Ancora in alto mare il recupero del «Teatro Marmoreo» di Filippo V in piazza del Parlamento Rientra nel progetto di riqualificazione di piazza della Vittoria. Il monumento è stato posto sotto sequestro il 19 giugno 2007 e il 27 novembre 2010. Ma di cantiere aperto non c'è nemmeno l'ombra Continua a rimanere sulla carta il restauro del monumento a Filippo V che si trova davanti all'ingresso del Palazzo Reale, sede del Parlamento siciliano. Il degrado del bene storico è un pessimo biglietto da visita per la città e per i politici che la rappresentano. Il recupero del Teatro Marmoreo rientra nel progetto di riqualificazione di piazza della Vittoria. Il monumento è stato posto sotto sequestro il 19 giugno 2007 e il 27 novembre 2010. Ma di cantiere aperto non c'è nemmeno l'ombra. E pensare che l'ex assessore al Centro storico Maurizio Carta nello scorso mese di aprile fece capire che ormai mancavano pochi giorni perché si procedesse all'avvio del restauro. Intanto gli amministratori si alternano, studiano e le opere d'arte rischiano di sbriciolarsi. Il Teatro Marmoreo è di proprietà del Comune, che nel tempo avrebbe dovuto compiere la manutenzione ordinaria, come spetta ai legittimi proprietari. Ma soltanto nei giorni scorsi un paio di giardinieri hanno tolto le erbacce più in vista che stavano divorando il complesso scultoreo. Una pulizia mirata ad eliminare licheni, muschi, sostanze acide prodotte da uccelli o piccioni avrebbe nel tempo evitato danni notevoli. Ma, per indolenza, questi piccoli ma importanti interventi non sono stati effettuati. E si continua così e il tutto si paga caramente. Oggi il monumento si presenta con statue lesionate, mancanti di braccia, teste, nasi, pollici, mani intere. Il verde cresce anche sui capelli crespi di Capoulicano, il generalissimo dei Caccicchi. Un "gioiello" d'arte che in qualsiasi altra città del mondo sarebbe un fiore all'occhiello. Siamo baciati dalla fortuna di possedere un invidiabile patrimonio artistico, ma non sappiamo decisamente gestirlo. Senza contare che tenerlo degradato mortifica quei geni creatori. Probabilmente sarebbe più opportuno organizzare qualche mostra in meno e stanziare più fondi per il recupero di grandi opere architettoniche che stanno sotto l'occhio del popolo vacanziero internazionale. Il monumento, che dal 1856 porta il nome del re Filippo V, venne innalzato sul finire del 1661 su progetto dell'arch. Carlo D'Aprile, con la collaborazione di Gaspare e Pietro Serpotta, Vincenzo Guercio e Luigi Geraci e fu chiamato "teatro marmoreo", con gusto tipicamente barocco. Al centro campeggiava la statua di bronzo di Filippo IV, fusa nel corso dei moti rivoluzionari del 1848 per costruire cannoni. Dopo la restaurazione borbonica, nel luglio 1856, sullo stesso piedistallo venne collocata l'attuale scultura in marmo di Filippo V, opera di Nunzio Morello. Bisogna fare una precisazione storica. Una prima statua in bronzo di Filippo IV, opera di Scipione Li Volsi, fu collocata nel Piano del Palazzo Reale nell'agosto del 1631, poiché era di dimensioni modeste venne sostituita con quella creata da Carlo D'Aprile. Ha scritto Giuseppe Bellafiore: "Le otto statue sulla balaustra simbolizzano altrettanti stati governati da Filippo IV. I quattro bassorilievi sulle facciate sono le allegorie delle quattro parti del mondo; due di essi, in America e Africa, furono rifatti nel 1853 da Valerio Villareale. Ai piedi del sovrano stanno quattro figure ignude e genuflesse in atto di supplica: Maomad Babdelin, re di Granada; Tremisen, re di Mauritania; Carralat, tiranno di Mindanao. Uno spirito secentesco, prono all'elogio servile ed iperbolico, trasse della contemporanea letteratura adulatoria questa macchinosa figurazione che conserva per noi interesse documentario di un'età e di un gusto". 30082011