Il Piano Casa 2011 della Regione Lazio modifica quello del 2009. Il principio di fondo, potendone ricavare uno, è la legalizzazione delle pratiche più abituali - l'ampliamento delle metrature, il cambio della destinazione d'uso - con cui si manifesta l'abusivismo edilizio all'italiana (il Lazio ne è una della maggiori roccaforti), in modo da poterle impiegare, per esempio, anche nell'Agro Romano, sottoposto a vincolo dal precedente ministro dei Beni Culturali. L'attuale ministro ha commentato subito: "Provvedimento incostituzionale". I promotori del Piano gridano allo scandalo e alla lesa maestà regionale. .Nun facce ride., si dice a Roma. Poteva anche non commentare, il ministro, riservandosi comunque di agire per quanto gli compete, ma ha fatto benissimo a indicare, non solo ai laziali, un limite di tollerabilità. Il Piano va in una direzione non conciliabile con la legislazione statale a tutela del territorio: è l'ennesima volta che capita con le istituzioni locali, non se ne può più. Finché non si prevederà il decadimento automatico dalla carica per chi cerca di scavalcare la legge nazionale, l'ammonimento del ministro è davvero il minimo che si possa ricevere. Anche perché denuncia un problema evidentissimo: a Roma e nel Lazio, la politica, da qualunque parte provenga, continua a offrirsi prona alla potentissima lobby dei palazzinari, ora anche finanziaria. Se Comune e Regione stanno rappresentando gli interessi di alcuni piuttosto che di tutta la loro cittadinanza, è giusto che in suo soccorso intervenga Io Stato. Senza limitarsi a fornire il lubrificante, come alcuni vorrebbero.
LAZIO - Ministro, fermiamo i palazzinari romani!
Il Piano Casa 2011 della Regione Lazio modifica quello del 2009, legalizzando pratiche abusivistiche edilizie. Il ministro dei Beni Culturali ha dichiarato il provvedimento "incostituzionale" e ha indicato un limite di tollerabilità. Il Piano va in una direzione non conciliabile con la legislazione statale a tutela del territorio. Il ministro denuncia un problema evidente: la politica locale è prona alla lobby dei palazzinari e sta rappresentando gli interessi di alcuni piuttosto che di tutta la cittadinanza. L'intervento dello Stato è necessario per correggere questo stato di cose.
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