Servono 38 milioni per recuperarlo, 20-25 per farne un altro Pinella Leocata Ora che gli ingressi sono murati da mesi e che i disperati che vi si accampavano non possono più cercarvi riparo, ora la città e l'amministrazione deve fare i conti con l'ingombrante presenza del «Palazzo delle Poste» di viale Africa. Un convitato di pietra che ricorda il sacco di Catania, la devastazione di un tratto pregiato di costa, la realizzazione di un enorme edificio subito abbandonato, l'acquisto, con fondi statali, per farne la «Cittadella della Giustizia», l'abbandono al degrado e all'incuria e ora il problema di reperire i fondi per renderlo agibile e per adibirlo, infine, allo scopo per cui era stato rifinanziato. E non è un problema semplice perché la grave crisi economica rende impensabile un intervento del Comune a proprie spese e perché anche quello dello Stato è improbabile, se non impossibile, tanto più che ha già fatto la propria parte. Il recupero del Palazzo delle Poste, infatti, rientra nell'elenco delle opere per le quali il sindaco Stancanelli chiese il finanziamento del Cipe, in questo caso per un ammontare di ben 32 milioni di euro, somme che subito dopo, per un totale di 140 milioni, furono stornate, con decreto di Berlusconi, per ripianare parte dei debiti del Comune ed evitare la dichiarazione di dissesto finanziario. Improbabile che lo Stato rifinanzi un intervento già finanziato. Così l'amministrazione sta cercando di trovare la quadratura del cerchio, cioè di risolvere il problema dell'enorme immobile abbandonato e di realizzare, infine, la Cittadella della Giustizia, dando sede agli uffici giudiziari per il cui affitto oggi si spende oltre 1 milione e mezzo di euro l'anno di soldi pubblici. Anticipa il Comune e poi lo Stato rimborsa. Ed è proprio su questa spesa, che comunque viene affrontata, che si basano le ipotesi e le idee sulle quali sta lavorando l'assessore ai Lavori pubblici Sebastiano Arcidiacono. Il punto di partenza è l'analisi dei dati. E i dati dicono che per ristrutturare l'enorme struttura - in considerazione della devastazione subìta e del necessario adeguamento alle norme antisismiche - occorrono circa 38 milioni. Somma enorme da trovare in tempi grami e tanto più se si pensa che è stato valutato che demolire e ricostruire costerebbe di gran lunga meno, e cioè dai 20 ai 25 milioni di euro. Dati dai quali deriva una serie di considerazioni. La prima è che, trattandosi comunque di una somma notevole di cui il Comune non dispone e non disporrà, bisogna trovare un'altra soluzione. L'assessore ai Lavori pubblici è convinto che sia velleitario contare su fondi Fas o sui fondi del Pon sicurezza. Irrealistico e «demagogico». A suo avviso l'unica soluzione concretamente percorribile è quella del progetto di finanza, cioè puntare sull'intervento dei privati. E qui scatta la seconda deduzione, nostra. Se demolire e ricostruire costa meno che ristrutturare, e se si prevede l'intervento dei privati, allora è ipotizzabile che l'amministrazione possa valutare, o stia valutando, la possibilità di spostare altrove la «Cittadella della Giustizia» e che i privati siano invogliati ad investirvi anche con operazioni di permuta o prevedendo una diversa edificazioni sull'area ora occupata dal palazzaccio. Fantasie, secondo l'assessore Arcidiacono, che però conviene come l'attuale ubicazione della futura «Cittadella della Giustizia» sia infelice dal punto di vista urbanistico, soprattutto in previsione dell'enorme traffico che attirerebbe sull'area. E, fantasticando uno spostamento in altre sede, sarebbe ipotizzabile una sua ubicazione a Librino? E qui il problema si complica. «Il Palazzo delle Poste è stato acquistato con fondi del Ministero di Grazia e Giustizia che diede un anticipo di 48 miliardi di vecchie lire. Nessuna ipotesi può prescindere dal coinvolgimento del Ministero nelle scelte future. Ipotesi sulle quali sto lavorando insieme al sindaco e che, quando avremo un'idea più chiara, presenteremo al ministero, all'assessore all'urbanistica, alla città e all'ateneo per un approfondito confronto. Se si pensa che spendiamo ogni anno soldi pubblici per gli affitti, 1,5 milioni di euro, i margini di manovra per un intervento ci sono. Considero questo intervento importante quanto il piano parcheggi e la definizione del futuro delle aree di Corso Martiri della Libertà». Sull'ipotesi di ricostruire la cittadella della Giustizia a Librino l'assessore Arcidiacono ha una propria idea personale. «Per garbo istituzionale non potremmo mai chiedere ad un altro ente di trasferirsi in un posto dove il Comune non ha propri uffici. Non sarebbe credibile. Dovremmo potere dire: venite a Librino dove ci troviamo bene ed è facilmente raggiungibile, non andate a Librino. Da questo punto di vista la vicenda dell'Istituto d'Arte è indicativa. E' evidente che, fino a quando non ci sarà un'istituzione pubblica a Librino, ogni proposta sarà debole, ma bisogna capire che lo sviluppo di Catania non può prescindere da questa zona di città». Come dire che l'ipotesi è sul tappeto e che si lega strettamente con il futuro di un altro palazzo, quello di cemento, anch'esso sgomberato tre mesi addietro e dove il Comune vuole aprire propri uffici. 18082011 Il Palazzo delle Poste è stato costruito dall'imprenditore Francesco Finocchiaro su un terreno a mare destinato a verde pubblico, poi oggetto di variante urbanistica (7-2-1979) Il Palazzo delle Poste è stato costruito dall'imprenditore Francesco Finocchiaro su un terreno a mare destinato a verde pubblico, poi oggetto di variante urbanistica (7-2-1979). Inaugurato l'11 ottobre 1982, l'edificio si compone di due piani seminterrati, un piano terra e sei piani in elevazione per un totale di 85.269 metri cubi e 7.250 metri quadrati coperti cui si aggiungono le grandi aree per la mensa e per il parcheggio. Come Palazzo delle Poste ha avuto vita breve perché gli uffici si trasferirono pochi anni dopo al centro meccanografico della zona industriale. Dieci anni fa fu acquistato dal Ministero di Grazia e Giustizia per accogliere, e raggruppare, tutti gli uffici giudiziari. Ma il Comune non ha reperito i 42 milioni ritenuti necessari alla ristrutturazione e i vertici della magistratura hanno optato per il recupero della sola palazzina B, 3 piani da destinare ai giudici di pace, per il quale il ministero delle Infrastrutture ha stanziato 5 milioni dei fondi Fas. 18082011
Demolire e ricostruire costa meno che ristrutturare Palazzo delle Poste
Il Palazzo delle Poste, costruito nel 1982, è stato abbandonato dopo l'ingresso degli uffici giudiziari nel 2001. Il Comune di Catania deve recuperarlo per renderlo agibile e adibirlo allo scopo per cui era stato rifinanziato. Tuttavia, il recupero richiede 38 milioni di euro, somma che il Comune non dispone. L'amministrazione sta cercando di trovare una soluzione, considerando l'ipotesi di demolire e ricostruire l'edificio, che costerebbe 20-25 milioni di euro, o di spostare la Cittadella della Giustizia altrove.
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