Abolite tutto, tagliate i fondi per la politica, dimezzate il numero degli eletti in Parlamento e negli enti locali, ma per favore non toccate il ministro della Cultura Giancarlo Galan. Se non lo avesse fatto lui, infatti, ancora ieri, tra i nostri leader o esponenti istituzionali, nessuno avrebbe avuto la sensibilità di censurare la ridicola storia dei fantasmi al Museo. «Siate seri», ha detto Galan. Siate seri nel senso di abbiate rispetto di Napoli, perché non si possono ridicolizzare così una grande città, il suo grande patrimonio culturale, la sua storia. Evvivaddio. Duole che a parlare in questi termini sia stato solo un ministro non napoletano. I nostri hanno fatto, invece, le uniche due cose da evitare: o hanno taciuto o, come il sottosegretario Riccardo Villari, hanno parlato per aggiungere ridicolo a ridicolo. In una Napoli sotto tono, ma fuori misura, che perde sonoramente al Camp Nou contro il Barcellona ma già pensa ad una grande festa a piazza Plebiscito; che promette rivoluzioni ma è sull'orlo del dissesto comunale; che non ha attenzione per un Peppe Barra ma spende 70o mila euro per «Un'opera da tre soldi»; ecco, in una Napoli così, ci mancava solo il sottosegretario Villari. Ieri, intervistato dal Mattino, con sincero spirito postilluminista, Villari ha preso per buona la storia dei fantasmi e, anzi, si è compiaciuto con chi l'ha tirata fuori, l'architetto Oreste Albarano, militante del Partito del Sud, filoborbonico dichiarato e non nuovo a colpi di teatro di pulcinellesca ispirazione. In questa calda estate, Villari ha avuto persino il tempo di convocarlo per concordare non sappiamo quale lucida strategia. La filosofia del sottosegretario è l'esatto opposto di quella del suo ministro. La storia del fantasma è servita a smuovere le acque? Ha incuriosito i turisti? Servirà forse a sbloccare i fondi per il restauro? E allora ben venga il monaciello, sospira Villari. E ben vengano, dunque, i ghostbusters convocati dall'architetto Albarano. I quali non sappiamo se saranno tecnologicamente attrezzati odi vecchia maniera; se misureranno le onde elettromagnetiche o utilizzeranno carte e tavolino, né se saranno ingaggiati con un concorso internazionale o a trattativa privata. Ma poco importa ormai. Ieri nello scrivere queste stesse cose sul blog del Corriere del Mezzogiorno avevamo messo in guardia da un pericolo: attenzione, perché ci ritroveremo senza monacielli ma con molti «coppetielli» dietro la schiena. E i «coppe-tielli», come tutti ben ricordano, se li beccavano gli scemi del paese. Ma perché, a parte Galan, tutti gli altri hanno taciuto? Forse per disattenzione, forse perché impegnati su altri fronti. E tuttavia genera qualche sospetto il fatto che l'architetto Albarano sia un noto rappresentante di un partito che si è presentato alle ultime elezioni nello schieramento di de Magistris. Poteva il sindaco prendere le distanze da un suo grande elettore? Colpisce, infine, che in lista con de Magistris ci fossero sia i giacobini dell'istituto di Geranio Marotta, sia i filoborbonici alla Albarano, il quale, tanto per capirci, considera Mazzini, Garibaldi e Cavour una «masnada di fetenti». Se tutto fa brodo per raccogliere consensi, non tutto fa brodo per salvare una città. E dunque basta con questi fantasmi. E siate seri, se potete.
NAPOLI Grazie ministro
Il ministro della Cultura Giancarlo Galan ha espresso preoccupazione per la storia dei fantasmi al Museo di Napoli, che è stata censurata da alcuni leader istituzionali. Galan ha chiesto di essere serio e di rispettare la città e il suo patrimonio culturale. Il sottosegretario Riccardo Villari ha preso per buona la storia e si è compiaciuto con l'architetto Oreste Albarano, che ha convocato Villari per discutere della storia. La filosofia di Villari è l'esatto opposto di quella di Galan. Albarano è un filoborbonico e ha presentato il suo partito alle elezioni con un elenco che includeva giacobini e filoborbonici.
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