Quando piove, i continui scrosci d'acqua provenienti dai muri della struttura e dalle falle sul tetto mettono a rischio le opere dei maestri dell'arte Morelli: «Solo i privati, il territorio o il Comune possono trovare soluzioni, non la lentezza dei ministeri romani» Mentre il ping pong tra Brera e Grande Brera prosegue da 40 anni, la realtà è che la Pinacoteca fa acqua da tutte le parti. Questa volta non è una frase fatta ma la semplice verità denunciata addirittura in un video che riprende un getto d'acqua dovuto alle piogge dello scorso giugno scrosciare tra i muri. Falle nel tetto mettono in pericolo la struttura ma anche i capolavori della Pinacoteca e, questa volta, solo la fortuna ha voluto che lo "Sposalizio della Vergine" di Raffaello non sia stato investito dalle acque grazie all'intervento dei dipendenti che lo hanno spostato in una teca prima di rimetterlo al suo posto su un pannello a temporali passati. Se ce ne fosse stato bisogno ecco la dimostrazione che Brera è un caso disperato. L'edificio è in pessime condizioni. L'Accademia è, vittima degli "artisti" in erba (quale?) che la vivono ma anche del permissivismo di chi la gestisce. Piove nella Biblioteca nazionale e sul suo patrimonio unico di libri e per ultimo è necessario mettere al riparo le opere dai temporali. Come sempre nell'italietta nostrana non esiste un responsabile visto che i ministeri competenti sono addirittura tre: Cultura, Istruzione, Tesoro. L'unica speranza è che l'incidente sfiorato allo Sposalizio permetta di far tornare alla ribalta la questione Brera che è vittima, in primis, delle mire pubblicitarie di questo o quel ministro. Intanto l'ex sindaco Letizia Moratti si è fatta portavoce di un progetto per una cordata che rilanci la Grande Brera. Il progetto, che aveva visto numerose prese di posizione e promesse, ha una sola certezza: l'aver nominato (e stipendiato) un commissario straordinario, Mario Resca. Il merito di Resca è l'esser riuscito ad ottenere nel luglio 2010 l'accordo sul trasferimento di Brera verso la nuova sede ma da allora il nulla. Il problema? Resca è stato nominato dal ministro Sandro Bondi e Giancarlo Galan non vedrebbe di buon occhio un successo conseguito da altri. «Da un anno e mezzo mi è stato impedito di lavorare - spiega Resca - ho portato a casa l'accordo sul trasferimento, che fino allora sembrava impossibile. Poi più niente. Nessuno mi ha dato un centesimo, è inaudito. Ma non mi dimetto. Solo in caso di una Fondazione interamente privata potrei farmi da parte. L'accordo per lo spostamento dell'Accademia nell'ex caserma di via Mascheroni prevede investimenti per 150 milioni. «Su questa base ho chiesto almeno 20-30 milioni per avviare i lavori«, dice ancora il commissario. La soprintendente Sandrina Bandera conferma: «Piove anche sui libri. Il capolavoro, tuttavia, non correva alcun pericolo, anche se quel canale dava problemi già da 30 anni. A settembre partiranno i lavori sul tetto, ma sto chiedendo al ministero 1,4 milioni di euro«. Mentre i ministeri stanno a guardare a prender la parola è la Moratti: «I gravi problemi di manutenzione - ha detto - rafforzano la mia convinzione che sia urgente definire un piano di interventi finalmente risolutivi. Ho esposto nelle scorse settimane al ministero dei Beni Culturali le linee di un progetto sul quale ritengo di poter aggregare importanti partner privati italiani e stranieri. La creazione di una Fondazione della quale facciano parte le istituzioni pubbliche e i privati interessati a parteciparvi è il primo passo per avviare un percorso che, dal potenziamento della gestione, porti ad un progetto condiviso per l'intero comprensorio senza tralasciare nel frattempo i problemi di manutenzione. Con il ministro Galan ho concordato l'avvio di un tavolo tecnico che sarà