LA TENSIONE che si sta inopportunamente innalzando attorno all'evento di una manifestazione sportiva a Napoli forse non merita l'enfasi che da qualche giorno gli organi di informazione le stanno conferendo. Sicuramente meritano piani diversi di discussione il futuro dell'area di Bagnoli e la contingenza di una gara di vela. Non sarà la cosiddetta "responsabilità di amministrare" a poter mai determinare un mio mutamento di rotta, dopo decenni di battaglie per la tutela e il recupero dell'immagine naturale e storica della città, esplicitamente assorbite nella pianificazione urbanistica che vige a Napoli dal 2004 e a Bagnoli dal 1995. Anzi. Il sindaco de Magistris ha inteso sposare le ragioni della tutela e lo ha fatto con inequivocabile chiarezza durante la campagna elettorale, sortendo l'espressa condivisione degli elettori. Giova ricordare che la revisione delle norme urbanistiche era viceversa il leit motiv della coalizione politica contrapposta. Basterà questo per tranquillizzare tutti e ribadire che la linea di costa va recuperata così come dispongono la legge, la disciplina urbanistica e il decreto ministeriale che ne riconosce il valore paesaggistico e l'interesse costituzionale di salvaguardia? Aggiungo una riflessione: Napoli deve lavorare perché ogni giorno diventi un evento, una festa, un'opportunità di soddisfazione per i suoi abitanti nel riconoscersi con orgoglio suoi cittadini. Questo è "normalità". Altro è il coraggio delle scelte auspicato alcuni giorni fa in un intervento sulle pagine di questo giornale. Esso è stato già con orgoglio espresso attraverso una disciplina urbanistica discussa nella maniera più partecipata per dieci (utilissimi) anni. Va riconosciuto che, con l'occasione, de Magistris certo non potrà attuare in esatti nove mesi quel disegno urbanistico, non solo per un momento economico e un clima politico fuori confine non tra i più favorevoli. Se nel 2012 (tra i riferiti nove mesi) a Napoli dovesse svolgersi la gara velica, si sarà certo persa l'occasione di "sfruttare" l'evento, com'è avvenuto in altri paesi, per realizzare in maniera stabile e definitiva tutto quanto previsto dalla pianificazione. MA TANT'È, ciò non è affatto grave: si smonterà ogni struttura e si sarà comunque dimostrato che è possibile a Napoli (e non sulla colmata) attirare l'attenzione di un pubblico internazionale, che nel suo straordinario specchio d'acqua (e non sulla colmata) è possibile praticare sport a grandi livelli, che nell'eccezionale scenario di una città millenaria (e non sulla colmata) è possibile dare dimostrazione di grande accoglienza a migliaia di ospiti desiderosi di viverla. Intanto - e non dopo l'evento - si dovrà lavorare per la normalità, ivi compreso il recupero della linea di costa di Bagnoli, e per rendere concrete quelle aspettative alle quali la città non ha mai rinunciato, confidando in un nuovo modo di far politica e di amministrare, puntando sugli obiettivi e non piuttosto sui mezzi utilizzati sinora per (far finta di) conseguirli, anche a costo di rivedere gli strumenti (comprese pure le società partecipate) che hanno distratto tutti, spesso, sin nel più recente passato, dal fine concreto che dev'essere invece - e presto - una città accogliente, bella, libera, mediterranea, europea, internazionale: una città finalmente "normale" e che non può più aspettare. L'autore è assessore comunale all'Urbanistica