Castelvetrano. Mentre il Parco archeologico di Selinunte (impropriamente chiamato Parco perché l'Ente non è mai stato istituito) affonda nell'incuria e nel degrado e mentre turisti, operatori e guide turistiche lanciano l'allarme e inviano ai giornali le lamentele che nei mesi estivi si fanno più copiose, oggi viene presentato un progetto per salvare Selinunte firmato dall'archeologo Valerio Massimo Manfredi, consulente del presidente della Provincia, Mimmo Turano. Alle 16,30 il governatore Lombardo sarà al Parco (e poi al sito archeologico delle Cave di Cusa) per fare il punto della situazione per salvare i templi e ipotizzare percorsi per il restauro e la loro valorizzazione. Con Lombardo e Manfredi, prenderanno parte al sopralluogo l'assessore regionale dei Beni culturali, Sebastiano Missineo, e il presidente Turano. Per Selinunte, lo aveva annunciato l'assessore regionale, sono stati stanziati otto milioni e mezzo di euro in 5 tranche: 2.376.000 euro sono destinati all'area di Malophoros, 2.821.000 euro al recupero dei templi «C» ed «E», 2.850.000 euro per il completamento del baglio Florio, 460mila euro per realizzare un teatro e 233mila per attività artistiche. Ma lo stato di degrado in cui il Parco si trova dovrebbe avere la priorità su qualunque altro progetto. La mancanza di personale ha fatto sì che sia diventata un'area ricoperta da erbacce e arbusti, abitata da insetti e zecche. E con i suoi 270 ettari di estensione, è il più grande d'Europa. Il consigliere provinciale Santo Sacco (Pdl) anche ieri è tornato a puntare il dito contro l'abbandono del sito: «I rovi seppelliscono la maggior parte dei resti della colonia greca che dovrebbe essere il fiore all'occhiello e offre invece ai turisti uno spettacolo indecoroso. Il sito non è mai stato disinfestato per evitare la proliferazione delle zecche, portate dai branchi di cani che si possono incontrare lungo la visita. Le palme non vengono curate e il viale che dall'ingresso del Parco conduce al tempio di Hera, davanti al quale si tengono degli spettacoli estivi, non è illuminato bene e questo mette a rischio l'incolumità delle persone». E i turisti rincarano la dose; la conferma arriva da un albergatore che non vuole rendere nota la sua identità. «I turisti - dice - dopo aver visitato il Parco si lamentano regolarmente. Non ci sono fontanelle di acqua, tranne una all'ingresso, i servizi igienici sono pochi, distanti chilometri gli uni dagli altri e sono sporchi, mentre i percorsi sono sterrati e tutti sconnessi. L'area del sito, che potrebbe essere tenuta come un giardino sempreverde, è arida e piena di sterpaglie». Oggi, nel progetto di rivalutazione, si parlerà probabilmente anche di questo. mariza d'anna margherita leggio 25082011