ROMA Una «cometa di ondulazioni trasparenti» su quattro piani che degrada verso il parco della ex caserma Lamarmora e si allunga per 65 metri, fino a incontrare a nord-est la torre che inverte il movimento e lo slancia vorticosamente verso l'alto, più in alto degli edifici circostanti, come «un bicchiere rovesciato» che sale per sette piani e a 40 metri si fa Osservatorio delle Alpi, proiettando l'cchio sulla città distesa e poi oltre, verso l'orizzonte delle Alpi. Firma italiana. «Questi edifici pubblici devono avere la capacità di raccontare con immediatezza il loro valore», dice Mario Bellini nei suoi studios ricavati da uno stabilimento industriale in piazza Arcole a Milano, mostrando il progetto della Biblioteca civica di Torino. Ha battuto in concorso architetti del calibro di Bernard Tschumi, Dominique Perrault e Arata Isozaki. Bellini sta elaborando ora i cinquemila disegni del progetto esecutivo, che consegnerà in primavera: poi, nella seconda metà dell'anno il bando di gara per l'appalto di lavori. Cantieri nell'aprile 2006, dopo i Giochi, conclusione tra il 2008 e il 2009. Per far fronte ai 220 milioni del costo, il Comune pensa a un impianto finanziario che preveda, oltre a risorse proprie, un apporto prevalente delle fondazioni bancarie (Compagnia di San Paolo e Crt) e 50 milioni dalla Regione. Una riunione si dovrebbe tenere prima di Natale. La giunta comunale ha intanto approvato questa settimana il progetto definitivo, a conferma della volontà di andare avanti con l'operazione. Modello anglosassone. «In Italia dice Bellini sarà la prima grande public library sul modello anglosassone. E il valore che questo progetto deve immediatamente raccontare al pubblico è quello di un luogo urbano, aperto, senza barriere, dove famiglie e giovani vengano a trascorrere anche la domenica pomeriggio, per leggere il giornale, ascoltare musica o collegarsi a Internet. Un luogo trasparente, con la luce che arriva da nord la migliore per la lettura perché senza macchie e indiretta e la vista sul parco. Ma anche un luogo dove incontrarsi, mangiare, bere, guardare il panorama. Insomma, un luogo di cultura che faccia dimenticare la vecchia biblioteca chiusa e si proponga semmai come alternativa al centro commerciale». Le previsioni della divisione servizi culturali della città di Torino, che ha studiato con cura e poi lanciato il progetto, parlano di cinquemila visitatori medi al giorno, come nelle grandi biblioteche pubbliche all'avanguardia nel mondo: Vancouver (6.300 visite giornaliere), L'Aia (5mila), la nuova biblioteca nazionale di Parigi (4.500), Lione (3.937). Bordeaux (3.151), la Sibl di New York (2.400). Il centro culturale di Torino sorgerà nell'area della Spina centrale, all'incrocio con corso Vittorio Emanuele II, in una zona ad altissima connotazione urbana per la presenza della stazione ferroviaria, del Palazzo di giustizia, del Politecnico, delle ex officine Ogr delle Fs (per cui il Comune ha presentato ieri un progetto di riqualificazione destinato pure alla nuova offerta culturale). La Biblioteca avrà un bacino di utenza nell'area metropolitana (1,7 milioni di abitanti), ospiterà un milione di volumi, 257mila a scaffale aperto, 30mila "inscatolati" nello spazio per i ragazzi, gli altri nei magazzini di piano e interrati. La superficie lorda sarà di 38mila metri quadrati, i posti di lettura 974. Saranno realizzati 480 posti auto interrati. Teatri e negozi. La «cometa di ondulazioni» di Bellini la Biblioteca civica vera e propria costituisce, con la torre dell'Osservatorio, l'ala nord di un complesso che comprende a sud la zona teatrale: due teatri per la prosa da 1.300 e 400 posti, uno all'aperto da 500 posti, ma anche spazi destinati a ospitare gli uffici della biblioteca, le sedi degli istituti stranieri di cultura, le attività commerciali, sale di accoglienza, punti di ristoro e orientamento. «Il maggiore aggiustamento fra progetto preliminare e definitivo dice Raffaele Cipolletta, coordinatore del progetto all'interno dello studio Bellini ha interessato proprio l'offerta teatrale, che andava tarata per evitare sovrapposizioni con altri teatri torinesi. Così abbiamo accentuato l'aspetto polifunzionale di queste sale, per un possibile utilizzo congressuale». Dal