Cisternino, Giovinazzo e Conversano vantano i complessi più conosciuti nella regione In cantiere il progetto di un archivio curato da Domenico Zizzi con la Soprintendenza Sono circa duecento gli ensemble che oggi è possibile ascoltare solo in occasione delle feste patronali ANTONIO DI GIACOMO Sarebbe un errore liquidare come una roba da poco la realtà bandistica pugliese. Non per caso il compositore Nino Rota attinse a piene mani per le sue musiche da film proprio dalla tradizione delle bande, indagata a fondo durante la sua lunga permanenza a Bari, dove diresse il conservatorio Piccinni. Non solo dunque un fenomeno da relegare nella cultura cosiddetta popolare, se è vero che artisti di casa nostra come Pino Minafra o gli stessi Radiodervish, col progetto Bandervish, hanno costruito progetti condivisi con alcune bande offrendo altre opportunità di ascolto di questi complessi che pure, soprattutto nel passato, hanno avuto linsostituibile funzione di divulgare la musica classica sia nei centri più piccoli che fra i ceti socialmente bassi che mai sarebbero riusciti a entrare in un teatro. Eppure, tranne rare eccezioni, il mondo delle bande è abbandonato a se stesso e messo in disparte. È da questa constatazione di fatto che, pochi anni fa, durante la sua breve esperienza di assessore alla Cultura della Provincia di Bari il jazzista e poeta Vittorino Curci si mise in testa di mettere ordine in questo mondo. «Lidea era quella di istituire - racconta - un archivio delle bande musicali pugliesi, che potesse trovare sede nella biblioteca De Gemmis, a Santa Teresa dei Maschi. Cominciammo a raccogliere svariati materiali fra pubblicazioni di storici locali, opuscoli e alcune partiture delle trascrizioni bandistiche. Formalmente, infatti, larchivio fu costituito attraverso una delibera della giunta affidando allallora dirigente della biblioteca liter perché questa struttura fosse riempita di materiali e dunque contenuti». Peccato, tuttavia, che i propositi di Curci siano rimasti lettera morta. «Non mi risulta, in effetti, che il fondo sia stato arricchito di nuovi materiali né che abbia avuto una dotazione finanziaria per operare. Resta il fatto che le bande pugliesi sopravvivono solo grazie al «parco culturale» riconducibile al fenomeno delle feste patronali, le uniche occasioni per poter ascoltare queste orchestre». Eppure almeno poche eccezioni non mancano. «In questo senso - spiega Curci - loperazione compiuta da Pino Minafra e dai Radiodervish, insieme con la banda di Sannicandro, desta interesse per aver sdoganato queste orchestre dalle casse armoniche delle feste di piazza. Minafra e la banda di Ruvo, in particolare, già negli anni '90 sperimentarono un repertorio nuovo, commissionando ad alcuni autori composizioni inedite. Così personaggi come Bruno Tommaso e Willem Breuker si ritrovarono a scrivere per un organico bandistico, costruito ad hoc da Minafra. Quel progetto fece il giro dEuropa». Ma quante bande operano in Puglia? Poco meno di duecento, secondo il censimento realizzato nel 2008 dalla Federazione bande pugliesi (Febapu), ideata e presieduta dal bassista Domenico Zizzi per "cercare di salvaguardare e rinnovare il patrimonio culturale delle bande presenti nella nostra regione. Pochi sanno, infatti, che le bande da giro sono un unicum pugliese: nacquero, così come strutturate oggi, già nel '700 e, nel 1799, furono addirittura normalizzate, ovvero schedate, dalla polizia borbonica visto che, allinterno di quei gruppi, vi erano cospiratori contro il Regno di Napoli". E se fra le realtà più attive oggi sul territorio ci sono bande come quella di Cisternino, Giovinazzo (guidata peraltro da una donna) e di Conversano guidata da Angelo Schirinzi, promotore del festival Bandalarga, anche a Cisternino, appunto, esiste la rassegna internazionale per bande musicali della Valle dItria. Non solo. Proprio durante il festival "Pietre che cantano", dietro le quinte la ricerca di Zizzi, è stata ricordata la figura di Leonard Falcone, originario di Roseto Valfortore e cresciuto musicalmente nella banda cittadina, come il più grande solista di flicorno baritono del '900 in quellAmerica in cui aveva trovato rifugio e che oggi gli ha tributato il più grande festival per strumenti a fiato del Paese. Ed è solo una delle scoperte di Zizzi, che confida: «Con la Soprintendenza regionale archivistica stiamo lavorando alla costituzione di un archivio delle bande pugliesi recuperando proprio lidea di Curci. Lobiettivo, poi, è giungere a una legge regionale per tutelare e valorizzare le nostre bande».
Una realtà popolare tutta pugliese nata nel 700 e poi abbandonata
In Puglia, ci sono circa duecento bande musicali che sopravvivono grazie alle feste patronali. Queste orchestre hanno avuto un ruolo importante nella diffusione della musica classica, soprattutto nei centri più piccoli e fra i ceti socialmente bassi. Tuttavia, il mondo delle bande è stato abbandonato e messo in disparte. Vittorino Curci, assessore alla Cultura della Provincia di Bari, aveva l'idea di istituire un archivio delle bande musicali pugliesi, ma i propositi sono rimasti lettera morta. Pino Minafra e i Radiodervish hanno sdoganato queste orchestre con progetti musicali innovativi.
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