convocato alla fine di agosto per dare corso a questo progetto. La pioggia (e le polemiche) ha svegliato dal torpore il ministro Galan che «ha disposto che al più presto siano trovati i finanziamenti per mettere in sicurezza il tetto, dice il suo consigliere Franco Miracco; e chiede che «in tempi brevi siano definiti struttura e finalità del progetto della Grande Brera; l'ultima volta che si è intervenuti sul serio sul complesso era da poco finita la Seconda guerra mondiale: tutti gli altri sono stati lavori d'urgenza e rattoppi«. Si tratta di trasferire alle ex caserme di Via Mascheroni l'Accademia, e ampliare così la Pinacoteca, che comprenderà anche Palazzo Citterio. Se ne parla da 40 anni: era soprintendente Franco Russoli. Ma a spronare il governo è stato l'assessore alla Cultura Stefano Boeri che ha detto: «Brera deve essere ricollocata al centro di un sistema museale forte che va sostenuto e che diventi la base per un rilancio dell'offerta artistica di questa città - ha spiegato - in quest'ottica sia la questione dell'Accademia, sia quella della Pinacoteca, vanno viste come opportunità da non perdere»; ma Boeri cade nel vortice delle primedonne: «La Grande Brera non è un palcoscenico delle vanità: la signora Moratti è oggi un privato cittadino che mi auguro, per le risorse di cui dispone, possa contribuire a realizzarla sullo stesso piano di altri privati, ma è indispensabile un piano di fattibilità che consenta alle istituzioni e ai potenziali partner di valutarne rischi e opportunità». A rispondere all'assessore è il capogruppo Pdl, Carlo Masseroli: «Il gioco di Boeri è veramente deprimente. La Moratti si mette a disposizione per guidare un gruppo di imprenditori. Scelta encomiabile ed esemplare. E Boeri cosa fa ? La critica e critica il governo con cui invece dovrebbe aprire un tavolo di lavoro. Sa Boeri che avendo bloccato il percorso del pgt hanno fermato anche lo spostamento della Brera didattica alla Caserma Mascheroni? Cosa intende fare per risolvere anche questo problema?». Mentre dalla Lega si rilancia una richiesta fatta già a livello lombardo: «Solo la logica federalista potrà risolvere i problemi della Pinacoteca di Brera, finché rimarrà nelle maglie dei ministeri sarà difficile trovare una nuova alba per una risorsa che è di Milano ma che Roma gestisce con risultati del tutto evidenti», commenta Alessandro Morelli. «Sono il territorio, i privati e il Comune ad essere in grado di dare delle risposte alle necessità di Brera, non certo l'elefantiaca macchina ministeriale e le sue soprintendenze che si muovono ancora con retaggi del secolo scorso. Siamo pronti - conclude Morelli - a lavorare con chiunque, privato e amministrazione, capisca che per avere una Grande Brera è necessario passare da una gestione centrale ad una territoriale. Ma più in generale la sudditanza rispetto ai fondi ministeriali si traduce anche in disagi immediati per il pubblico. I sindacati annunciano che, senza i soldi per gli straordinari dei guardiani, a Ferragosto la Pinacoteca di Brera e il Cenacolo, con altri sei musei lombardi, saranno chiusi. Altri due anticipano la serrata a domenica. «Il numero di festività lavorate previsto dal contratto è stato superato. Non si lavora gratis», dice Misia Fasano della Un. L'ultima tegola su Brera arriva dall'Umbria da dove partono le parole del consigliere regionale Pdl Andrea Lignani Marchesani: «Dopo la scarsa attenzione dimostrata, la Pinacoteca di Brera ha il dovere morale di concedere a Città di Castello almeno un rientro provvisorio dello sposalizio della Vergine». L'opera venne commissionata dalla famiglia Albizzini per la cappella di San Giuseppe nella chiesa di San Francesco a Città di Castello. Si trattava dell'ultima importante opera commissionata al giovane artista nella città umbra.