Qualche giorno fa era stato distrutto il pavimento della Domus Dianae sempre all'interno del Parco della Maremma GROSSETO. I siti archeologici di Scoglietto e Spolverino, all'interno del parco regionale della Maremma, da adesso sono sotto stretta sorveglianza da parte delle forze dell'ordine. Nel giro di una settimana, infatti, sono avvenute due gravi profanazioni. Prima alcuni tombaroli, nell'improbabile ricerca di tesori, hanno distrutto il pavimento in cocciopesto della c.d. Domus Dianae, il tempiosacello di Scoglietto, oggetto di indagini archeologiche estensive dal 2009. Poi, nell'ultimo fine settimana, ad essere presa di mira è stata l'area di scavo nei pressi del fiume Ombrone. Qui, mentre si attendeva di comprendere dagli specialisti il significato di alcuni particolari di una sepoltura appena rinvenuta, è stato asportato il teschio dallo scheletro. I tombaroli, meglio sarebbe dire vandali o delinquenti, in entrambe le circostanze hanno infranto la proprietà privata dell'Azienda Regionale e il divieto di accesso imposto in questa zona dal Parco Regionale della Maremma. A Scoglietto sono state fatte una quindicina di buche profonde tra i 3 e i 10 cm all'interno delle varie aree di scavo. Cosa abbiano trovato non è dato saperlo. L'esperienza degli archeologi, maturata in oltre 16 anni di ricerca sul campo, porta a dire che al massimo, il prezioso tesoretto che questi delinquenti hanno portato via sia stato composto da pezzetti di piombo, chiodini di ferro e, se hanno avuto fortuna, 1-2 monetine in bronzo di epoca romana dal valore economico risibile. Anche perché, vista la bramosia e soprattutto l'ignoranza, sono andati a scavare in aree già sottoposte ad indagine. Quindi del tutto sterili, o quasi. Riguardo al teschio è uno spregio, un atto ancora più inspiegabile perché gratuito. I due episodi non hanno precedenti in 3 anni di attività archeologiche all'interno del Parco. «Lo staff del progetto archeologico Alberese - commentano Alessandro Sebastiani, Elena Chirico e Matteo Colombini, responsabili degli scavi - è attonito e costernato di fronte a questa enorme mancanza di civiltà e di rispetto sia verso la ricerca scientifica sia verso la ricostruzione della storia locale». Ad accorgersi di quanto accaduto sono stati gli stessi archeologi. La profanazione dell'area sacra a Diana Umbronensis a Scoglietto è avvenuta proprio nel punto in cui era stata ritrovata la statua della dea. Qui ignoti hanno scavato delle buche alla ricerca di chissà che cosa, utilizzando picconi e metaldetector, nella speranza che sotto quelle preziose pietre di coccio potesse celarsi un tesoro. «Siamo davvero dispiaciuti - prosegue Sebastiani - la Toscana meridionale è da sempre un luogo privilegiato per i profanatori di tombe e per i finti archeologi allo sbaraglio, che confondono un sito archeologico con un parco divertimento dove poter scaricare le batterie dei loro metal-detector». Secondo Sebastiani «se le aree archeologiche fossero attrezzate a luogo turistico, certi scempi non si registrerebbero, invece istituzioni e burocrazia poco o nulla fanno per accelerare questo percorso. Tuttavia come i pellegrini e i devoti di Diana che, dopo la distruzione sistematica del tempio a seguito dell'editto di Thessalonica del 380 dopo Cristo, continuarono imperterriti a portare offerte votive e lucerne a Scoglietto, il nostro gruppo di ricerca, che conta collaborazioni con istituti e università a livello internazionale, continuerà con passione e dedizione a indagare questa zona».