TAV, Razzanelli contrattacca: «la firma del protocollo d'intesa non ha affatto chiuso la partita. Lo sa Moretti e lo sa il sindaco Renzi». Mario Razzanelli, il consigliere comunale della Lega Nord, rilancia la battaglia contro la «talpa». «Ritengo che sia passato un messaggio sbagliato dice Ovvero che la firma del protocollo d'intesa fra Rfi, Regione Toscana, Provincia e Comune di Firenze abbia sciolto tutti i nodi. Invece non ha risolto nulla: continua a mancare l'autorizzazione paesaggistico ambientale per la stazione Foster per cui va avanti l'inchiesta della procura e ci sta lavorando anche la polizia municipale». La mancanza di questa autorizzazione per la stazione Foster «che ha caratteristiche progettuali e dimensionali diverse dal precedente progetto Zevi» è un nodo irrisolto sul quale insiste da tempo il consigliere Razzanelli che difatti annuncia nuove iniziative dopo le ultime denuncia querela presentata un mese fa a carabinieri e vigili: ha chiesto incontri con la soprintendente per i Beni architettonici paesaggistici storici artistici ed emoantropologici Alessandra Marino e con il ministro per i Beni culturali Giancarlo Galan e non esclude clamorose manifestazioni di piazza. «Potrebbero bloccare i lavori in assenza di quell'autorizzazione», sostiene Razzanelli che nell'occasione rilancia anche su altri aspetti del progetto: «In un momento di grave crisi economica, in cui il Paese rischia la bancarotta ed il governo chiede 47 miliardi di euro per risanare i bilanci, è immorale e inammissibile che si spendano svariati miliardi per un'opera che non serve a nessuno se non a chi la costruisce: serve a realizzare una galleria commerciale di 25mila metri quadri. E' noto a tutti gli addetti ai lavori che bastano 300 milioni di euro per realizzare i due binari in superficie garantendo il passaggio dell'alta velocità in modo ottimale da Firenze. Se Moretti ha tutti questi soldi li utilizzi per pagare le penali alle ditte costruttrici o realizzare altre opere ferroviarie come la linea veloce Firenze-Pisa. La vicenda è un enorme pasticcio, dove l'unica cosa chiara è rappresentata dagli enormi interessi economici in ballo. Basti pensare che si pensa di iniziare a scavare senza conoscere dove saranno smaltite gran parte delle terre di scavo».