Giancarlo Galan, se ci sei batti un colpo. Il suo ministero, infatti, ha depositato il ricorso al Consiglio di Stato contro una sentenza del Tar del Lazio che gli impone di esprimersi su un "caso" sollevato da Italia Nostra, l'associazione presieduta da Alessandra Mottola Molfino: la vecchia palazzina dell'Azienda municipalizzata, a Modena, è da considerarsi cimelio storico e di conseguenza degna di tutela architettonica oppure no? Il contenzioso, anche a colpi di carte bollate, tra Italia Nostra e il comune, che al posto della palazzina, e nell'area circostante, ha previsto appartamenti e centri commerciali, è incominciato qualche anno fa. Tra i due litiganti, il ministero se n'è lavato le mani, tanto che i giudici amministrativi del Lazio lo hanno redarguito: se non è il ministro dei Beni culturali a indicare (su segnalazione dei suoi uffici periferici) cosa tutelare, chi lo deve fare? Adesso il contenzioso prosegue ma quando i buoi sono scappati, infatti le ruspe mandate dal Comune senza attendere la sentenza del Tar sono entrate in azione e la palazzina è stata rasa al suolo. La sentenza definisce illegittime (a causa di un pasticcio catastale) le motivazioni con le quali la Direzione generale peri beni architettonici ricusò la richiesta di tutela avanzata dagli ambientalisti. Quindi l'iter andava ripetuto e il ministero doveva esprimersi con chiarezza. Niente di tutto questo è avvenuto e sul luogo ci sono ora le rovine della palazzina, definita da Italia Nostra «esempio mirabile di archeologica industriale". Quindi la decisione se tutelare o meno l'edificio arriverà quando l'edificio non c'è più. La vicenda sta scatenando un'insolita guerra tra le associazioni ambientaliste (a Italia Nostra si è aggiunto il Wwf) e la giunta di centrosinistra del Comune di Modena, guidata da Giorgio Pighi. Non ha dubbi il responsabile modenese. di Italia Nostra, Giovanni Losavio, ex-magistrato di Cassazione: «Si tratta di una barbara distruzione del più autentico documento delle storiche municipalizzate. L'unico intento della demolizione è stato prevenire l'udienza del Tar per porre i giudici di fronte al fatto compiuto». Tuona l'assessore alla Pianificazione territoriale, Daniele Sitta: «Modena non può aspettare che Italia Nostra finisca di sperperare i soldi della collettività in infiniti e ripetuti ricorsi in tutte le sedi italiane e internazionali per dimostrare l'indimostrabile. Il comune ha agito nella piena legalità. Se gli esponenti di quella che ho ironicamente definito Santa Inquisizione ritengono che chi non la pensa come loro debba essere arrestato (o è previsto anche il rogo?) è un problema che riguarda la loro concezione medievale dei rapporti fra le istituzioni e le persone". Ma la vicenda ha anche compattato un singolare fronte del no: Sel, Idv e Pdl sono sulle barricate. Andrea Leoni, consigliere Pdl, parla di «un invivibile delirio urbano». Il Pd e il suo sindaco sono in trincea. Il complesso dell'ex Ameni, realizzato nel 1912 e sede dell'Azienda municipalizzata del Comune fino al 1995 venne dichiarato di interesse culturale nel 2005 ma la tutela ministeriale non è mai arrivata. Al suo posto sorgeranno due palazzine con 104 appartamenti, un parcheggio per 380 posti auto, un ipermercato alimentare e un centro commerciale, un cinema e un teatro. L'iter giudiziario finirà quando i carrelli della spesa saranno già pieni di vivande.
Modena, appartamenti sul monumento abbattuto
Il ministero dei Beni culturali ha depositato un ricorso al Consiglio di Stato contro una sentenza del Tar del Lazio che ha dichiarato la vecchia palazzina dell'Azienda municipalizzata a Modena come esempio mirabile di archeologica industriale e quindi da tutelare. La sentenza è stata data dopo che il Comune di Modena ha iniziato a demolire la palazzina per costruire appartamenti e centri commerciali. Il ministero aveva richiesto la tutela dell'edificio, ma non ha espresso la sua opinione in modo chiaro. La vicenda sta causando una guerra tra le associazioni ambientaliste e la giunta di centrosinistra del Comune di Modena.
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