PER SOCIO RESCA, AMICO DEL PREMIER. E UN MANAGER ROSSO PER TRATTARE CON IL SINDACO Milano. Il documento porta la data del 19 luglio scorso, giusto il giorno prima che uscisse sui giornali la notizia dell'indagine su Filippo Penati e le mazzette per l'area Falck. I poteri per "la gestione di tutti i rapporti con l'amministrazione del Comune di Sesto San Giovanni" sono affidati a Massimo Cavrini. Questo è quanto si legge nel verbale del Consiglio di amministrazione della Sesto Immobiliare, la società guidata dall'uomo d'affari Davide Bizzi che l'anno scorso ha rilevato i terreni al centro dell'inchiesta penale sulle presunte tangenti a Penati. Cavrini è un manager con il marchio coop. Lavora per il Consorzio cooperative costruttori di Bologna (Ccc), una delle aziende più importanti della Lega. Non è un caso che proprio lui sia stato chiamato a trattare con l'amministrazione di Sesto, l'ex Stalingrado d'Italia ora guidata da Giorgio Oldrini, successore di Penati sulla poltrona di sindaco. Perché proprio la costante presenza delle coop è un filo rosso che tiene insieme questa storia cominciata addirittura nel 2000. Per i pm di Monza Walter Ma-pelli e Franca Macchia che indagano sul caso, l'intervento del Consorzio cooperative costruttori era la condizione per "compiacere la controparte politica nazionale". Giuseppe Pasini, il principale accusatore di Penati, nonché primo acquirente dell'area Falck nel 2000 con i prestiti di Banca Intesa, avrebbe accettato la partecipazione delle coop per "il loro rapporto organico con i vertici nazionali del Pds", secondo quanto ricostruiscono i pm. Sono trascorsi 11 anni, i terreni sono passati di mano altre due volte, ma le cooperative sono ancora della partita. Ufficialmente controllano una quota di netta minoranza della Sesto Immobiliare, solo il 10 per cento, ma è proprio un loro manager che viene incaricato di trattare con i vertici dell'amministrazione locale, tutti targati Pd. Bizzi, l'immobiliarista sconosciuto ai più che nel 2010 si è imbarcato in questo affare da 500 milioni di euro, a quanto pare non ha potuto fare a meno di coinvolgere le coop, così come avevano fatto i suoi due predecessori, Pasini e poi Luigi Zunino. Nell'affare, però, entrano anche nomi nuovi. E questa volta la sponda è quella del centro destra. Si arriva addirittura alla cerchia dei manager di stretta osservanza berlusconiana. Sì, perché sulla poltrona di vicepresidente della Sesto immobiliare si è accomodato Mario Resca, direttore generale del ministero dei Beni culturali, nonché consigliere dell'Eni, designato dal governo, e della Mondadori del gruppo Fininvest. C'è di più. Nei giorni scorsi Resca si è messo in gioco anche come investitore in proprio. Il manager amico di Berlusconi ha infatti comprato una quota del 5 per cento della holding che possiede Sesto Immobiliare. A questo punto il cerchio si chiude. A sinistra ci sono le coop, a destra la copertura è assicurata dall'amico di Silvio. A ben guardare, però, neppure Resca è una faccia nuova dalle parti di Sesto, visto che da anni conosce e frequenta assiduamente Giuseppe Grossi, il re delle bonifiche anche lui citato nelle carte dell'inchiesta sul "sistema Sesto". Secondo i pm, negli anni scorsi Grossi realizzò alcune operazioni finanziarie fittizie allo scopo di creare la provvista per il pagamento di tangenti ai politici di Sesto. Poi, anche per lui, è arrivata un'inchiesta penale e nel 2009 anche il carcere per una maxi frode fiscale sulla bonifica dell'area milanese di Santa Giulia. Proprio da questa indagine sono partite le verifiche che hanno scoperchiato il pentolone maleodorante dell'area Falck.
Sesto, affari in comune dalle coop a B.
Il Consiglio di amministrazione della Sesto Immobiliare, società guidata dall'uomo d'affari Davide Bizzi, ha deciso di affidare la gestione dei rapporti con l'amministrazione del Comune di Sesto San Giovanni a Massimo Cavrini, un manager con il marchio coop. Cavrini lavora per il Consorzio cooperative costruttori di Bologna (Ccc) e ha un legame con la Lega. La scelta di Cavrini è stata motivata dalla necessità di "compiacere la controparte politica nazionale". I pm di Monza indagano sul caso e hanno scoperto che la partecipazione delle coop è stata condizione per l'intervento del Consorzio cooperative costruttori.
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