Un anno fa l'annuncio di Alemanno: non è cambiato niente "Vogliamo demolire Tor Bella Monaca". Era il 22 agosto dello scorso anno quando il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, pronunciò questa frase. Con quelle parole apriva un'operazione da un miliardo di euro, interamente a carico dei privati, da realizzare in 57 anni. Dopo dodici mesi le 14 torri alte 15 piani, che caratterizzano questo quartiere di edilizia popolare, sono ancora perfettamente al loro posto. Eppure non mancherebbero i motivi per abbatterle o quanto meno per risanare la zona. Periferia disagiata, costruita nei primi Ottanta, oggi Tor Bella Monaca conta 28mila residenti. Vivono per la maggior parte in palazzoni, per oltre il 50 di proprietà comunale, composti da moduli prefabbricati che nel corso degli anni si sono velocemente deteriorati. Dopo un anno non è stata fissata alcuna data di inizio dei lavori. Più volte Alemanno ha annunciato l'apertura dei cantieri del primo lotto, che comprende le 4 torri del comparto R8, tra la fine del 2011 e i primi mesi del 2012. Ma per far partire i lavori sarebbe necessario il voto dell'Assemblea Capitolina, perché il progetto richiede una modifica del Piano Regolatore. Invece il testo è fermo in Commissione Urbanistica. L'unico atto ufficiale rimane la delibera approvata a metà febbraio dalla giunta capitolina, che avvia l'iter di riqualificazione sulla base del progetto realizzato da Leon Krier. Il suo masterplan immagina un quartiere modello con case di 45 piani. Un progetto che concede premi di cubatura agli investitori disposti ad accollarsi l'onere della demolizione delle torri: porterebbe quasi al raddoppio della volumetria complessiva, da 2 milioni di metri cubi a 3,5. Non ha fatto meglio il Municipio VIII, guidato da una maggioranza di centrodestra. Dopo l'istituzione di una Commissione di confronto con i cittadini ha aperto un ufficio informazioni sul masterplan. "A gestire l'ufficio denuncia Fabrizio Scorzoni, ex presidente del Municipio e ora capogruppo Pd c'è Rita De Angelis. Si tratta di una candidata del centro-destra alle ultime municipali che non ha alcuna competenza urbanistica". Per Scorzoni "è paradossale che a dare informazioni sul masterplan ci sia una ex occupante senza titolo delle case popolari. Ho presentato tre interrogazioni a riguardo sottolinea ora la sua posizione abitativa è stata sanata. Le avevano affiancato un architetto comunale, ma dopo pochi mesi è andato via, perché di fatto questa signora ha trasformato un ufficio pubblico in un luogo in cui si fa propaganda di partito". Tanta inattività contrasta con le dichiarazioni ufficiali di Alemanno, in cui la demolizione e ricostruzione di Tor Bella Monaca appare sempre come una priorità. "Va demolita, rasa al suolo aveva tuonato dalle Dolomiti Corviale invece è un altro discorso". Inspiegabilmente nel caso del cosiddetto "serpentone" la sua posizione non converge con quella di Teodoro Buontempo, assessore alla Casa della giunta Polverini, desideroso di demolire l'edificio di edilizia popolare lungo un chilometro. In ogni caso, non si dica che a destra sono contro i grattacieli. A giugno dello scorso anno il sindaco disegnava una skyline della capitale fatta di periferie con "città giardino e grattacieli, magari anche con più di venti piani". Seppur finanziata con fondi privati, la riqualificazione di Tor Bella Monaca sarebbe una delle poche iniziative urbanistiche avviate dall'amministrazione Alemanno. Tutte le grandi infrastrutture in corso di realizzazione nella capitale sono state progettate dalle giunte Rutelli-Veltroni: dalla Metro C, alla "Nuvola" di Fuksas, fino alla nuova stazione Tiburtina. Ora, dopo tre anni e mezzo di proclami, il sindaco annuncia che a gennaio finalmente sarà abbattuto il muro della teca dell'Ara Pacis che "copre le chiese barocche". Da sempre contrario all'opera di Richard Meier, nel 2006 Alemanno sostenne addirittura che, se fosse diventato sindaco, avrebbe "smontato e rimontato in periferia" la teca. Magari proprio a Tor Bella Monaca.