lato della Biblioteca, a rafforzare e rendere ancora più flessibile questa offerta congressuale, anche una sala conferenza da 300 posti, una sala polivalente da 150 e salette da 30-50. La Galleria. Tra la Biblioteca e la zona teatrale, a fare da «elemento ordinatore e connettivo», la Galleria, che è anche l'unico punto di accesso dalla città. «Abbiamo voluto forzare dice Bellini rispetto al bando di gara che ci chiedeva solo un atrio di ingresso comune per biblioteca e il foyer del teatro. Abbiamo scelto di mettere al centro una galleria, la figura urbana per eccellenza, luogo di passaggio e incontro. Questa sottolineatura del carattere urbano del complesso ha maggiormente dato alla biblioteca il carattere della public library: ed è uno degli elementi che ha pesato nella decisione della commissione». L'altra impronta forte del progetto di Bellini riguarda il mantenimento della facciata storica dello stabilimento ex Nebiolo su viale Borsellino. «Il bando ci chiedeva dice l'architetto milanese di salvare la facciata di questo edificio industriale, ma anche in questo caso, anziché metterlo sotto una teca e fame uno spezzone isolato, abbiamo mantenuto l'intero impianto e abbiamo adottato la sua tipologia a doppia corte per il grande edificio teatrale. Resta così una testimonianza sostanziale, e non puramente formale, della storia di quest'area». Soluzione che ha incassato il ringraziamento della Sovrintendenza. Rinnovamento urbano. Anche in Italia la biblioteca, come le stazioni o gli stadi, viene reinventata e diviene un edificio simbolo del rinnovamento urbano. E in Italia grandi firme dell'architettura vengono chiamate per lasciare il segno, come nel resto del mondo: Pierre Riboulet a Limoges e Paris-VIII, Mario Botta a Villeurbanne, Norman Foster a Nimes e Cambridge, Paul Chemetov a Montpellier, Mathias Ungers a Karlsruhe. Mecanoo a Delft, Dominique Perrault per la nuova Bilbioteca nazionale di Parigi, Richard Meier all'Aia, Rem Koolhaas a Seattle. Progetto europeo. A Milano è arrivato un architetto tedesco di origine australiana. Peter Wilson, vincitore del concorso per la Biblioteca europea di informazione e cultura. L'ambizione è costruire una grande public library che sia europea ma integrata fortemente nella città e nella regione, che sia raccolta di collezioni cartacee ma al tempo stesso proiettata sul digitale. Su 50mila metri quadrati la Beic è concepita «per avere una doppia natura spiega Antonio Padoa Schioppa, presidente della Fondazione Biblioteca europea che ha tra i soci Comune di Milano, Regione Lombardia, Politecnico e Università degli studi, ministero per i Beni culturali e il Miur . Una public library per ogni età. Per ogni esigenza, da chi vuole approfondire nozioni generali, a chi vuole per esempio business information. Allo stesso tempo, sarà una biblioteca di ricerca interdisciplinare di elevato profilo». Digitale. La Beic che si rivolge a un bacino di utenza da nove milioni di abitanti avrà inoltre partnership con istituzioni intemazionali. Ora la fondazione è impegnata nell'avvio delle collezioni. Oltre a un milione di volumi a vista (disponibili in parte anche in versione digitale), che esplorano tutti i rami del sapere, si stanno acquisendo versioni digitali di volumi, banche dati, cataloghi che saranno consumabili a condizioni che verranno definite anche in rete, a partire dal 2006. In deposito poi ci saranno 3,8 milioni tra libri e documenti multimediali. Oltre a 3.500 posti di lettura, ci sarà un Mediaforum, un auditorium, sale conferenze e aule (per altri mille posti), servizi di ristoro (600 posti) e anche attività commerciali (sviluppate su 2.700 metri quadrati). La cura del progetto definitivo è stata affidata a Wilson che si avvale anche di un contributo italiano, l'Alterstudio di Milano nelle scorse settimane. Piazza interna. Premiate la forte continuità con lo spazio pubblico della città e la sua funzionalità. La Beic sorgerà sull'area dell'ex scalo ferroviario di Porta Vittoria. La continuità tra. esterno e interno è resa attraverso un percorso longitudinale di at-traversamento dell'edificio, lungo le due rampe degradanti attrezzate a verde. Per superare la "paura della soglia", gli architetti hanno pensato di rendere