Un progetto per valorizzare e rendere fruibile l'importante sito archeologico anche ai turisti Uno dei pochi resti architettonici ancora visibili fra vegetazione e spazzatura. Il sito è splendido la suggestione enorme. Peccato che occorra un convinto sforzo di fantasia per immaginare quello che, purtroppo, è oggi celato da terriccio e fronde. L'area archeologica di Ritiro, di fianco alla palestra comunale, all'inizio di via S. Jachiddu, dove sorgeva l'antico monastero di S. Maria del Gesù superiore con la presunta tomba di Antonello da Messina, langue ormai da anni, anzi da quasi due decenni. Precisamente da quando, nel 1992, gli scavi avviati dalla Soprintendenza nel 1989, alla scoperta dei resti durante lavori stradali furono bruscamente interrotti per mancanza di fondi. In pratica, tutto ciò che era stato scoperto dopo pazienti opere di scavo fu semplicemente recintato, lasciando che poi le intemperie, la natura e mani non sempre oneste facessero il resto. Nel 2006 l'area fu nuovamente ripulita e dotata di illuminazione, per poi tornare una giungla protetta da ringhiere. Chi oggi passa vicino a quel derelitto angolo di un rione ancor più derelitto fatica non poco a credere a cosa ci sia sotto fronde selvagge e distese di rifiuti: i resti di un complesso monastico fondato dai carmelitani nel 1200 (da qui il toponimo "Ritiro") e poi ricostruito dai francescani nel 1400, danneggiato da alluvioni e terremoti fino alla completa distruzione nel 1908. Di esso erano stati portati alla luce un locale di sepoltura con sedili perimetrali per le salme dei defunti e una adiacente chiesa a pianta rettangolare, oltre a resti umani, frammenti di abiti e opere d'arte, come la lastra istoriata con inciso un sole raggiato, il cui originale oggi si trova nella chiesa di S. Maria del Gesù a Ritiro. Proprio la parrocchia è proprietaria del sito, sul quale però è esercitata la sorveglianza dalla Soprintendenza. Entrambe, ovviamente, prive dei fondi necessari per avviare una concreta valorizzazione del sito. In attesa che le istituzioni si muovano, però, le sorti dell'area archeologica sono state risollevate dal costante impegno di un gruppo di volontari, aderenti alla cooperativa sociale Trapper che fa riferimento al presidente del consiglio comunale Giuseppe Previti. E proprio il capo del civico consesso, con tanto di tuta e ramazza, più volte si è impegnato con i "trappisti" e con gruppi di scout per ripulire l'area, lanciando appuntamenti telematici via facebook o dal sito della coop. L'ultimo lo scorso 6agosto, quando una radicale opera di pulizia, come racconta lo stesso Previti, è stata condotta con l'ausilio di scout sloveni, gemellati ai messinesi del "capo" storico Michele Salvo, presidente della Trapper. Ben venti sacchi di immondizie varie sono stati raccolti, mentre la scerbatura 6 stata condotta con gli attrezzi acquistati di tasca propria dai volontari. Intanto, si prepara un progetto da presentare alla Regione per ottenere fondi con i quali valorizzare il sito e inserirlo in un circuito di fruizione turistica che capti anche i croceristi, mentre si guarda con attenzione anche al cronoprogramma 2010-2012 nel quale l'ex assessore al Risanamento Pippo Rao aveva inserito proprio il progetto di riqualificazione dell'area conventuale per 650.000 euro. Non sapremo mai se davvero Antonello, nato nel 1430 a Messina e qui spentosi nel 1479, fu sepolto in quel sito (nel suo testamento lo chiese espressamente, ma secondo il Vasari riposa invece a Venezia). Di certo, ciò è possibile (lo è senz'altro per lo storico messinese Nino Principato) e basta questo per andare fino in fondo nell'iter di recupero. Altrove, con molto meno, si costruiscono solide fortune turistico-culturali: a Messina è ora di svegliarsi.
MESSINA - La "tomba" dì Antonello ripulita dalla spazzatura grazie all'impegno di volontari e scout.
Un sito archeologico a Messina, il monastero di S. Maria del Gesù superiore, è stato abbandonato e lasciato a degrado per decenni. Gli scavi iniziali nel 1989 furono interrotti per mancanza di fondi, e l'area è stata lasciata a degrado. Nel 2006, l'area è stata nuovamente pulita e illuminata, ma è stata poi ricoperta di fronde e rifiuti. Un gruppo di volontari, aderenti alla cooperativa sociale Trapper, ha iniziato a lavorare per valorizzare il sito e ha condotto operazioni di pulizia e scavo.
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