di Luca Cifoni ROMA - Dove trovare le risorse finanziarie per alleggerire o possibilmente togliere di mezzo il contestato contributo di solidarietà, e per dare un po' di ossigeno ai Comuni? Resta questa la priorità per una maggioranza di governo che si muove ancora in modo confuso, anche in assenza, per il momento, di chiari orientamenti da parte del ministero dell'Economia. Così, dopo gli annunci e le smentite sullo scudo fiscale (ipotesi che però non è stata ancora esclusa, nella versione di una nuova sanatoria) trapela l'idea di fare cassa con la cessione di almeno una parte dell'immane patrimonio immobiliare dello Stato. Idea che in verità non è per niente nuova: due legislature fa lo stesso governo di centrodestra aveva messo in piedi un programma di vendita basato sulla tecnica finanziaria della cartolarizzazione, e il ministro Tremonti aveva dato vita ad un'apposita società, Patrimonio spa, che però ha avuto un'attività molto limitata. Stavolta, per accelerare i tempi, si punta a coinvolgere la società pubblica Fintecna, che potrebbe in qualche modo anticipare la liquidità necessaria. Due le principali tipologie di asset interessate: da una parte le caserme, in una certa misura già coinvolte in operazioni di questo tipo, dall'altra gli immobili destinati ad uffici pubblici che risulterebbero superflui a seguito dei processi di razionalizzazione della pubblica amministrazione. Molti di questi edifici, e le strutture militari, possono essere particolarmente appetibili trovandosi all'interno di aree cittadine, con possibilità di una diversa e più redditizia destinazione d'uso. Naturalmente il punto decisivo è proprio la tempistica di una vendita che dovrebbe assicurare risorse in tempi brevi. Il patrimonio immobiliare dello Stato e degli enti locali è sulla carta sconfinato, ma solo una parte risulta effettivamente disponibile. Inoltre anche in caso di procedure efficaci si tratterebbe comunque - come del resto per lo scudo fiscale - di entrate una tantum, che possono permettere di ammorbidire l'impatto della manovra in un singolo anno ma non rappresentano una soluzione strutturale. Impatto ben diverso, spalmato nel tempo e anzi crescente nel corso degli anni, avrebbe un intervento sulle pensioni e in particolare sull'anzianità. Su questo punto però oltre al veto politico della Lega resta l'ostilità di quei sindacati, Cisl e Uil, che pure non hanno fatto le barricate su altre norme contenute nei due decreti e certo non gradite alla loro platea di riferimento (come i dipendenti pubblici). Da parte della Cisl viene indicata quindi la via di ulteriori misure contro l'evasione fiscale e di prelievi da porre a carico in particolare del mondo del lavoro autonomo, ad esempio in termini di accesso alle prestazioni assistenziali. O anche quella di qualche forma di imposizione patrimoniale. I tempi sono comunque piuttosto stretti. Martedì inizia l'esame in commissione al Senato, poi si passerà all'aula ed in quella fase emergeranno probabilmente le proposte su cui sarà possibile trovare una sintesi. Mentre le possibilità di un qualche intervento alla Camera sono praticamente insistenti: dopo aver approvato in fretta e furia un decreto prima di Ferragosto, sulla spinta dei mercati e della Bce, il governo non potrebbe certo permettersi di andare per le lunghe, soprattutto se continuerà la fase di turbolenza delle Borse. Il mantenimento dei saldi è la condizione irrinunciabile per qualsiasi modifica ma potrebbe non bastare in assenza di un'immagine di credibilità, come è accaduto del resto per il decreto di luglio.
IMMOBILI PUBBLICI - Manovra, il governo punta sulla vendita di caserme e uffici pubblici
Il governo italiano sta cercando di trovare risorse finanziarie per alleggerire il contributo di solidarietà ai Comuni e per dare un po' di ossigeno alle amministrazioni locali. La priorità è quella di vendere parte del patrimonio immobiliare dello Stato, che potrebbe includere caserme e immobili destinati ad uffici pubblici. La vendita potrebbe essere effettuata attraverso la società Fintecna e potrebbe avvenire entro breve tempo. Tuttavia, il punto decisivo è la tempistica della vendita e la possibilità di ottenere entrate significative. Altre misure finanziarie potrebbero essere necessarie per affrontare la crisi finanziaria, come ad esempio l'introduzione di un'imposizione patrimoniale o la modifica delle pensioni.
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