L'imposta di soggiorno è stata introdotta con il decreto sul federalismo municipale (dlgs 14 marzo 2011, numero 23). Il provvedimento consente a comuni capoluogo di provincia, unioni di comuni e comuni inclusi negli elenchi regionali delle località turistiche o città d'arte di istituire una tassa a carico di chi alloggia nelle strutture ricettive del proprio territorio. Il balzello deve essere applicato con gradualità, fino a un massimo di 5 euro per notte di soggiorno, in proporzione al prezzo. Il gettito è destinato a finanziare interventi in materia di turismo, manutenzione, fruizione e recupero dei beni culturali e ambientali locali e dei relativi servizi pubblici locali. I comuni possono disporre modalità di applicazione del tributo differenti rispetto alla normativa nazionale, con la possibilità di esenzioni e riduzioni per fattispecie particolari o per determinati periodi di tempo. Il percorso è tracciato, e la stretta ai trasferimenti da parte dello Stato decisa con la manovra di Ferragosto non fa che convincere anche i più riottosi. La tassa di soggiorno, introdotta con il decreto sul Federalismo fiscale, si fa strada tra i comuni italiani, che puntano sul nuovo balzello a carico dei turisti per riequilibrare le casse municipali, anche a rischio di perdere competitività. L'ultima città a introdurre la tassa è stata Venezia, con un provvedimento entrato in vigore mercoledì scorso. L'aggravio sui turisti (si applica per i primi cinque giorni di permanenza) va dai 5 euro per gli hotel a cinque stelle in centro storico ai 3 centesimi di un campeggio a una stella in terraferma. La misura è stata introdotta dopo un lungo braccio di ferro con una nutrita schiera di oppositori, guidati dagli albergatori dell'Ava, che hanno proposto il loro ricorso al Tar, imperniato soprattutto sulla loro presunta posizione di sostituti d'imposta. Restando nel Nordest, la prossima città a introdurre la misura sarà Padova, a partire da giovedì 1 settembre, con una gradualità (in proporzione ai prezzi medi minimi delle strutture ricettive) da 1 a 3 euro per pernottamento, con esenzione per gli under 16, chi va in città per curarsi (e i parenti), i portatori di handicap non autosufficienti (e un accompagnatore), i membri delle forze dell'ordine a Padova per ragioni di servizio. A regime la misura dovrebbe fruttare all'incirca 2 milioni di euro annui per le casse comunali. In questi giorni sono anche in distribuzione dei pieghevoli in italiano e in inglese negli alberghi della città e nei punti di informazioni turistiche. L'imposta è destinata a finanziare interventi in materia di turismo, compresi quelli a sostegno delle strutture ricettive, la manutenzione, fruizione e recupero dei beni culturali e ambientali, i servizi pubblici locali. Anche Padova, comunque, si trova a fare i conti con l'attesa per la pronuncia del Tar regionale dopo il ricorso amministrativo di Ascom, Appe e Adiconsum, che contestano le decisioni del Comune. La fuga in avanti dei due principali centri del Veneto (14,5 milioni di arrivi e oltre 60 milioni di presenze all'anno nella regione) rompe così i tentativi di armonizzazione regionale della disciplina. Nei mesi scorsi, l'assessore regionale al Turismo Marino Finozzi aveva chiesto ai primi cittadini una moratoria nell'applicazione della tassa di soggiorno per tutto il 2011, in attesa di chiarimenti normativi non ancora arrivati.