Il Commento IL RISCHIO che a pagare la crisi economico-finanziaria in atto sia anche l'ambiente, è concreto. Il cemento come volano per la ripresa è nella tradizione anche se di solito a guadagnare è soltanto il profitto d'impresa e a perdere è il paesaggio. C'è quindi da temere un'accelerazione del piano di stravolgimento dell'habitat, che negli ultimi quindici anni ha già distrutto il 17 per cento della superficie agricola. PIÙ CHE GIUSTIFICATO, quindi, l'allarme che in queste settimane le associazioni ambientaliste, da Italia Nostra al Fai, dal Wwf a Legambiente, fanno suonare da Nord a Sud. Non c'è regione, infatti, che non sia rosa da quello che Salvatore Settis ha efficacemente definito «il tarlo del cemento». Abbiamo veramente necessità, bisogna chiederci, di quelle valanghe di autostrade, superstrade, complanari, Tav, lottizzazioni, porti turistici che, almeno sulla carta, stanno scrivendo la preposizione ex davanti a Bel Paese? In un momento in cui milioni di italiani devono fare a meno delle sicurezze sociali costruite in cinquant'anni, di un tenore di vita sostenibile, siamo sicuri che sarà il Ponte sullo Stretto a tenerci a galla? Oppure il prolungamento dal Vicentino a Rovigo dell'autostrada un tempo nota come Pi-Ru-Bi? Sarà realizzando l'autostrada Tirrenica da Rosignano a Civitavecchia che potremo dirci un Paese moderno? A QUEST'ULTIMA, Italia Nostra ha dedicato il suo ultimo dossier. Ambientalisti, docenti universitari, economisti spiegano - dati alla mano - l'insostenibilità economica e paesaggistica di un progetto che, "impossessatosi "dell'Aurelia, averla trasformata in autostrada, imbrigliata con complanari e bretelle, presenterà poi il conto: 2miliardi e 300 milioni di euro (aumenti a parte). Il tutto affidato alla società privata Sat (Società Autostrade Toscana), che dopo aver avuto la disponibilità a titolo gratuito del tracciato si rivarrà sugli automobilisti tramite pedaggio. Attualmente su quel tratto transitano 17mila veicoli al giorno, la Sat stima - per giustificare l'intervento che saliranno a 3lmila. Analisi ben più ponderate sembrano consigliare, sprattutto in tempi di crisi, un semplice adeguamento dell'Aurelia, affidato all'Anas. IN UN PAESE che rischia lo sviluppo zero, bisogna fare i conti anche con le infrastrutture. Stabilendo le priorità. Prima fra tutte quella dell'ambiente. E chiedere troppo?