"I fondi per larte inciviliscono, ma i miei colleghi sono fermi" La "Flagellazione" di Caravaggio fa continuamente le valigie ma dovrebbe restare a Capodimonte Santa Chiara chiusa (e poi riaperta) per clochard, la Villa comunale invasa dai rifiuti e con i prati rinsecchiti. La caccia ai monumenti maltrattati quanto a prede lascia solo limbarazzo della scelta. Lestate della cultura andata a male è cominciata con limbarazzo ed è finita con la vergogna. Rintracciamo su un vociante traghetto che fila tra le isole greche lo storico dellarte Nicola Spinosa, tra i protagonisti della cultura a Napoli fino a quando non ha lasciato il suo posto in soprintendenza. «Ora faccio il viaggiatore in pensione, allestero si ricordano di me». Ma una inestinguibile passione lo lega ai fatti della città. Sta per tornare, in veste di commissario per la mostra "Il giovane Ribera" che dal Prado dove resta fino al 28 agosto, viene nella Sala Causa del Museo di Capodimonte dal 22 settembre, con dieci opere in più rispetto alle 35 della mostra spagnola. Nellattesa di far vedere dei Ribera che non immaginiamo, Spinosa fa una serie di didascalie agli ultimi misfatti dei beni culturali napoletani. «Napoli ha bisogno di spinte, non di inerzia. Bravi i miei colleghi, ma preferiscono star fermi». La stagione turistica è stata deludente. I frati hanno chiuso Santa Chiara e riaperto solo con la polizia presente, mentre il degrado della Villa è sotto gli occhi di tutti. Cosa manca? «Lo so che i programmi sono stati abbastanza deludenti, un po perché le risorse a livello di ministero e di Comune sono state basse. Del resto il Mibac è da anni che non dà soldi ad aree archeologiche e soprintendenze. E si sa che ci vogliono fondi per pagare i dipendenti che vanno in ferie, altrimenti si devono pagare gli straordinari. Per quelli, fino a pochi anni fa ci siamo sempre avvalsi dei contributi della Regione Campania. Cè poi anche la questione dei fondi persi dalla soprintendenza di Capodimonte per errori amministrativi: cera un bando dai quali i nostri musei sono rimasti fuori, anche perché quel bando era abbastanza contorto». Che cosa è accaduto? «La soprintendente Mochi Onori aveva presentato progetti per tutti i suoi musei, invece sono passati progetti assurdi, come quello sulle opere darte contemporanea nei parchi della città: una proposta partita dalla soprintendenza regionale, dove non mi risulta vi siano esperti di arte contemporanea. Ma pazienza: abbiamo anche visto che dopo sei anni tutti i dipendenti del Pan sono stati mandati via senza tanti complimenti. Un piano verrà dato alla fondazione di Uberto Siola che fa corsi universitari, un altro a chi lo richiede, in posizione centralissima. Non mi stupisco: sapete che da due mesi le scale mobili di via Scarlatti non funzionano? La società che ha in gestione limpianto non viene pagata dal Comune, quindi si ferma. La stessa cosa è per la Villa comunale». Sì, ma i giardinieri il Comune ce li ha. Dove lavorano, altrove? «Dipende se i responsabili li fanno lavorare o no. Bisogna capire chi sono questi giardinieri: quando ero soprintendente quelli addetti alla Floridiana stavano con le mani in mano, fino a quando non chiamavamo lassessore. Lavoravano un po e poi scomparivano. Conosciamo landazzo di certi dipendenti pubblici. Come si può pensare di far fare tutte le scale a piedi per arrivare a San Martino, questo comporta una ricaduta anche in termini di turismo culturale. Quello che manca è una programmazione. Non possiamo farne una colpa al nuovo sindaco: è arrivato quando lestate era già cominciata. Il successo cè stato dove si è avuta iniziativa privata individuale. Come a Venezia: la Biennale non è andata bene, ma le tante mostre collaterali sì. Purtroppo Napoli non gode di queste fortune, non abbiamo fondazioni per la cultura, sebbene i costi abbiano anche un ritorno in termini di incivilimento». Lei avrebbe chiuso Santa Chiara? «La chiesa, come quella di San Domenico Maggiore dipende dal ministero dellInterno a cui fa capo il Fec, il Fondo per gli Edifici di Culto che si ricorda di queste grandi chiese monumentali solo per ordinare che la Flagellazione di Caravaggio vada in mostra a Mosca. O per polemizzare con Capodimonte dove il quadro è conservato, invece che a San Domenico, dicendo che Caravaggio non appartiene a Spinosa. Ma Spinosa è andato via, e la Flagellazione non è proprietà se non della città di Napoli perché il Merisi qui lha dipinto. Io ci ho costruito intorno lintero secondo piano di Capodimonte. Se il ministero dellInterno capisse che quel capolavoro non può andare in giro per il mondo: va bene Roma e quello schifo di mostra "Gli occhi di Caravaggio" dove non centrava niente, ma ora che debba andare fino a Mosca perché oggetto di uno scambio...spero che la soprintendente Mochi Onori convenga che la Flagellazione è un emblema di Capodimonte».