Il decimo Stage di Filaga della Libera università della politica cade in un anno di ricorrenze importanti e di cambiamenti economici, politici, sociali e culturali. Si celebra lUnità dItalia e una rinnovata partecipazione della "cittadinanza attiva" a Nord come a Sud. Allo sterile dibattito sulle ragioni del divario si deve sostituire la diagnosi politica su unItalia federale che non cristallizzi le differenze e alimenti gli egoismi, ma che attivi le risorse locali e costruisca un nuovo welfare cooperativo e non più redistributivo. E la Sicilia deve dotarsi di un progetto per essere motrice della crescita nazionale agendo come piattaforma culturale, logistica e produttiva capace di intercettare la green economy. È lanno della "primavera araba" alimentata da milioni di cittadini in unarea che appariva anestetizzata da regimi autoritari e incapace di generare movimenti di massa. Le turbolenze del mondo arabo hanno prodotto un esodo che investe Lampedusa ma che impone allEuropa di inserirlo nellagenda della coesione sociale, della competitività e della formazione, affrontandolo come questione strutturale e non emergenziale. La società multietnica va vissuta con la maturità di prevederne i rischi in un Paese che sta rialimentando i razzismi interni, ma anche di coglierne le opportunità per il mercato del lavoro, per gli scambi e per la formazione. Il Mediterraneo non è materie prime, produzione a basso costo e consumi, ma deve essere integrazione socio-culturale e nuovo centro nel riposizionamento dei poteri e delle leadership. Il Mediterraneo deve tornare un luogo che riconnetta in un grande progetto politico i "capitali reali": il capitale territoriale delle qualità, il capitale culturale delle identità, il capitale umano delle capacità, il capitale sociale delle comunità, il capitale produttivo delle competitività e il capitale finanziario delle fiscalità. È lanno in cui «re-immaginare il capitalismo» dopo il fallimento dei protocolli finanziari. Nella crisi globale generata dallo tsunami finanziario e dal downgrading della politica internazionale, il Mediterraneo può proporre un modello alternativo di futuro. Un nuovo capitalismo con meno finanza e ingiustizia sociale, meno distruttivo e più centrato sul benessere dei cittadini dovrà tradursi in opzioni politiche e in decisioni organizzative, e riallineare letica pubblica con i comportamenti privati. Abbiamo vissuto uno sviluppo "dopato" dalla finanza globale e dalla spesa pubblica che hanno nascosto le vere capacità dei territori, erodendo risorse e riducendo opportunità. Alla capacità regolatrice della «mano invisibile» del mercato è stata sostituita la mano invisibile dei mercanti, che ha lavorato sulle redditività prodotte dai disequilibri di costi, di manodopera e di regole. Alla capacità strategica della politica è stata sostituita la volontà degli agenti di sviluppo che hanno "impacchettato" le risorse locali in progetti spesso inefficaci. Per la Sicilia rinnovare il modello di sviluppo significa agire sui patrimoni naturali e culturali, su distretti produttivi transnazionali, sul ruolo innovativo delle città e sulla modulazione dei regimi fiscali. Al capitale finanziario, sovrano in uneconomia delle bolle speculative, dovranno affiancarsi capitali radicati nei territori, componenti del nuovo genoma dello sviluppo. E nella ricomposizione del codice genetico del capitalismo del XXI secolo la Sicilia dovrà portare in dote i suoi capitali identitari: il territorio rurale intrinsecamente connesso con la produzione del paesaggio, la ricerca scientifica per la qualità della vita, il patrimonio culturale e ambientale come identità e matrice di sviluppo, le porte di accesso di persone e merci e la gestione integrata della logistica del Mediterraneo. Ed è dalle città come motori dello sviluppo che si dovrà ripartire. Negli anni Novanta è stata la "rete delle città" a costruire lunificazione politica attraverso i sindaci prima che attraverso i banchieri. Larmatura urbana in Europa insieme alle città-Stato dellAfrica mediterranea richiedono un nuovo «patto dei sindaci» che ambisca a una sostenibilità sociale e culturale che ricostruisca il legame tra capitali territoriali, sociali e produttivi, che accetti la sfida della qualità del progetto urbano. Città plurali, responsabili, policentriche e creative propongono oggi nuove sfide a urbanisti, amministratori, attori e regolatori per un efficace antidoto al progressivo rallentamento del metabolismo urbano, oggi produttore di scorie e metastasi piuttosto che di linfa vitale. Difendere i capitali territoriali e governare i capitali urbani sono le sfide per la Sicilia e lItalia, traguardando i valori, le nuove generazioni, le sapienze consolidate e i talenti. E Filaga, da oggi al 4 settembre, intende influire sulle agende della politica, delleconomia e della società per rilanciare un "patto di futuro" per il Mediterraneo. Lautore è presidente del Comitato scientifico della Libera università della politica