CLAUDIO Salsi, direttore del Settore musei del Comune, è giusto spostare il Quarto Stato come chiede l' assessore Boeri? «È un quadro vessillo per il suo valore simbolico, potrebbe stare dovunque ma è nato con una destinazione pubblica molto forte. C' è stata una grande riflessione, e anche sofferenza, quando abbiamo deciso di spostarlo dalla Gam al Museo del ' 900, dove ha acquisito una visibilità e una nuova potenzialità comunicativa che prima non aveva. Lo dicono i numeri dei visitatori». Perché lo avete portato al Museo del ' 900? «Non era collocato in uno spazio idoneo, non c' era la profondità per vederlo alla giusta distanza che richiede. Poi decisivo fu il fatto che nel Museo del ' 900 sarebbe stato valorizzato, più visibile al pubblico e infatti così è stato. Inoltre è un' opera di tale rottura che marca in maniera inequivocabile quella che sarebbe stata l' arte del ' 900 con quel suo mettere al centro il tema sociale, la marcia dei lavoratori». Ora però anche la nuova sede è criticata, anche lì lo spazio è ridotto, oppure non è così? «L' opera ha delle criticità che dipendono a mio avviso dalla presenza del vetro. È un elemento di sicurezza ma impedisce empatia con il quadro.E poi c' è l' incidenza della luce diurna sul vetro, soprattutto d' estate, che sicuramente è molto fastidiosa». Scusi, ma non potevate pensarci prima? «L' allestimento è stato realizzato d' inverno, le condizioni erano diverse, sono state fatte diverse simulazioni ma nonostante ciò i problemi permangono. In ogni caso non ho dubbi, il quadro sta meglio ora che alla Gam. In una posizione centrale, con la rampa aperta dalle 9.30 fino a mezzanotte tutti i giorni gratuitamente, anche a museo chiuso, la fruizione è favorita. I problemi tecnici si possono risolvere». Lei che suggerisce? La Sala Alessi o meglio le Cariatidi? «Nella mostra alle Cariatidi il contrasto fu molto forte, spiccava in maniera fantastica, Sgarbi ha ragione. Ma lì verrebbe visto in rapporto con il percorso del museo? Secondo me no. Idem per la Sala Alessi. Quarto Stato è parte integrante dell' allestimento, attorno a lui è stata costruita tutta la struttura del museo che inizia con quel quadro. Mettiamoci attorno ad un tavolo e discutiamone, ma lasciarlo lì sarebbe meglio». Il museo perde visitatori: perché? «È un calo fisiologico che dovrà recuperare con esposizioni temporanee, fondamentali per la vita di un museo. Una volta visto bisogna avere buoni motivi per tornarci e questi buoni motivi sono le mostre, che rilanciano l' interesse». Anche il Macè in discussione: servea Milano? «Tutte le grandi città hanno un museo di arte contemporanea, ma a Milano non esiste una collezione comunale. Mentre esiste un sistema di fondazionie gallerie molto attivo. Il tema dei costi è reale e questa amministrazione sta conducendo una saggia riflessione».