Alla fine persino il ministro della Cultura, Giancarlo Galan, la butta sul ridere. Ma qualche precisazione la fa. «Anche per non perdere l'anima ridanciana dei napoletani» scrive in una nota affidata in serata alle agenzie «trattandosi di un grande gioco metropolitano, dichiaro la mia disponibilità a far circolare per il Museo Archeologico Nazionale i ghostbusters, però gli autentici "Ghostbusters", quelli della prima divertentissima edizione cinematografica, non esclusa - s'intende - la stupefacente Sigoumey Weaver». Be', per stanare il piccolo Belfagor in gonnella gradiremmo pure i sornioni Bill Murray e Dan Aykroyd, con tanto di incalzante colonna sonora. II pasticcio c'è stato. Complice il bafuogno agostano, il fantasma del cantiere poteva essere una brezza misericordiosa, invece è diventata una querelle velenosa. Galan ha cercato una pezza a colore per uscirsene con eleganza dalla polemica con la soprintentenza sull'invio di acchiappafantasmi, dopo la denuncia fatta con un'immagine pezzotta. In una nota pomeridiana aveva spiegato: «Confesso che nell'apprendere le notizie extramuseali provenienti da Napoli mi sono detto che c'era ben poco di cui sorridere. E questo per almeno tre buoni motivi: la gloriosa storia dell'archeologia partenopea; la serietà dell'amministrazione pubblica nel settore culturale; il rispetto che va portato sempre e comunque a ciò che Napoli è ed è stata». L'architetto Oreste Albarano, con la foto dell'ectoplasma in mano, aveva strappato proprio al ministero l'invio di ispettori nel cantiere. E Galan lo ha scaricato: «Dispiace che simili irritualità siano avvenute nell'ambito di lavori avviati su progetti che utilizzano finanziamenti europei. Progetti che mi auguro non provochino negativi sbalordimenti a chi dovrebbe essere sbalordito semplicemente dall'assoluta correttezza tecnico-amministrativa e dalla indiscutibile competenza scientifica di ogni soggetto impegnato in simili attività». Poi, rivestendo panni più adeguati al suo dicastero, punta sui tesori del Museo: «C'è un'abissale differenza tra le possibili stravaganze della vita quotidiana all'interno di un cantiere e il mondo immaginario splendidamente documentato nell'Archeologico di Napoli, per esempio da immortali dipinti e sculture lì conservate. Ed è questo il patrimonio di arte e di storia affidato alla responsabilità culturale e amministrativa dello Stato». E ha ricordato l'incidente di qualche mese fa, quando davvero «si ruppero le giarretelle»: «Doloroso, infine, il danno reale subito lo scorso maggio da tre coppe di ossidiana esposte nel Museo, danno causato da un incidente che è il tipico incidente che può accadere quando viene danneggiato un qualunque oggetto in qualunque museo del mondo». Nessun ectoplasma nemmeno in quel caso. Semmai ce ne fosse stato qualcuno per Galan sarebbe stato di competenza del collega Brunetta.