«È forse nostro il Duomo? No!». È con questa dichiarazione che Matteo Renzi si è smarcato dai giornalisti che gli chiedevano conto del Priority Pass introdotto dall'Opera del Duomo per l'ingresso in cattedrale. Sul piano burocratico, naturalmente, il sindaco ha ragione: non si può chieder conto a lui di questa ennesima gaffe fiorentina, perché il Comune non amministra la Cattedrale (ma, si potrebbe chiosare con un po' di malizia, neanche San Lorenzo, se è per questo). Ma il fatto è che, su un piano appena un più profondo, il Duomo invece è proprio 'nostro': di tutti i fiorentini. Dei fiorentini del passato, del presente e del futuro: e dei fiorentini di ogni fede religiosa. Anzi, da centocinquant'anni il Duomo è di tutti gli italiani, e da qualche decennio non è esagerato dire che appartenga all'umanità. Nessuno dei grandi monumenti medioevali e rinascimentali di Firenze è totalmente sacro o totalmente profano. Il monogramma di Cristo che sfolgora sulla facciata di Palazzo Vecchio rende anche cristiano il luogo simbolo del potere cittadino, non meno di quanto il monumento pittorico a Dante (il quale non è un santo e non è sepolto lì) che si trova in Duomo rende la Cattedrale anche un tempio laico. La parola chiave per spiegare questa felice mescolanza è l'aggettivo "civico". Il Duomo, con la sua cupola che copre «con sua ombra tutti i popoli toscani» (nelle celebri parole di Leon Battista Alberti), è in effetti uno straordinario monumento civico, costruito da una intera città per rappresentare se stessa. È esattamente questo che vuol dire la Costituzione quando (all'articolo 9, tra i principi fondamentali) dice che la Repubblica tutela "il patrimonio storico e artistico della nazione " (formula che comprende sia quello di proprietà pubblica, che quello di proprietà privata). Lo tutela non perché sia bello, o perché sia redditizio sul piano del turismo: lo tutela perché quel patrimonio è uno dei segni più visibili della nostra identità civile costruita in secoli e secoli. E, in tempi in cui le differenze economiche tra i cittadini si vanno drammaticamente accentuando, il patrimonio artistico pubblico ha anche una funzione perequativa della quale troppo spesso ci dimentichiamo. Chi non possiede seconde case, yacht o guardaroba griffati, e perfino chi è indigente, possiede almeno in quanto cittadino e dunque sovrano il Duomo di Firenze, il Ponte di Rialto o il Museo di Capodimonte. E la comune comproprietà di questi beni straordinari ci rende tutti eguali nella dignità, annullando differenze sociali, culturali ed economiche. Ed è per questo che in paesi per certi versi più civili (come la Gran Bretagna) nei musei statali si entra gratis. Da noi, ormai, si fa pagare anche per entrare in chiese monumentali: una malcelata simonia che riesce a vanificare contemporaneamente il significato civile e quello religioso di questi indispensabili polmoni dello spirito. Non importa se sia stata l'Opera del Duomo, la società concessionaria o semplicemente un effetto del gran caldo. Quel che importa è che l'incidente sia dimenticato in fretta, e che in Duomo si continui ad entrare gratuitamente, e senza differenze. Perché è a questo che serve, il Duomo: a farci tutti eguali. Tomaso Montanari
FIRENZE - Di chi è il duomo, e la card saltacorda
Matteo Renzi si è scaglionato dai giornalisti che gli chiedevano conto del Priority Pass introdotto dall'Opera del Duomo per l'ingresso in cattedrale. Il sindaco ha ragione su un piano burocratico, ma il fatto è che il Duomo è 'nostro' e appartiene a tutti i fiorentini, indipendentemente dalla fede religiosa. Il Duomo è uno straordinario monumento civico costruito da una intera città per rappresentare se stessa. La Costituzione tutela il patrimonio storico e artistico della nazione, non solo per la bellezza o il turismo, ma anche per la nostra identità civile. Il patrimonio artistico pubblico ha una funzione perequativa e rende tutti eguali nella dignità.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo