STANDO alla convenzione fra Comune e costruttori, a San Siro doveva essere tutto pronto nel 2012: le vasche termali, le palestre, la spa, oltrea bar e ristoranti di corredo. Invece le ex scuderie De Montela San Siro, una struttura in stile liberty vincolata dalla soprintendenza ai beni architettonici, sono ancora in stato di totale abbandono. E le comunicazioni inviate dal consorzio di imprese che si è aggiudicato la concessione dell' area comunale per 35 anni sembrano mettere in seria discussione il futuro delle Terme Milano che lì dovrebbero sorgere. Rispondendo a interrogazioni di consiglieri comunali e di zona, il consorzio lo scorso inverno scriveva: «Siamo alla ricerca di investitori e gestori delle attività sanitarie», «abbiamo verificato che per ottenere i necessari crediti bancari occorre prestare garanzie onerose e pesanti nel tempo», e ancora «è evidente che l' iniziativa ha dato originea costi». In pratica, mancano i soldi. E sono tanti: 45 milioni, di cui 3 già spesi. A oggi, a quanto è dato sapere agli uffici di Palazzo Marino, la situazione non si è sbloccata. I tempi stringono: i lavori di riqualificazione e riconversione delle ex scuderie Anni Venti vicine all' ippodromo, secondo il contratto firmato fra Comune e privati, devono partire entro il 2011.E in consiglio comunale c' è chi chiede al consorzio di chiarire se sia ancora intenzionato a portare avanti il progetto o se si vada verso l' annullamento della convenzione, che prevede peraltro per le aziende (una ventina, in maggioranza milanesi), di versare già oggi 25mila euro al mese a Palazzo Marino. «Delle cosiddette Terme di Milano non c' è ancora certezza- dice il consigliere del Pd Rosario Pantaleo - siamo preoccupati, non vorremmo che, dopo anni di attesa, a una grande speranza si sostituisca una altrettanto grande delusione». Intanto, l' area di 16mila metri quadrati tra via Fetonte e via Achille,a due passi dallo stadio, va a pezzi. Le strutture dove un tempo riposavano i purosangue dei nobili De Montel sono divorate dall' incuria, fra crolli, allagamenti e l' assedio della vegetazione spontanea. Una scena molto differente dai rendering delle terme confezionati dall' architetto Giovanna Franco Repellini, ideatrice del progetto. L' appalto per la riqualificazione dell' area, ceduta al Comune dal costruttore Ligresti come onere per costruire altrove casee palazzi, è stato assegnato al Consorzio nel 2006. Da allora sono state chieste e ottenute le autorizzazioni all' Asl e alla Soprintendenza per fare il centro termale, sono stati puntellati alcuni edifici dell' ex scuderia per evitare crolli, ed è stato scavato un pozzo profondo 250 metri per prelevare quella «acqua scientificamente testata e di grande valore terapeutico» che dovrebbe fare la fortuna delle terme che (forse) verranno. Un' acqua pregiata al punto che Alessandro Germiniano, presidente del consorzio, l' ha anche brevettata: «È acqua bicarbonato calcica alcalina terrosa fredda», spiegava ancora lo scorso anno, assicurando che il progetto non si sarebbe comunque fermato. Poi, complice la crisi economica, sono arrivate le difficoltà finanziarie. L' assessore al Demanio, Lucia Castellano, attende dai suoi uffici una relazione sullo stato di avanzamento dei lavori e sulla possibilità per i privati di rispettare la convenzione. Per ora non risulta che nulla sia stato fatto e le previsioni, stando alle ultime dichiarazioni pubbliche del consorzio, non sono rassicuranti.