La polemica Critiche al progetto per Selinunte. Settis: "Unopera di regime fuori dalla storia" Il progetto di ricostruire il tempio G di Selinunte, presentato dal governatore Lombardo e dallo scrittore Manfredi, accende le polemiche. Salvatore Settis parla di «opera di regime fuori tempo», larcheologo Nicola Bonacasa ricorda che in passato il progetto venne accantonato. Favorevole Mimmo Turano, presidente della Provincia di Trapani. Il progetto per "rialzare" il tempio G di Selinunte scatena un coro di polemiche e perplessità. Lipotesi presentata due giorni fa dal presidente Raffaele Lombardo insieme allo scrittore Valerio Massimo Manfredi, relativa alla possibilità di ricostruzione del tempio dedicato a Giove, non convince affatto archeologi ed esperti, che non esitano a rilasciare giudizi tranchant sulla proposta. E la notizia ha già fatto il giro del web: siti specialistici come "Archeologiainrovina" hanno dedicato al caso la loro homepage. Tra gli esperti intanto è una levata di scudi. Salvatore Settis, già direttore della Scuola Normale di Pisa, che al tema della tutela del patrimonio ha dedicato molte riflessioni, dice: «Il progetto mi sembra assurdo, unopera di regime fuori fase storica. Le emergenze in Sicilia relative ai beni culturali sono ben altre: conservare e tutelare i monumenti, senza far distinzione tra maggiori e minori, senza scegliere monumenti manifesto. Spero che si tratti di una boutade». Il professor Nicola Bonacasa, tra i massimi esperti di archeologia del Mediterraneo, a capo di numerose missioni archeologiche internazionali, ricorda che la storia della ricostruzione non è nuova: « Nel 1975, Rosario Romeo, storico e politico, si era fatto promotore di una campagna in cui ipotizzava lanastilosi (la ricostruzione con i frammenti originali, ndr) del colossale tempio G per la riqualificazione della zona archeologica. Se ne discusse animatamente, lo stesso Cesare Brandi intervenne più volte. Poi prevalse la riflessione anche per lesperienza non certo positiva della precedente anastilosi del tempio E, sempre a Selinunte, e della inevitabile totale trasformazione del paesaggio storicizzato della zona archeologica. Fu proprio questo il punto che fece sì che Vincenzo Tusa, che a Selinunte lavorò dal 1973 al 1985, e conosceva perfettamente luogo e problemi, prese le distanze. Per profonda conoscenza, per estrema attenzione, mi piace ricordarlo. E qui mi sembra che adesso si compiano errori gravissimi dal punto di vista metodologico. Lavoro per il Cnr alla ricostruzione del tempio di Zeus a Cirene, i lavori sono iniziati nel 1967 con Stucchi e ancora cè tanto da fare». Sebastiano Tusa, soprintendente di Trapani, sottolinea alcuni aspetti che lo rendono scettico: «Intanto il tempio non è mai stato finito, e prima di arrivare a conclusioni in maniera così veloce occorre riflettere a lungo. Occorre stare con i piedi per terra, non è lavoro che si può fare in pochi mesi. Il presidente Lombardo aveva accettato lipotesi di un team di esperti, ci siamo confrontati a luglio, ma non se ne è fatto più niente». Nunzio Allegro, storico dellarcheologia classica, collabora con la Scuola archeologica di Atene e dice: «Mi sembra unoperazione al buio, una specie di ponte sullo stretto dellarcheologia. Non sono daccordo, mi sembra unoperazione spettacolare e basta, un edificio così importante merita un cantiere approfondito. Pensiamo piuttosto a tutelare le nostre aree archeologiche». Di segno opposto il giudizio di Girolamo Turano, presidente della provincia di Trapani, che sottolinea le grandi possibilità di rilancio insite nel progetto: «Lo scrittore Valerio Massimo Manfredi sta collaborando molto a questo rilancio, intanto la sua disponibilità è a titolo gratuito, poi ci sta aiutando con gli sponsor privati. Poi la valorizzazione sarà dellintero sito, non solo del tempio G, perché Selinunte è un luogo straordinario, è giusto che venga conosciuta».
SICILIA - Ricostruire il tempio G? Gli esperti bocciano lidea
Il progetto di ricostruzione del tempio G di Selinunte, presentato dal governatore Lombardo e dallo scrittore Manfredi, ha scatenato polemiche e perplessità tra gli archeologi e gli esperti. Salvatore Settis, direttore della Scuola Normale di Pisa, ha definito il progetto "unopera di regime fuori fase storica". Nicola Bonacasa, esperto di archeologia del Mediterraneo, ha ricordato che la storia della ricostruzione non è nuova e che il progetto non è stato discusso prima. Vincenzo Tusa, soprintendente di Trapani, ha sottolineato l'importanza di riflettere a lungo e di stare con i piedi per terra.
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