Intervento di Antonello Ricci Riceviamo e pubblichiamo: "E' da salvare la città nella natura. Il risanamento dall'interno. Basta che i fautori del progresso si pongano il problema. Questa regione, che per miracolo si è finora salvata dalla industrializzazione, questo Alto Lazio con questa Viterbo e i villaggi intorno, dovrebbero essere rispettati proprio nel loro rapporto con la natura. Le cose essenziali, nuove, da costruire, non dovrebbero essere messe addosso al vecchio. Basterebbe un minimo di programmazione. Viterbo è ancora in tempo per fare certe cose. [...] Quel che va difeso è tutto il patrimonio nella sua interezza. Tutto, tutto ha un valore: vale un muretto, vale una loggia, vale un tabernacolo, vale un casale agricolo. Ci sono casali stupendi che dovrebbero essere difesi come una chiesa o come un castello. Ma la gente non vuol saperne: hanno perduto il senso della bellezza e dei valori. Tutto è in balìa della speculazione. Ciò di cui abbiamo bisogno è di una svolta culturale, un lento sviluppo di coscienza. Perciò mi sto dando da fare per l'Università della Tuscia' (Pierpaolo Pasolini da 'Il Messaggero' 22 settembre 1974). Se Pierpaolo Pasolini nel lontano 1974 insisteva con la salvaguardia del patrimonio storico c'era un motivo. Anni dopo Enrico Guidoni urbanista e storico dell'arte, anche lui scomparso, si spingeva oltre, voleva salvaguardare tutto ciò che è antico: gli edifici, le chiese con le loro opere d'arte, i vecchi strumenti di lavoro, le fabbriche dismesse per recuparle in museo, le pavimentazioni e naturalmente la natura. Gran parte del territorio Viterbese è stato trasformato in una enorme periferia. I Centri storici non hanno più l'impatto paesaggistico che avevano durante gli anni '60 e Vetralla purtroppo non è stata risparmiata da questo vandalismo. Le parole di saggezza di Pasolini e Guidoni purtroppo,non sono state recepite. È di questi giorni la scoperta di un lavoro di ristrutturazione eseguito su una torre del 1200 (la Torre del Capitano del Popolo, la più antica, la più importante per il popolo vetrallese, unica rimasta a svettare lungo la via Cassia al centro del paese) che ospita la Casa Museo, donata quattro anni fa da Enrico Guidoni al Comune di Vetralla. Tale lavoro eseguito con i regolari permessi dell'Ufficio Tecnico del Comune e con il parere favorevole della Soprintendenzadi competenza consiste nella trasformazione del prospetto a piano terra con l'asportazione di un portale in peperino ( non medievale, ma dignitoso e lì da circa un secolo) e relativo allargamento dell'area interna per uso garage. La cultura dell'auto nei nostri centri storici oramai è imperante. Si dismettono le attività commerciali e artigianali e si riusano gli spazi come autorimesse. Poi ci si lamenta che i centri storici si svuotano. Un'amministrazione oculata, in una città di antiche origini medievali utilizzerebbe questi locali per incentivare attività artigianali e culturali, aprirebbe musei o gallerie d'arte, al contrario nella Tuscia si incentivano le nuove periferie ed icentri commerciali. È un vero è proprio assalto ai beni culturali d'Italia e Vetralla, insieme a molti centri del viterbese,ricca di antichità e cultura, non è da meno. Le amministrazioni comunali, eccetto rare eccezioni, non cambiano, non prendono esempio da chi ha deciso di invertire la rotta a vantaggio della preservazione dei nostri monumenti storici e della loro valorizzazione. Soprattutto qui, nel viterbese e quindi anche a Vetralla, i nostri governanti sfilano fieri dietro alla statua di un santo o di una Madonna per raccogliere consensi e sorrisi ipocriti della gente; poveretti non sanno cosa sia la cultura... Che cosa è la Torre del Capitano del Popolo È il più imponente monumento di questo tipo individuato nella parte più antica del