ben visibili dall'esterno le sezioni vicine all'ingresso che sono connesse ai locali di ristoro e alla caffetteria. Le due rampe portano il visitatore nel grande atrio a tutt'altezza, un vero e proprio "interno urbano", una piazza vetrata su cui si affacciano i vaii livelli sovrapposti. I terrazzamenti creano un paesaggio interno di grande impatto comunicativo, un "panorama della conoscenza" simile a quello della National Bibliotek a Berlino. Largo ai privati. Tra circa un anno sarà pronto il progetto definitivo di Wilson che ha ideato là biblioteca di Munster in Germania e ora è impegnato sulla Nuova biblioteca nazionale in Lussemburgo. Intanto la fondazione sta investendo circa 25-30 milioni per acquisire le opere, «sperando che la Finanziaria non sacrifichi troppo la Beic». Ma il progetto, partito nel 1997, va a rilento: il costo globale dell'investimento è di 250 milioni, di cui 125 per l'edificio e gli arredi. «Nei prossimi due anni saremo impegnati nel reperire le risorse aggiunge Padoa Schioppa . Io sono ragionevolmente ottimista. È un grande progetto nazionale ed europeo. Lo Stato deve fare la sua parte. Poi chiederemo i fondi alla Ue per la digitalizzazione». Ma non bastano le istituzioni pubbliche. «Confidiamo nelle grandi fondazioni conclude Padoa Schioppa . Speriamo che la Cariplo, che già contribuisce, faccia della Beic uno dei suoi progetti di eccellenza». L'obiettivo è aver pronto il progetto esecutivo entro il 2006 e cominciare i lavori nel 2007-2008. Fondi, permettendo. «Pur senza togliere nulla a esperienze come Torino e Bologna aggiunge Padoa Schioppa , la Beic nasce come progetto pensato ex novo da tutti i punti di vista». Un progetto complesso che ha bisogno di grandi risorse. Solo i costi di gestione ammontano a 18 milioni di euro l'anno. Più spazi. Intanto proprio alla Sala Borsa di Bologna sono stati inaugurati in questi giorni nuovi spazi. Accanto alla biblioteca è stata aperta una grande libreria gestita da privati, un'edicola intemazionale e un sushi bar. Seppure questa library abbia come riferimento un'area metropolitana minore rispetto a Torino e Milano, vanta un'offerta culturale di livello e una forte vocazione multimediale: su 942mila prestiti nel 2003 circa 292.670 sono di cd musicali, 232.517 di video. E crescono coloro che si sono iscritti per utilizzare le postazioni Internet, dai 25mila del 2003 ai 33mila del 2004 per un totale di 134mila sessioni, solo quest'anno. La biblioteca emiliana, inaugurata nel 2001, è ospitata negli antichi locali ristrutturati dello storico Palazzo d'Accursio. All'estero Le libraries su modello anglosassone si caratterizzano come luoghi di grande frequentazione aperti alla città. Ecco alcune tra le esperienze più significative L'Aja, Koninklijke bibliotheek. 6.300 utenti al giorno. Le opere sono 500mila Parigi. Biblioteca nazionale. 4.500 utenti al giorno Lione. Bibliothèque municipale. 3.937 utenti giornalieri. Posti a sedere 960 Bordeaux. Bibliothèque municipale. 3.151 visitatori al giorno, 772.156 prestiti annui San Francisco, Public library. 800 utenti medi giornalieri. Posti a sedere: 299 Berlino. Staatsbibliothek. 3.500 utenti al giorno. 69.558 metri quadrati di supeficie utile Vancouver. Public library. 6.300 utenti medi giornalieri I numeri I progetti di Torino e di Milano 2006 è la data prevista per l'apertura dei cantieri per la Biblioteca civica dì Torino. La chiusura tra il 2008 e 2009 220 milioni Sono gli euro che il Comune di Torino deve trovare, con l'aiuto di fondazioni bancarie e Regione, per la library progettata da Bellini 1,7 milioni Sono gli abitanti, bacino di riferimento della biblioteca di Torino, che ospiterà un milione di volumi, 257 mila a scaffale aperto 50mila Sono i metri quadrati di superficie calpestabile della Biblioteca europea di informazione e cultura di Milano. Investimento previsto: 250 milioni 3.500 I posti di lettura che avrà la Beic di Milano. A questi si aggiungeranno altri mille posti tra auditorium e sala dedicala alle conferenze
il Sole 24 Ore
18 Dicembre 2004
✓ Entità verificate
Public library, la nuova piazza urbana
GI
Giorgio Santilli
il Sole 24 Ore
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo
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