Edifici storici da trasformare in alberghi. Soppalchi e solai costruiti in quegli immobili e sanati in tempi record. Scale di pregio architettonico modificate e rese più «funzionali». Ma anche nuove opere edilizie, nuove costruzioni insomma, realizzate in violazione dei vincoli paesistici ma rese legittime dal trascorrere di soli 120 giorni dalla comunicazione alla soprintendenza. La Regione inventa il silenzio-assenso con tempi strettissimi per gli immobili storico-artistici e per il nuove cemento da far colare su aree vincolate. Per opposizione e ambientalisti è la nuova «norma scandalo», figlia della Finanziaria 2005 da 780 milioni di euro approvata dalla maggioranza di centrodestra all'Ars venerdì mattina. È l'immancaoile ciliegina in materia urbanistica che, secondo tradizione, adorna le leggi omnibus di fine (ma anche metà) anno. Appena nel novembre scorso, Forza Italia col sostegno del governo ci aveva provato con la cancellazione dei vincoli sulle Eolie patrimonio Unesco per consentire la costruzione di otto nuovi alberghi. Ma l'articolo dell'assestamento di bilancio era stato poi cancellato in cinque giorni dal commissario dello Stato. A poco più di un mese di distanza, il governo Cuffaro e la maggioranza ci riprovano. Stavolta con un emendamento che porta la firma del forzista Mercadante. La norma in questione prevede che «le autorizzazioni ad eseguire opere in zone soggette a vincolo paesistico o su immobili di interesse storico artistico sono rilasciate o negate, ove non regolamentate da norme specifiche dalle competenti Soprintendenze, entro il termine perentorio di 120 giorni». Se il termine dalla richiesta trascorre invano il parere «si intende reso in senso favorevole». Tutto in quattro mesi. A fronte delle migliaia di pratiche che da anni ingolfano gli uffici delle Soprintendenze. Un termine che gli specialisti ritengono del tutto incongruo. Gli stessi uffici «possono interrompere i termini solamente una volta per la richiesta di chiarimenti o integrazioni. Alla presentazione della documentazione avranno l'obbligo di esprimere il parere entro 60 giorni». Poi, si intende comunque «reso». «Le nostre Soprintendenze non sono in grado di esprimere pareri in tempi così rapidi è il grido d'allarme del diessino Angelo Capodicasa Così si lascia mano libera agli speculatori che vogliono trasformare le residenze in strutture ricettive e ai cementificatori. Si pensi a quante richieste pioveranno sulle soprintendenze a luglio e in estate per approfittare delle ferie. Troppi deputati di questa maggioranza coltivano interessi privati in questa materia». Legambiente dichiara già guerra alla norma. «Le pratiche pendenti negli uffici sono migliaia, in una regione che da sola detiene il 50 per cento dei beni culturali italiani dice il segretario Mimmo Fontana e una norma come questa è funzionale solo ad istigare gli abusi o a sanare quelli già commessi. Il governo Cuffaro continua a inserire in leggi omnibus articoli capaci di devastare il territorio. Ricorreremo e faremo impugnare anche questa norma». La cautela della sovrintendente di Palermo Adele Mormino cela appena la preoccupazione: «Il termine concesso è piuttosto contenuto ma siamo certi che, d'intesa con l'assessorato, riusciremo a evitare un'applicazione che possa causare danno al patrimonio siciliano». L'assessore ai Beni culturali Alessandro Pagano preferisce non parlare. Anche perché il padre dell'articolo è il suo collega di partito Mercadante. Che spiega la ratio: «Nessun intento speculatorio, concediamo alle soprintendenze 4 mesi che possono diventare 6, è un tempo congruo. Cerchiamo così di sollecitare, di non fare adagiare. Insomma, quegli uffici si devono dare una mossa».