La crisi dei musei napoletani? È l'ennesima forma di autolesionismo italiano. Siamo incapaci di leggere la cultura come una risorsa economica da sfruttare fino all'ultima goccia. Eppure, vorrei chiedere alla classe dirigente nazionale e locale cosa sarebbe il turismo campano senza il Museo Archeologico. Chi si fermerebbe a Napoli?». Francesco Abbate, docente universitario ed autore di una monumentale storia dell'arte medievale meridionale in 5 volumi - dai Longobardi all'Unità d'Italia -, edita da Donzelli, è un fiorentino dal cuore meridionale. «Napoli - dice - tra le città d'arte italiane non è seconda a nessuna. I musei che chiudono e il personale che non viene rimpiazzato sono cose che fanno male all'Italia». Professore, come si è giunti a questo stato di crisi dei musei napoletani? «I tagli ai fondi della cultura non sono cosa di oggi. Non credo che l'attività del Ministero dei Beni Culturali sia stata delle migliori negli ultimi anni». A cosa si riferisce? «Al fatto che è in atto un progressivo smantellamento e svuotamento di competenze delle Soprintendenze e la situazione si è aggravata oggi con la crisi economica». Come se ne esce? Aprendo i musei su prenotazione? «Un turismo d'élite come quello proposto da Sgarbi non funzionerebbe, la fruizione deve essere larga per essere remunerativa. Sarebbe auspicabile, piuttosto, che in questa fase fossero gli enti locali, Comuni e Regioni, a farsi carico della conservazione e della tutela del patrimonio artistico nazionale. Anche per questo, la chiusura del Madre a Napoli è stata sicuramente un sintomo di fallimento. La nuova giunta comunale dovrebbe intervenire in prima persona». Il giudizio, quindi, finora è negativo? «In parte. Ci sono stati fallimenti come il Pan, che in questi anni è stato inesistente, non ha inciso nella cultura della città. Farebbe bene, invece, a dotarsi di mostre stabili. È triste che un edificio così grande come Palazzo Vercelli resti sotto utilizzato, quando potrebbe fungere da volano per la divulgazione dell'arte napoletana contemporanea degli ultimi 50 anni». E la nota positiva, invece? «Certamente il Museo di Capodimonte. Sotto la guida di Nicola Spinosa ha raggiunto un livello internazionale. Spero che i suoi successori proseguano sulla stessa strada». Il blocco del turn over per il personale da parte del Ministero certo non aiuta... «Ci sono strade alternative: la videosorveglianza, per esempio. Quando ero alla Soprintendenza di Napoli, negli anni '70, ho proposto di trasformare la figura del custode in operatore tecnico. Una metamorfosi che è avvenuta solo in parte. C'è un'intera fetta di personale entrata senza controlli negli anni scorsi che andrebbe riqualificata. Oggi si ritrova senza le competenze necessarie, il che è frustrante anche per chi l'ha assunta».
NAPOLI - Strutture in crisi? La soluzione è la videosorveglianza Francesco Abbate, docente universitario all'Orientale, storico d'arte medievale
Francesco Abbate, docente universitario e autore di una storia dell'arte medievale, esprime la sua preoccupazione per la crisi dei musei napoletani. Secondo di lui, la chiusura del Museo Archeologico di Napoli è un sintomo di fallimento e richiede intervento della classe dirigente nazionale e locale. Abbate sostiene che il turismo a Napoli dipende in gran parte dal Museo Archeologico e che la sua chiusura potrebbe avere conseguenze negative per l'economia locale. Inoltre, critica il blocco del turn over per il personale da parte del Ministero dei Beni Culturali, che ha portato a una mancanza di competenze tra i dipendenti.
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