Aldo Romano racconta come ha trasportato in Italia il padiglione progettato dall'ingegnere francese. Si fa avanti anche il sindaco di Valmontone Lo vuole Veltroni. Ma lo vuole anche Storace che tramite l'Ater si è fatto avanti. E anche il sindaco di Valmontone Angelo Miele se occorre è pronto a scendere in pista. «Ma non è un'asta quella che voglio, m'interessa solo che quest'opera così importante venga recuperata per essere collocata in un luogo che sia all'altezza di chi l'ha firmata», spazza via qualsiasi sospetto Aldo Romano, il proprietario: «Non cerco il business». È lui, ex agente del Poligrafico dello Stato, che un anno fa portò in Italia l'antico mercato coperto in stile liberty realizzato da Gustave Eiffel. D'allora, smontato pezzo a pezzo e stipato in un grande container, il manufatto è parcheggiato in un agriturismo nei pressi di Labico. Acciaio, ferro e ghisa parenti stretti del simbolo per eccellenza della Francia e dei francesi. Ma ancora in cerca di una degna collocazione. «Siamo pronti a verificarne l'autenticità e ad acquistarlo - fa sapere l'assessore all'Urbanistica, Roberto Morassut, dopo averne parlato con il sindaco Veltroni - l'idea è trovare una sede idonea all'interno della città storica. Si potrebbe prestare a vari utilizzi ma è ancora presto per fare ipotesi di questo genere. Prima lo andremo a vedere, ho già parlato col proprietario». Il prezzo non cambierà di una virgola: trecentomila euro, quante il proprietario ne spese per salvarlo dalla demolizione cui era destinato dopo che il sindaco di Lima aveva deciso di smantellarlo. Compreso nel prezzo anche il costo del viaggio in nave. «Se avessi i mezzi e un luogo abbastanza grande per collocarlo me lo terrei - continua il signor Romano - ma non posso». Ma siamo proprio sicuri che si tratta di un originale? «In Perù - risponde il collezionista - non c'è nessuna fonderia in grado di realizzare qualcosa del genere. Dell'ingegnere francese, oltre al Mercato gemello di Quayaquil, rimane la casa de Fierro d'Iquitos, in piena Amazzonia commissionata alla società Eiffel alla fine del '900». Sulle strutture del manufatto parcheggiato a Labico si legge una targhetta con l'autorizzazione all'espatrio del ministero della Cultura peruviano. «A rintracciarlo mi ha aiutato una mia amica che fa l'arredatrice a Lima - continua il suo racconto Aldo Romano, che ha 53 anni e abita al Tuscolano - i soldi invece me li ha prestati in parte mio padre, un ex maresciallo dei Carabinieri che ha creduto in me e in questo salvataggio». Anche il presidente dell'Ater, (l'ex Iacp) Marco Di Cosimo s'è fatto avanti per finanziare l'operazione di recupero. «Manderemo nei prossimi giorni due nostri ingegneri a visionare la struttura - dice - ci piacerebbe utilizzarlo per la sede di una nuova società che gestirà spazi culturali». Insomma, le offerte non mancano. C'è chi pensa (gli architetti di Colleferro) ad una gara di progettazione nel rispetto della struttura gemella ancora in piedi in Equador. «Mi piacerebbe andare a vederla - riprende Aldo Romano - amo viaggiare, colleziono ose antiche. Ho una vecchia Harley Davidson, identica a quella del film Easy Rider anche se mi guardo bene dal partecipare ai raduni». Dal Perù ha importato anche mobili d'epoca e una vecchia Ford del 1928, uno dei primi pick-up. Sembra fatta apposta per mettersi in viaggio e tornare ai tempi di Gustave Eiffel.