Parla Letizia Franchina Al. Fae. Non sarà il suo campo, ma di restauri Letizia Franchina ne sa qualcosa. Nel curriculum vanta molti anni di servizio alla Soprintendenza delle Belle Arti di Siena, specializzata sui monumenti. L'abbiamo interpellata, ovviamente, su un affresco. Nonostante questo però, la studiosa qualche spunto di riflessione l'ha offerto. «Non è il mio campo quindi non posso dare pareri» premette, contando poi «che non sono a conoscenza del caso». Il caso è ovviamente l'Albero della Fecondità di Massa Marittima, ultimamente finito al centro del dibattito dopo che, terminati i restauri, in un punto sono spariti alcuni dettagli, ossia le foglie e la "sacca", come l'ha chiamata il soprintendente Mario Scalini, di uno dei frutti fallici. «Il fatto che il caso riguardi soltanto un punto vuol dire che il problema non è generale, ma del dettaglio» spiega Franchina, oggi assessore esterno del Comune di Scarlino con delega alle attività culturali. E se i dipinti non sono il suo campo («non posso dare un giudizio o un parere» ribadisce più volte), i restauri sì. In questo senso l'esperta propone una via per fugare ogni dubbio. «Durante i lavori di restauro vengono scattate foto per monitorare la situazione di un'opera. - spiega - Basta visionarle per capire cosa sia avvenuto». Spiegandole poi quanto successo, l'esperta balza sulla sedia quanto sente i nomi coinvolti in questa vicenda. «Giuseppe Gavazzi (a lui è stato dato l'incarico per riportare a nuova luce quell'affresco) è uno dei migliori restauratori che ci sono in giro - dice - e Alessandro Bagnoli (ispettore della Soprintendenza che ha seguito i lavori) è un tipo scrupoloso, quindi perfetto per questo incarico». Ciò nonostante quei particolari sono spariti. «Sono due le ipotesi che posso fare: o quel punto era particolarmente compromesso dalle infiltrazioni da non poterci lavorare, oppure quei dettagli erano un rifacimento precedente». Questa seconda ipotesi però lascia perplessi, perchè Gavazzi stesso, quando è stato chiamato a rispondere di quella "sparizione", ha detto di non ricordare il punto in questione al quale veniva fatto riferimento. Così come nessuno se n'è accorto prima dell'esposizione dell'Albero della Fecondità al pubblico. «È una superfice talmente vasta - continua Franchina - che un particolare può essere sfuggito durante il collaudo finale dei lavori», ovvero l'ultima ispezione prima della riapertura di un'opera.