Foto di ectoplasma desta scalpore all'Archeologico. Moltissimi visitatori aprono la caccia allo «spettro» Vetrine rotte, oggetti spostati, attrezzi spariti al Museo Nazionale. Tra le mura cinquecentesche abitano i fantasmi? «Ridicolo», taglia corto Valeria Sampaolo, direttrice del Museo. «Stiamo parlando del nulla». Eppure da ieri non si discute di altro, all'Archeologico. Dai custodi ai visitatori, è caccia allo spettro. Non si tratta di creatura orrenda però. Il fantasma in questione è giovane, grazioso, dalle leggiadre sembianze femminili. Una ragazzina che ricorda la fanciulla de «Las Meninas» di Velazquez. Sì, perché stavolta del fantasma non c'è solo il sentore o qualche racconto di seconda mano. Stavolta esiste addirittura la foto dell'ectoplasma. Scattata col cellulare dall'architetto Oreste Albarano e pubblicata dal «Mattino» di ieri, l'immagine sarebbe la prova inequivocabile della presenza soprannaturale. Come spiega la vicenda l'autore della foto? Albarano, nominato dal ministero dei Beni culturali come responsabile dei lavori in corso al Museo napoletano, giura seppure appare difficile credergli di essere professionista laico e non superstizioso, meno che mai incline al gusto dell'esoterico. Eppure ha dovuto arrendersi, dichiara, all'evidenza di mille piccoli imprevisti accaduti nel cantiere. Inspiegabili, a quanto pare. E dopo aver scattato la foto ha chiamato a soccorso «gli esperti», ovvero i «gosthbusters» del ministero. Apprendiamo così che esiste un ramo di dipendenti pubblici specializzati in presenze fantasmatiche. Ne sapeva qualcosa la direttrice Sampaolo? «Ma come è possibile?» si infuria con spirito tutto illuministico. «Ma dove mai si è visto uno specialista in qualcosa che non esiste? Non mi risulta proprio che ci siano tali figure professionali, meno che mai al Ministero. E poi questa pseudofoto è una cosa vecchia...». Cioè? Non si tratta di una novità? «No, girava tra i custodi già l'anno scorso in estate. Sorge il sospetto che qualcuno abbia cavalcato la diceria». L'architetto? «Non so, ma se si guarda bene a me sembrano solo sacchetti di cemento sovrapposti». Potrebbe essere un modo per fare pubblicità e sbloccare così i fondi per ultimare i lavori? «Sarebbe da piangere se così fosse, sarebbe un segnale dello stato di degrado morale in cui versano Napoli e l'Italia intera». Stesso tono secco nella smentita della soprintendente Teresa Elena Cinquantaquattro che definisce «del tutto infondata» la notizia della presenza di un fantasma al Museo. «E non ci sono ghostbusters in arrivo mandati dal ministero dei Beni culturali. Le dichiarazioni di Albarano sono sue personali, i lavori di restauro del Museo riguardano una nuova ala, sono finanziati con fondi europei e sono in fase di completamento. Terminati per una parte, si aspetta una seconda tranche di risorse per completarli». Quello che è vero, intanto, è il danno derivante dal crollo di una vetrina contentente due coppe di ossidiana. «Evento davvero incomprensibile», osserva Sampaolo, «ma non per questo opera di fantasmi. Un cedimento mai accaduto prima: le vetrine sono sperimentate dagli anni Ottanta. Questa sì che è una cosa seria, c'è un'inchiesta in corso e i danni sono rilevanti». La direttrice è infastidita non poco dell'eccitazione registrata ieri all'Archeologico: «Sono arrivati giornali, televisioni. Accadesse lo stesso per le tante cose straordinarie che facciamo...». Il fantasma, insomma, non è apprezzato dai vertici del Museo come insolito testimonial, mentre tra i visitatori c'è chi si entusiasma: «Peccato non averlo incontrato», si rammarica una turista americana del Connecticut, «mi sarebbe piaciuto conoscerlo e poi avrebbe portato una ventata d'aria gelida in questa giornata da quaranta gradi».