Prima come tempistica e prima per incassi (attesi). Come era facile attendersi è Roma la principale beneficiaria della tassa di soggiorno. La capitale ha introdotto il tributo dall'inizio dell'anno, in linea con il decreto legge n. 782010 che introduceva la possibilità di attivare un balzello nella sola capitale, con l'obiettivo di dare una boccata d'ossigeno alle casse comunali. Un'opportunità trasformata in obbligo dal Consiglio comunale sul finire del 2010. Il costo a carico dei turisti oscilla da 1 euro a notte per i campeggiatori ai 3 euro per chi opta per gli hotel a 4 o 5 stelle (con l'esenzione per i bambini fino a 10 anni). Dalla tassa il Campidoglio conta di incassare all'incirca 71 milioni di euro l'anno, da investire per il 95 in servizi ai cittadini e per la restante parte nella promozione dell'immagine della città nel mondo. Proprio il tempismo con cui si è mossa Roma rende possibile stilare un primo bilancio dell'impatto sugli arrivi turistici. A luglio, gli arrivi hanno registrato una crescita dell'11,l rispetto a 12 mesi prima, mentre le prime stime relative ad agosto indicano un aumento intorno al 7. Non male, dunque, soprattutto se si considera anche le difficoltà della fase congiunturale che stiamo attraversando. Gli incrementi maggiori riguardano il fronte internazionale, con una ripresa degli arrivi dagli Stati Uniti e un progresso da parte dei Bric (Brasile, Russia, India e Cina), complice l'andamento positivo dell'economia di questi paesi. Posto d'onore per Venezia, davanti a Milano e Firenze. Seconda per incassi attesi, ma con un grande distacco, si piazza Venezia. Nell'anno in corso la misura, alla quale contribuiranno i 3,7 milioni di turisti che ogni anno alloggiano in città, dovrebbe fruttare 8 milioni di euro alle tasse comunali, con una previsione di 23 milioni annui a partire dal 2012. Il ricavato verrà destinato a tre voci: promozione del turismo, interventi di manutenzione, fruizione e recupero di beni ambientali e beni culturali. Per un primo bilancio della misura occorrerà attendere fine anno. Quella sarà l'occasione per valutare se i progressi più recenti - 10 il mese scorso di media in città, con un picco del 25 al lido potranno proseguire anche dopo l'introduzione dell'imposta. L'ultimo gradino del podio dovrebbero giocarselo, invece, Firenze e Milano, con il capoluogo toscano che alla fine potrebbe prevalere forte di un'applicazione più estensiva sulle strutture recettive. A Torino, invece, difficilmente si andrà oltre i 6 milioni di incasso. Scartata, come già accennato nell'articolo precedente, l'idea di applicare la tariffa massima prevista dalla normativa nazionale (avrebbe portato circa 15 milioni in cassa), l'impatto sarà più che dimezzato. Tuttavia, i conti potranno essere fatti solo a posteriori perché il capoluogo piemontese arriva da anni di crescita continua degli arrivi in parte sostenuta da fattori straordinari come le Olimpiadi invernali prima e l'ostensione della Sindone poi - che ora attendono di essere confermati da un calendario di appuntamenti numericamente più ricco e meglio distribuito che in passato lungo tutto l'anno solare.