Lucia Corsale Noto. Il personale chiude anzitempo l'area archeologica di Eloro, in provincia di Siracusa, e i visitatori, intrappolati all'interno, sono costretti a scavalcare il cancello. La spiacevole disavventura è accaduta, venerdì scorso, a 8 turisti che, in distinti gruppi, si erano recati a visitare la zona in questione. «Con mia moglie e mio figlio - racconta Lino Laudani - dopo aver fatto tappa alla Villa del Tellaro, intorno a mezzogiorno avevamo deciso di visitare l'area in questione. Arrivati dinanzi al cancello d'ingresso, nel grossolano avviso era scritto a mano: "Orario di apertura 9-13". Inoltratici per una disagevole salita, non asfaltata, siamo giunti di fronte ad una casupola in legno, sovrastata da una sorta di insegna, che conteneva la scritta "Direzione". Di fronte alla porticina un signore, di cui sconosciamo identità e ruolo, stava illustrando a tre giovani turisti la fisionomia dell'area. Ci siamo avvicinati per ascoltare la storia di quella pregevole zona che, posta all'estremità nord di Vendicari, contiene i resti di una piccola città fondata dai siracusani, presumibilmente, nel VII secolo a. C. L'area, com'è risaputo, racchiude, tra l'altro, l'ara di Demetra, i resti della cavea di un teatro, la cinta muraria e l'agorà». Continua Lino Laudani: «Dopo la breve sosta, abbiamo cominciato a perlustrare la zona, notando anche la presenza di un'altra coppia di turisti. Esterrefatti per lo stato di degrado di quei resti sommersi da sterpaglie, abbiamo intrapreso, così, la strada del ritorno, sino al cancello che, però, risultava chiuso col catenaccio. Erano le 12,50 e i tre ragazzi incontrati prima già da diversi minuti si stavano arrovellando per trovare una via di fuga. Abbiamo cominciato a valutare la possibilità di scavalcare il cancello, ma ci è sembrata un'impresa ardua, col rischio di infilzati dagli "spuntoni". Tuttavia, con tanta esitazione abbiamo effettuato la "scalata". Per far superare l'ostacolo al mio figlioletto di 10 anni, io e mia moglie lo abbiamo sollevato il più possibile da un lato, mentre di fronte i tre ragazzi si sono prodigati per afferrarlo. Scampato il "pericolo", per smaltire, almeno, la rabbia volevamo denunciare l'accaduto al proprietario del cellulare, il cui numero, scritto sempre a penna sul rudimentale cartello, prometteva aiuto in caso di emergenza. Digitato tale recapito, però, il telefonino è squillato a vuoto». Lino Laudani, che ci tiene a specificare come il suo intervento rifugga i toni della polemica, non vuole fare polemiche, spiega le ragioni della sua denuncia. «Innanzitutto - dice - vorrei capire le motivazioni di tale disservizio. Mi spiace che la splendida cittadina di Noto, sede dell'area archeologica in questione, e "culla" del barocco, si presenti agli occhi dei turisti in questa "dimessa veste". Spero che, per il futuro, non abbiano più a verificarsi distrazioni di tal genere. Non oso pensare cosa sarebbe accaduto se sotto il sole cocente e senza alcuna possibilità di riparo a restare "imprigionato" fosse stato un anziano». 25082011
SICILIA -Chiude anzitempo il sito i turisti restano prigionieri
A Noto, in provincia di Siracusa, un gruppo di 8 turisti, compresa una famiglia, si è trovato intrappolato all'interno di un'area archeologica chiusa al pubblico. La famiglia, composta da Lino Laudani, sua moglie e il figlio di 10 anni, si era recata a visitare la zona dopo aver fatto tappa alla Villa del Tellaro. Arrivati dinanzi al cancello d'ingresso, trovarono un avviso che indicava l'orario di apertura come 9-13. Tuttavia, il cancello era chiuso col catenaccio e i visitatori furono costretti a scavalcare il cancello per uscire.
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