Pezzi di intonaco si staccano da Santa Maria della Pace: area recintata Il vice parroco denuncia: "Fatte tante segnalazioni ma non ci ascoltano" Santa Maria della Pace è chiusa in seguito alla caduta di calcinacci e di pezzi di intonaco staccatisi dallo splendido portale cinquecentesco. I vigili del fuoco hanno recintato larea e gli abitanti, abituati a vivere nellemergenza, sono certi che di qui a qualche giorno larea che delimita la chiesa diventerà una discarica. Qualche avvisaglia, del resto, si è già avuta poche ore dopo i crolli. Dopo Santa Chiara, dunque, un altro grido di allarme; lì a colpire la chiesa e a mettere in pericolo la serenità e lincolumità dei fedeli sono stati i clochard che da anni terrorizzavano i frati minori, qui, nel ventre di Napoli e a pochi metri da piazza Sedil Capuano, lo sfarinamento della fabbrica già segnata da due terremoti è la conseguenza, triste ma inevitabile, dello stato di abbandono in cui è stato lasciato il complesso monumentale della Pace. Ora, dopo che lennesima brutta storia si è consumata, le istituzioni tentano di spargere tranquillità: «Il progetto per il centro storico è pronto - dice il presidente del Consiglio provinciale Rispoli - e la Regione ha stanziato otto milioni per il complesso della Pace». Santa Maria della Pace è la cappella dellospedale notissimo anche per laustera sala del Lazzaretto che per secoli ha ospitato i lebbrosi e gli appestati. E stato ferito a morte, dunque, un altro simbolo della Napoli nobilissima restaurato a metà settecento da Domenico Vaccaro e impreziosito dalle splendide riggiole in maiolica disegnate da Donato Massa oltre che dagli affreschi raffiguranti i frati ospedalieri fatti santi. Di quel passato non cè più traccia, oggi nellex ospedale sono sistemati alla meglio alcuni uffici della municipalità e nella cappella si riunisce la comunità cristiana della Chiesa orientale molto frequentata dagli ucraini. Anche questa sistemazione precaria ora rischia di andare in fumo. Padre Ivan, il vice parroco, non si dà pace: «Abbiamo fatto tante segnalazioni, non ci hanno mai preso in considerazione». La tensione è forte e don Gennaro ha unaltra idea più graffiante: «Se il parroco era ancora Franco Rapullino questo sconcio non si sarebbe verificato, lui sarebbe riuscito a proteggere la chiesa e avrebbe impedito che si trasformasse in discarica, Lui si faceva rispettare». Anche menando le mani, se serviva, come accadde quando don Franco si batteva, alla fine degli anni ottanta, per riaprire la Chiesa di Santa Caterina a Formiello della quale, poi, è stato parroco. Il nome del sacerdote dai bollenti spiriti, spuntato come un folletto dai ricordi di un anziano, fa riemergere dalla memoria il grido memorabile lanciato da don Franco Rapullino dal pulpito della chiesa che ieri è stata chiusa: "Fujtevenne", urlò ai giovani del quartiere spingendoli ad abbandonare Napoli. Il sacerdote fece sua linvettiva di Eduardo De Filippo: scappate dallorrore della città devastata dalla violenza dei clan che non si arresta neanche di fronte a un bambino di due anni. Lepisodio, sconvolgente per lefferatezza e la crudeltà, avvenne in una strada della Sanità: due sicari esplosero una gragnuola di proiettili per punire lo sgarro di Luigi Pandolfi, uno di loro, che era in compagnia di Nunzio, il figlio, che aveva appena due anni. Il funerale venne celebrato nella Chiesa di Santa Maria della Pace e don Franco pronunciò dal pulpito quella sorta di anatema che scosse le coscienze ma gli procurò una serie di guai e, soprattutto, la progressiva emarginazione che lha portato, dopo varie esperienze, nella parrocchia di Monte di Dio. Gli abbiamo chiesto di spendere una parola per la sua ex chiesa e, al solito, non si è tirato indietro. «Sono pronto a rispondere a qualsiasi mobilitazione, ma chi comincia»? Nessuno, probabilmente, e il parroco si rifugerà, come fa da anni, nel Burkina Fasu dove dà una mano come missionario.