Ancora un furto allateneo di Foggia. Sparite le statue di Eracle e Afrodite Il rettore Volpe: una forma di barbarie alla quale è necessario porre urgente rimedio "Una forma di barbarie alla quale è necessario porre rimedio". Sono queste le parole di Giuliano Volpe, rettore delluniversità di Foggia, dopo aver appreso la notizia dellennesimo furto messo a segno nei locali della facoltà di Lettere e Filosofia, nel cuore del centro storico. Questa volta, però, non sono stati computer o apparecchiature informatiche ad impoverire le aule e gli uffici della facoltà di via Arpi; nemmeno lesiguo incasso dei distributori di snack e bevande. Approfittando della chiusura estiva, della vigilanza ridotta e delle impalcature che avvolgono il terzo plesso della struttura universitaria, i ladri hanno raggiunto il laboratorio di archeologia e sottratto una serie di importanti reperti archeologici, insieme ad un nuovissimo e voluminoso generatore di elettricità di proprietà della società ArcheoLogica, spin-off di ateneo. Dai primi riscontri, risulterebbero trafugate due statuette di età romana in marmo, risalenti al II-III secolo d. C., raffiguranti rispettivamente Afrodite ed Eracle, un capitello in calcare del V secolo d. C. e unanforetta del V-VI secolo d. C., reperti provenienti dagli scavi della villa romana e delle chiese paleocristiane del sito di San Giusto, nel territorio di Lucera. Sparita anche una colonnina di marmo del VI secolo d. C. rinvenuta nella chiesa paleocristiana di San Pietro, a Canosa: tutti scavi condotti dallUniversità di Foggia e diretti dallo stesso Volpe, tra il 1995 e il 2005. A questi reperti si aggiungono quelli restituiti da recenti scavi effettuati per conto della Soprintendenza per i Beni archeologici della Puglia dalla stessa ArcheoLogica in località Masseria Amendolara, nel territorio di Deliceto, consistenti in corredi di sepolture di età romana. Le indagini in corso stanno verificando leventuale asportazione di altri materiali: i ladri, probabilmente poco esperti in materia, hanno frugato in diversi luoghi e cassette, spesso smembrando contesti da poco trasferiti nei nuovi locali adibiti a laboratorio archeologico. Impossibile quantificare il valore economico dei beni trafugati, tantomeno quello storico e culturale. I carabinieri del Nucleo tutela patrimonio culturale hanno effettuato numerosi rilievi nel laboratorio di archeologia recuperando tutti gli indizi utili, mentre le immagini dei reperti trafugati sono state già inserite nella banca dati dei beni illecitamente sottratti rendendoli di fatto difficilmente commerciabili sul territorio nazionale. «Si tratta di un altro segnale dellormai insostenibile situazione di insicurezza e degrado sociale, economico e morale in cui versa il capoluogo dauno e in particolare il centro storico» ha affermato il rettore, Giuliano Volpe. «Si continuano a colpire le scuole e le università, privando i docenti e gli studenti di strumenti di lavoro e di dati importanti. Questo furto mi preoccupa e addolora particolarmente, sia come rettore che come docente e archeologo, perché costituisce un grave danno al patrimonio culturale e alla ricerca. I materiali sottratti, molti dei quali già oggetto di studio e pubblicazione, provengono da importanti scavi condotti nel corso degli anni dalla nostra équipe e rappresentano una grave perdita per lintera società della Daunia».