Il caso Penati imbocca la pista delle coop rosse. I pm monzesi Walter Mapelli e Franca Macchia sarebbero intenzionati a interrogare a breve Omer Degli Esposti, vicepresidente del Consorzio cooperative costruzioni di Bologna, indagato nell'inchiesta su presunto giro di tangenti per la riqualificazione delle aree ex Falck e Marelli a Sesto San Giovanni. Secondo l'accusa, la partecipazione delle "cooperative emiliane" al grande affare immobiliare sarebbe stata una delle condizioni, oltre a una tangente di 20 miliardi di lire, imposte da Filippo Penati, in qualità di sindaco di Sesto, al costruttore Giuseppe Pasini, proprietario dell'area Falck dal 2000 al 2005. In cambio il Comune avrebbe garantito l'approvazione di un progetto di riqualificazione sufficientemente remunerativo. Cosa che peraltro non avvenne, tanto che nel 2005 Pasini fu costretto a cadere i terreni all'immobiliarista Luigi Zunino, pure lui indagato e probabilmente destinato a comparire davanti a Mapelli e Macchia nei prossimi giorni. Il filone porterebbe al livello nazionale del Pds-Ds-Pd. Le coop, secondo i pm, sarebbero entrate nell'affare senza portare alcun contributo reale, ma "solo per la necessità compiacere la controparte politica nazionale per assicurare il buon esito dell'operazione". Dagli investigatori, però, filtra un certo pessimismo sui possibili sviluppi. Ammesso che l'ipotesi accusatoria sia vera, difficilmente un eventuale trasferimento di fondi dalle coop alle casse nazionali del partito avrebbe lasciato traccia. Così come non esisterebbe alcun "tesoretto" riconducibile a Penati. Gli oltre 8 milioni di euro di presunte tangenti conteggiate dalla Procura di Monza sarebbero state interamente spese per la sopravvivenza del partito milanese nell'arco di dieci anni, e all'ex presidente della Provincia di Milano non sarebbe contestato alcun arricchimento personale. Va anche detto che l'accusa di finanziamento illecito dei partiti per Penati e per il suo braccio destro Giordano Vimercati non è stata accolta dal gip Anna Magelli che il 10 agosto ha bocciato la richiesta d'arresto per i due, mandando invece in carcere l'ex assessore all'edilizia Pasqualino Di Leva e l'architetto Marco Magni. L'assessore Di Leva, indicato come un perno del "sistema Sesto", ha negato ogni accusa e ha giustificato come "un anticipo di liquidazione dall'Enel per un incentivo all'esodo" una parte dei 415mila euro che la Procura di Monza gli contesta come mazzetta. L'architetto Magni si è avvalso della facoltà di non rispondere, a parte una dichiarazione spontanea su alcune società estere. Avrebbe invece ammesso di aver ricevuto una tangente di cinquemila euro per sostenere una pratica edilizia Nicoletta Sostaro, già responsabile dello Sportello unico del Comune di Sesto, ma di averla prontamente restituita al mittente. Cioè a Piero Di Caterina, l'altro imprenditore sestese che con le sue deposizioni ha dato il via all'inchiesta,
URBANISTICA - I PM indagano sulle cooperative emiliane
Un'inchiesta su presunto giro di tangenti per la riqualificazione delle aree ex Falck e Marelli a Sesto San Giovanni ha portato a una pista che coinvolge le cooperative emiliane. I pm Walter Mapelli e Franca Macchia indagano Omer Degli Esposti, vicepresidente del Consorzio cooperative costruzioni di Bologna, sull'accusa di aver partecipato all'affare. Secondo l'accusa, la partecipazione delle cooperative sarebbe stata una condizione per l'approvazione del progetto di riqualificazione, oltre a una tangente di 20 miliardi di lire imposte da Filippo Penati, ex sindaco di Sesto. Le cooperative sarebbero entrate nell'affare senza contribuire reale, ma solo per piacere la controparte politica nazionale.
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