 Dic 2002
Cultura della gestione
il Sole 24 Ore · 27 Dic 2002
Condoni: 12 miliardi Lo Stato vende carceri, caserme, porti
il manifesto · 28 Dic 2002
Le mani sulla città (antica)
il manifesto · 28 Dic 2002
La vita dimenticata dei musei civici
ANSA · 28 Dic 2002
Arte: ADUC, quando tassa su monumenti anche in Italia?
il manifesto · 31 Dic 2002
Patrimonio Spa. Si vendono le manifatture storiche
L'Espresso · 2 Gen 2003
Biblioteca senza casa
Avanti! · 2 Gen 2003
Un Osservatorio in difesa del patrimonio culturale
La Stampa · 24 Dic 2002
INQUINAMENTO IN CITTÀ - Il Cnr osserva lo smog dal cielo Lanidride carbonica ci soffoca
La Stampa · 22 Dic 2002
Angelo Mai: il rione Monti
Fonte non specificata · 10 Gen 2003
Venerdì 10 gennaio a Firenze verrà presentato il libro di Silvia Dell'Orso, Altro che musei.
ANSA · 4 Gen 2003
Bancari: dove andranno capolavori del Banco di Napoli?
La Nazione · 7 Gen 2003
La Biblioteca scoppia. Fuga a Reggello?
Il Tempo · 7 Gen 2003
La politica culturale genera sviluppo
ANSA · 8 Gen 2003
Sotto tutela Archivio Storico del Banco di Napoli
Corriere della Sera · 10 Gen 2003
Monti e Flaminio: due casi delicatiProgetti su zone storiche
ANSA · 10 Gen 2003
Nomine Urbani per la tutela, tre gli esperti
ANSA · 10 Gen 2003
Settis: il patrimonio artistico non si tocca
Corriere della Sera · 11 Gen 2003
Nomine bipartisan: Urbani sceglie Settis