Dopo quasi settant'anni il Complesso Monumentale di San Michele a Ripa Grande torna alle origini. Ieri pomeriggio Giuliano Urbani, ministro per i Beni culturali, Mario Ciaccia, presidente di Arcus, società per lo sviluppo di arte e cultura dello stesso ministero e Luciano Marchetti, direttore regionale per i Beni Culturali e paesaggistici, hanno presentato il piano che porterà alla rinascita completa delle botteghe artigiane appartenenti alla struttura. Alcune, già ristrutturate, sono già attive: fino al 23 dicembre ospiteranno una mostra sull'artigianato romano con esempi di lavorazioni, attrezzature d'epoca e oggetti d'arte. Il progetto vuole recuperare anche le lavorazioni tradizionali e l'operatività delle scuole di formazione professionale in arti e mestieri che stavano all'interno del Complesso. Coinvolgerà una ventina di botteghe e recupererà spazi espositivi per un totale di circa 600 metri quadri. «E' la prima iniziativa del tutto autonoma di Arcus - dice il presidente Ciaccia - La struttura sarà restituita alla piena fruibilità. È frutto anche di una progettualità autonoma della Società, mettendo insieme enti pubblici e privati. Altro nostro ambizioso progetto riguarda Villa Gregoriana a Tivoli, un gioiello da riportare in vita e una sfida che sosterremo insieme al Fai». «Questo luogo nasce nel segno di una collaborazione fra arte ed artigianato - sottolinea il ministro Urbani - come per tradizione italiana abbiamo fatto fino ad oggi. Una riprova è il sistema che ultimamente è servito a rilevare i punti di crisi nella Città Proibita a Pechino, nodi dove iniziare il restauro. Il macchinario è stato sviluppato grazie al concorso di artisti, tecnici e scienziati. Per ciò che riguarda la rivitalizzazione del San Michele, questo è un primo test cui seguirà molto di più». «Il Complesso è nato a fine '600 - racconta Luciano Marchetti - e le botteghe servivano ad istruire i giovani in situazioni disagiate verso alcune professioni». Fra XVI e XVII secolo il vagabondaggio e il gran numero di mendicanti erano fra le maggiori piaghe italiane. Vennero adottate alcune soluzioni e a Roma fu creato il Conservatorio per Ragazzi, istituito da Tommaso Odescalchi nel 1673 a piazza Magnana. La struttura fu poi trasferita a Ripa Grande dove nel 1686 sorse il primo embrione di quello che sarebbe diventato l'Ospizio Apostolico di San Michele. Dal pontificato di Innocenzo XII Pignatelli, l'impronta data al tentativo di soluzione di problemi assistenziali cambiò radicalmente nell'arco di trentacinque anni: si voleva appunto rieducare i giovani attraverso l'avvio ad una professione. Le manifatture del San Michele cresceranno con il tempo e saranno realtà importanti della produzione cittadina fino al 1870. «La rivitalizzazione di questi spazi - ha detto nel suo breve intervento Gianni Borgna, assessore capitolino alla cultura -è una tappa significativa per Roma e frutto di una forte collaborazione reciproca». L'avvio del progetto e la sua realizzazione ha visto infatti la partecipazione di tutti gli enti competenti per il territorio, Comune di Roma e Regione Lazio compresi. «Il Lazio è una delle regioni italiane in cui l'artigianato artistico e tradizionale mantiene ancora una quota importante - ha sottolineato Francesco Saponaro, assessore regionale alle Attività Produttive - Abbiamo rinforzato il sostegno al settore approvando quindici giorni fa il testo unico sull'artigianato. Sul San Michele si è fatto sistema in maniera concreta per raggiungere questo risultato».