Cultura ed enti locali:un "patto" per guardare avanti. E un "cahier des doleances" per non tornare indietro: che mette sul banco degli imputati legislazione, fisco, burocrazia - con le loro inadeguatezze -, deficit di dialogo fra " centro" e "periferie". E i tagli alla finanza pubblica: il governo che tira la cinghia. Togliendo però il respiro a quell'Italia "minore" che proprio nella cultura, nel turismo e nell'ambiente coniuga sviluppo economico, lavoro, memoria collettiva, coesione sociale. Così si è chiusa ieri a Firenze, alla presenza del leader Cisl, Savino Pezzotta, la seconda conferenza nazionale degli assessori alla Cultura e al Turismo che in tre giorni ha richiamato 1.200 partecipanti. Meno tre: i ministri Urbani, Stanca e La Loggia. «Che ci avevano detto sì, poi invece non sono venuti. Un fatto di gravità inaudita - commenta Roberto Grossi, segretario generale di Federculture -. Forse il governo teme il confronto con gli enti locali su temi così importanti per il futuro del Paese?». Venerdì Urbani era venuto proprio a Firenze per affrontare con il sindaco Domenici la "querelle" , della nuova uscita degli Uffizi. «Per confrontarsi con i rappresentanti degli enti locali, invece, non ha trovato tempo...», nota Grossi. Ma torniamo al "Patto per la cultura": espressione delle organizzazioni dei Comuni, delle Province e delle Comunità montane, della Conferenza dei presidenti delle Regioni e delle Province autonome, di Legautonomie e Federculture - fissa alcuni principi e linee d'azione. Fra i primi: la cultura è diritto di tutti, il patrimonio culturale appartiene a tutti e non può essere venduto. Si impari a gestirlo meglio. Il "patto" mette nero su bianco l'impegno a promuovere la valorizzazione delle autonomie, le intese interistituzionali per nuovi progetti di gestione integrata di beni, servizi e attività culturali, il sostegno all'occupazione, alla nuova imprenditorialità, alla qualificazione professionale (sia nel privato che nel pubblico), la promozione delle tradizioni e delle culture locali (ma sempre nel quadro di una "identità civica" italiana) e, sul piano strategico, la creazione di modelli di distretto" turistico-culturale. Il "Patto" verrà illustrato il 20 marzo a Ciampi. Al dibattito, coordinato dal direttore del "Messaggero" Paolo Gambescia, non sono mancate forti prese di posizione. Come quella di Giuseppe Guzzetti, presidente Acri, che ha denunciato come la Finanziaria 2001 abbia modellato una camicia di forza che compromette l'autonomia delle "fondazioni". Pezzotta ha stigmatizzato «la crescente disuguaglianza nelle opportunità d'accesso» a beni e servizi culturali «tra famiglie benestanti e disagiate». Rilanciare la politica dei redditi, sostenere il potere d'acquisto, rinnovare i contratti di lavoro nei tempi giusti: queste le priorità additate dal leader Cisl, che ha parlato anche di promozione delle professionalità, crescita del terzo settore e federalismo "armonioso" come alternativa a una "devolution" che disarticola senza ricostruire.