centro storico; costruita nel secolo XIII, presenta pareti in tufo di oltre un metro di spessore e, nonostante sia stata nel tempo notevolmente abbassata, domina un vasto territorio, dai Cimini all'Argentario. Inglobata nel '600 nelle strutture del palazzo appartenente poi a Pietro Zelli (Catasto Gregoriano del 1819), la Torre è stata ridotta in altezza e coperta a botte. Trasformata in piccola abitazione, ha ricevuto l'assetto definitivo tra '800 e '900. L'edificio è stato poi modificato e acquistato privatamente nel 1995, nel quadro del programma del Museo della Città e del Territorio, sistemato e destinato (2002) ad ospitare la prima Casa Museo della Tuscia al fine di preservarne l'autenticità storica e monumentale e di dotare la città di Vetralla anche di un museo della casa contadina e popolare tradizionale. Dal 19 marzo 2005 è stata trasformata in Casa-Museo per la sua apertura il FAI l'ha inserita nell'itinerario dei beni nazionali da visistare (ma il Comune di Vetralla non se ne è mai accorto) Come sezione distaccata del Museo, la casa è stata arredata con oggetti in parte donati dai cittadini di Vetralla (il nucleo principale da Adeodata e Maddalena Ciucci), in parte acquistati appositamente per completarne, per quanto possibile, la rappresentatività storica e antropologica. - ingresso - L'ambiente, occupato dalla scala (di restauro), è delimitato dalla torre (da notare la muratura esterna originale in grossi blocchi di tufo); di fronte il gabinetto, letteralmente scavato (sec. XVII) nello spessore murario (porta originale, interno ricostruito). - stanza inferiore - Si sono mantenute in vista l'importante superficie muraria medievale, rifinita con le stilature originali (sec. XIII) e la finestrina ad arco tardomedievale (sopra la finestra). L'ambiente comprende a sinistra la madia con gli attrezzi legati alla produzione del pane (macina e mortai in peperino) e il camino; di fronte un piccolo torchio da vino; sulla destra stoviglie di diversi materiali (dominante la ceramica vetrallese) con l'originale lavatoio, lo ziro per il bucato e l'orcio per l'olio. - stanza superiore - Nell'ambiente sono da notare soprattutto le due aperture quadrangolari laterali (le feritoie originali) all'altezza dell'imposta della volta che le aveva in parte obliterate. È ricostruita una essenziale camera da letto, con vetrine dedicate alla illuminazione, all'abbigliamento e alla religione popolare; a sinistra della finestra, strumenti di lavoro e prodotti della coltivazione della canapa. Nelle cornici merletti, capi di abbigliamento, un arazzo di inizio '900. - magazzino - Accoglie oggetti e materiali utili per il completamento delle collezioni, la rotazione espositiva e i restauri. - terrazza - Una ripida scala ricavata nello spessore della muratura conduce alla terrazza da cui si gode un estesissimo panorama. Ne 2007, anno della morte di Enrico Guidoni, è stata donata al Comune di Vetralla. Non c'è mai stato un interessamento da parte delle Amministrazioni Comunali, una proposta per far sì che venga utilizzato come bene turistico-architettonico. Non è mai stata considerata una manutenzione ordinaria. Non è mai venuta una proposta di co-gestione all'insegna della conoscenza e della valorizzazione. "C'è qualcosa di immorale nel non voler soffrire per la perdita della bellezza, per la Patria rotolante verso chi sa quale sordido inferno..." (Guido Ceronetti). 'Non indugio a Vetralla, la conosco come borgo largamente devastato da una speculazione senza controlli. Il centro è notevole ma lo spettacolo della sua periferia mi rattrista' (Corrado Augias da I meridiani 2004). Antonello Ricci 20082011 - 09:41
www.viterbooggi.eu
20 Agosto 2011
'Garage in una torre del duecento. Succede a Vetralla'
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