E' LA roulette delle caserme dismesse. Il governo ipotizza la vendita del patrimonio militare inutilizzato per garantire la copertura finanziaria della manovra. E Palazzo Vecchio teme almeno un allungamento dei tempi per le acquisizioni che il sindaco Matteo Renzi progettava di ottenere dal governo già alla ripresa di settembre. Acquisizioni come la ex Lupi di Toscana, ma anche l' ex distretto militare di piazza Santo Spirito e magari la caserma Perotti a Coverciano. Da ristrutturare e trasformare poi in alloggi popolari e funzioni pubbliche. «Se il governo vuole fare cassa con le caserme sarà il fallimento totale del federalismo», sbotta l' assessore alla casa Claudio Fantoni. «Mettendo in vendita le caserme il governo tradirebbe se stesso su un punto fondamentale del suo programma», aggiunge il responsabile casa. Ma il deputato fiorentino Pdl Gabriele Toccafondi, che nel pomeriggio dello scorso agosto ha incontrato il sottosegretario alla difesa Guido Crosetto, non usa toni così negativi. Anzi. «L' operazione è possibile, il sottosegretario che si occupa dei beni militari è pronto a discuterne a settembre. Sempreché siano d' accordo tutti», dice Toccafondi. Che siano d' accordo cioè, Comune, Provincia e Regione, visto che per un' operazione del genere l' impegno finanziario di Palazzo Vecchio difficilmente potrà essere sufficiente. E' già accaduto nei primi giorni di agostoa San Gimignano, primo caso di accordo con lo Stato per la cessione di una caserma. E Firenze, dove Renzi ha già messo a punto colpi inaspettati col governo (dagli accordi con il ministro Gelmini alla condivisione degli incassi museali) potrebbe essere la seconda, secondo il parlamentare Toccafondi. Del resto, proprio le caserme sono rimaste escluse dal «federalismo demaniale», cioè dall' elenco dei beni da destinare agli enti locali stilato alcuni mesi fa dell' Agenzia del demanio. Serve però un accordo economico: la cessione delle caserme dismesse dai militari non sarà fatta a prezzi di mercato, ma lo Stato pretende comunque di incassare qualcosa. Ed è pronto a rinunciare alle valutazioni di mercato solo in cambio di garanzie di destinazione pubblica del bene: il Comune in sostanza non può trasformare le caserme in case da vendere poi sul mercato, potrà invece ricavarci alloggi popolari e appartamenti da affittare a prezzi calmierati. Il sindaco Renzi ci crede ancora. Crede in un veloce accordo con il ministro della difesa La Russa. Almeno per la ex Lupi di Toscana, che già nel Piano strutturale appena approvato dal Comune viene considerata come area di trasformazione destinata ad alloggi popolari e affitti calmierati per giovani coppie. «Con i Lupi di Toscana potremmo ridurre drasticamente la lista d' attesa per gli alloggi popolari», ripete da tempo del resto Renzi. Ricordando che a Firenze sono quasi 4mila le famiglie in attesa di una casa del Comune. Mentre sono solo 120-130 gli alloggi che mediamente vengono riassegnati ogni anno. Renzi punta a chiudere quanto prima l' accordo per la ex Lupi di Toscana ma anche per l' ex distretto militare di piazza Santo Spirito. Mentre considera più difficile l' acquisizione della caserma Perotti a Coverciano, che tra quelle oggi inutilizzate è forse la più grande.
TOSCANA - Caserme, il Comune ne vuole tre
Il governo italiano ipotizza la vendita del patrimonio militare inutilizzato per garantire la copertura finanziaria della manovra. Il Comune di Firenze, guidato dal sindaco Matteo Renzi, teme che l'operazione possa rallentare le acquisizioni di beni pubblici. Le caserme dismesse dai militari potrebbero essere vendute al prezzo di mercato, ma lo Stato pretende comunque di incassare qualcosa. Il governo è pronto a rinunciare alle valutazioni di mercato solo in cambio di garanzie di destinazione pubblica del bene. Il Comune di Firenze potrebbe acquistare le caserme per trasformarle in alloggi popolari e funzioni pubbliche.
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