L'architetto: "Si consentano piccole modifiche" "Sì? L'hanno tutelato? Beh, hanno fatto bene. Purché si tratti di un vincolo per così dire elastico, che non miri alla cristallizzazione di ogni singolo dettaglio dell'edificio». L'architetto Benedetto Camerana vede di buon occhio l'intervento della Soprintendenza a tutela del Palazzo dei Lavori Pubblici. Ma mette le mani avanti. Scusi, architetto, ma come fa un vincolo ad essere elastico? Una tutela nasce proprio per cristallizzare... O no? «No, è qui che sta l'errore. Dipende tutto da come questo vincolo viene impostato e interpretato. Pensi al Lingotto di Mattè Trucco. Molto è stato cambiato in quello stabile ancorché fosse già protetto dalla Soprintendenza. Pensi alle finestre, rifinite di verde e con tende esterne. E pensi alle appendici costruite ex novo, come la Bolla o lo Scrigno di Renzo Piano. Sono tutti progetti che vengono dopo il sigillo della Soprintendenza». E quali modifiche si potrebbero fare al Palazzaccio? «Modifiche funzionali, intelligenti che non intacchino l'integrità dell'opera. Se devo commentare l'intervento della Soprintendenza lo vedo come un sostanziale via libera ad una reinterpretazione di alta qualità, pur mantenendo inalterati lo spirito e la "mission" del progetto iniziale». Ma che senso aveva quel progetto? Quel modernismo spinto accanto al Rinascimento del Duomo? «Passanti era uno storico dell'architettura, un professionista, un esperto di architettura barocca. La sua è una risposta eminentemente Anni Cinquanta che risente anche, mi si passi il paragone, della corrente anglosassone del "brutalismo". Insomma ha una sua spiccata personalità, per nulla da buttare». Ma a lei, dica la verità, il Palazzaccio, come ormai familiarmente lo chiamano parecchi torinesi, piace? «Sì, lo trovo piacevole. Moderno, nella sua implacabile durezza. E la Soprintendenza fa molto bene a pensare alla sua tutela».