Lucia Rocco lucy.roccoyahoo.it UNA mattina d' estate, martedì 9 agosto 2011: si decide insieme, amici e parenti, di andare a visitare uno dei più interessanti siti archeologici di Napoli, il Parco del Pausylipon. Ligi alle regole, telefoniamo per prenotare la visita, così come previsto dal regolamento del parco. Il telefono squilla, ma nessuno risponde. Rimandiamo la visita a mercoledì 10 agosto, ancora il telefono trilla a vuoto, ci rechiamo quindi sul luogo. Il Parco archeologico del Pausylipon risulta chiuso, chiamiamo nuovamente il numero dell' ufficio competente, ma nessuna risposta. I turisti fuori al cancello erano già una quindicina alle 10 del mattino, c' era chi è andato via e chi invece ci ha voluto vedere chiaro. Il cartello esposto in bella vista, dal quale abbiamo ricavato che i dipendenti a servizio del turista sono comunali, non informava di nulla riguardo a chiusure straordinarie, pericoli incombenti o (ma sarebbe stato assurdo!) eventuali ferie dei dipendenti. Abbiamo quindi chiamato all' assessorato alla Cultura e al Turismo. La prima telefonata è stata a dir poco fuori luogo: la persona che mi risponde non sa nulla del sito, né tantomenoèa conoscenza del fatto che i lavoratori preposti al parco sono dipendenti comunali, chiedo quindi di parlare direttamente con l' assessore, la dottoressa Antonella Di Nocera. La Di Nocera mi risponde che ricopre l' incarico da soli 40 giorni, che non può sapere tutto e che «se volessimo interessarci di un monumento al giorno, chissà quanti ne rimarrebbero fuori per chissà quanto tempo». La quantità di beni culturali a Napoli dovrebbero essere un grimaldello per lo sviluppo della città e non un fardello, rispondo io. Ma il neosindaco non disse chei cittadini dovevano segnalare ogni disfunzione, ogni, anche se minimo, disagio al fine di aiutare la macchina comunale? Personalmente ho avuto la sensazione di aver fornito più un fastidio che un favore. Ormai di turisti pazienti, che volevano arrivare al nocciolo del problema, ne eravamo rimasti una decina. Decidiamo quindi di chiamare le forze dell' ordine. I carabinieri ci rimandano alla polizia e quest' ultima ci mette in contatto con la polizia municipale, con l' Unità operativa di Fuorigrotta. Dopo una decina di minuti arriva una volante. Due poliziotti, sconvolti per quanto stava accadendo, riferiscono alla centrale e chiedono informazioni riguardo i dipendenti del Parco assenti dal luogo di lavoro. Si esclude l' ipotesi di ferie selvagge, perché «essendo un sito turistico così importante, avrebbero fatto i turni, come da logica». Rimane in dubbio ciò che sta succedendo. Ore 12, ricevo una telefonata dall' assessorato e una mail di chiarimento. Svelato il mistero: la Soprintendenza ha la competenza archeologica sul sito, mentre il Comune la gestione. «Su indicazione della Soprintendenza in accordo con il Comune, è stabilita la chiusura estiva del sito dall' 8 agosto al 31 agosto. Questo è il motivo per cui non ha potuto purtroppo oggi visitare il Parco. Cordiali saluti, la segreteria dell' assessorato alla Cultura e al Turismo» (cito la mail che mi è stata gentilmente inviata). Non contenta della risposta, decido di indagare: perché mai la Soprintendenza avrebbe dovuto indicare al Comune la chiusura di uno dei Parchi archeologici, fiore all' occhiello della città? Cosa mai sarà successo? Lavori di restauro? In effetti alcuni tratti di affresco e stucco si stanno corrodendo per il sale, ma questa è un' altra storia. Telefono allora alla Soprintendenza e riesco addirittura a parlare con il dottor Del Vecchio, sostituto della soprintendente ad interim dottoressa Cinquantaquattro. Stavolta è veramente svelato il mistero, ma è così deprimente che decido di riferire a tutti quanto successo: gli ormai famosi dipendenti comunali addetti alla custodia del parco sono Lsu, che usano, da parecchi anni a questa parte, prendere i dovuti giorni di ferie tutti insieme nel mese di agosto. In mancanza di personale comunale addetto alla custodia del sito, la Soprintendenza per i Beni archeologici di Napoli e Pompei, non può che sottostare a questa situazione e chiudere il sito. La colpa quindi non è della Soprintendenza, ma di chi dirige questi lavoratori, perché in fondo, se il parco è chiuso e i turisti vanno via, delusi ma anche incavolati, chi se ne frega! Mica Napoli può credere di essere una città a vocazione turistica? Aspetto ancora paziente la svolta di Napoli, la rottura con il vecchio sistema di gestione della cosa pubblica e della macchina comunale, ma le speranze mi abbandonano ben presto quando assisto a questi episodi. Solo nel periodo in cui sono stata fuori al parco chiuso, almeno 15 persone sono arrivate e andate via, lanciando talvolta improperi e frasi del tipo «i soliti napoletani! Hanno il paradisoe se lo lasciano scappare!». La frustrazioneè tantae cresce quando all' assessorato non sanno che il sito è gestito dal Comune, e aumenta ancora quando si tenta di scaricare la colpa su altre istituzioni. Ho recepito in toto il messaggio del sindaco, voglio che la città rinasca, pulisco giardinetti e faccio la differenziata, vado in giro per la città visitando le bellezze che abbiamo ed, entusiasmandomene, capiscoi turisti stranieri che fanno migliaia di chilometri per venire a visitarle. Apprezzo l' invito del sindaco e della giunta che ci hanno «coinvolti» nella gestione della città, segnalando problemi, disagi e anche cose belle da tenerci care. Proprio per questo ho deciso di rendere pubblica la mia esperienza, di scrivere questa "Cronistoria di una mattina d' agosto", ovvero "L' assurda gestione del Parco archeologico del Pausylipon".